sindrome di burnout - studio psiché milano

LA SINDROME DI BURNOUT, COME USCIRNE?

Come riconoscere la sindrome di burnout, come affrontarla per uscirne efficacemente?

Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psiché, con la Dr. Francesca Minore, in questo articolo vogliamo individuare le cause della sindrome di burnout, i sintomi e la modalità per superarla efficacemente.

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Sindrome di  burnout – i campanelli d’allarme

L’OMS definisce la sindrome come un forte stress emotivo originato in ambito lavorativo che la persona non riesce a gestire né a risolvere. Comporta un senso di pressione eccessiva vissuta come inevitabile e perdurante nel tempo. Ed è proprio il protrarsi dello stato di malessere a  generare l’esaurimento complessivo dell’organismo, il quale sopraffatto, non è più in grado di reagire adeguatamente.

Sono stati identificati tre stadi evolutivi del disturbo, consideriamoli dettagliatamente.

In una prima fase, prevale l’ottimismo. La persona si sente fortemente motivata (per una promozione, un significativo aumento retributivo, una svolta nella carriera) e valuta di poter adeguarsi ai cambiamenti che il ruolo richiede (orari, impegni, responsabilità, cultura aziendale) sottovalutandone i potenziali rischi.

Elisabetta ha ricevuto la bella notizia che da tempo aspettava. Finalmente l’agognata promozione è arrivata. Certo, non è il momento migliore, il marito è in procinto di trasferirsi per lavoro ed le bimbe stanno per cominciare la scuola: “Del resto come dire di no? il vantaggio economico è notevole ed utile alla famiglia. Inoltre non posso deludere le aspettative che i capi hanno riposto in me. Proviamoci, certo sarà necessario riorganizzare la vita familiare, ma ce la faremo. Anzi, dovrò parlare ai miei superiori, spiegargli la mia situazione. A differenza di tanti colleghi, ho una famiglia sulle spalle a cui tengo più di tutto, dovranno farsene una ragione ed adeguarsi flessibilmente. Ma non credo ci siano problemi, tengono a che io accolga la proposta.”

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Sindrome di  burnout – l’impegno e la delusione

Il secondo stadio della sindrome di burnout ha inizio quando, nonostante la dedizione totale al lavoro, l’impegno non è ripagato, risulta vano ed insufficiente piuttosto. La persona ne resta sconfortata. Comincia a mettere in discussione le sue certezze.

Elisabetta ha riorganizzato le abitudine familiari. Sfortunatamente quella in cui vive non è la sua città d’origine, per cui non può ricevere nessun supporto da genitori e suoceri. Di più. Improduttiva si è rivelata finora la ricerca di una baby sitter e collaboratrice domestica dati gli orari particolari della sua attività. Sto facendo molta fatica. I responsabili non sembrano capire la situazione e mi impongono riunioni e trasferte inconciliabili all’accudimento delle bimbe. Minimizzano, dicono che devo smettere di preoccuparmi, per loro è una questione di tempo, di assestamento e che devo calmarmi. Forse hanno ragione, i colleghi reggono il ritmo meglio di me… certo loro non hanno una famiglia a cui provvedere… insomma, sento di deludere le aspettative loro, delle bambine con cui sto poco, di mio marito che ha sempre contato sulla mia capacità organizzativa e in definitiva anche le mie.

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Sindrome di  burnout – la manifestazione sintomatologica

Il senso di fatica emotiva frammista all’impotenza e al mancato riconoscimento del proprio impegno, attivano la sintomatologia tipica della sindrome di burnout (terzo stadio).

Sul piano cognitivo riguarda la deconcentrazione, la confusione, la focalizzazione su tematiche lavorative, i pensieri negativi, la stagnazione del conflitto “vado o resto?”

A livello emotivo, lo stato mentale appena descritto comporta senso di colpa, abbassamento dell’autostima e dell’autoefficacia (saper fare), senso di fallimento, risentimento, irritabilità, ansia, angoscia, panico.

Poiché l’organismo è un tutto olistico intimamente connesso,  il disagio psichico si ripercuote ben presto sul fisico, specie se presenti gli attacchi di ansia e panico: iposonnia (pensieri ossessivi che impediscono il sonno) tachicardia, senso di oppressione al petto, mal di stomaco, problemi digestivi, nausea, vertigini, gastrite, colite, dispnea (fame d’aria), problemi articolari e muscolari.

La condizione disagevole in cui la persona versa, può condurla ad abusare di cibo, farmaci, alcol e sostanze psicotrope.

Elisabetta non dorme più la notte. Da qualche tempo una tosse stizzosa (tosse psicogena) la accompagna nonostante la cura prescritta dal medico di base. “Sono dimagrita, del resto non ho tempo per mangiare, direi per alimentarmi in modo sano. Cosa sono diventata?! Non mi riconosco più! In questi giorni mio marito era a casa. Sono stata pessima, l’ho aggredito, gli ho detto che mi ha abbandonata a me stessa, che non ce la faccio più e voglio il divorzio. Non riesco neppure a riposare, di notte rimugino sulla mia condizione e vado talmente in ansia da non riuscire a respirare. Per questo sono qui, ho bisogno d’aiuto, non vedo come uscire da questa situazione. Devo abbandonare tutto ed andarmene? Con tutta la fatica che mi è costato arrivare a questo punto?! Devo restare? Ma così come faccio ad andare avanti?! Rischio di ammalarmi seriamente! E poi non riesco neppure a concentrarmi ormai, ho la testa completamente vuota.”

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Sindrome di  burnout – che fare?

Rivolgersi ad un professionista rappresenta la scelta migliore quando si versa nella condizione di Elisabetta. Un buon intervento di counseling consente di acquisire gli strumenti adeguati per risalire la china e riprendere in mano la propria vita.

E’ importante comprendere cosa non abbia funzionato. Divenirne consapevole permette infatti di affrontare la propria vita professionale in maniera nuova, orientando diversamente la prospettiva.

Nel caso esemplificativo riportato, la valutazione ottimistica di Elisabetta, la convinzione “ce la posso fare se mi sforzo” trova origine nella sua mappa mentale, ossia nel modo in cui ha da sempre guardato a se stessa, agli altri e al mondo attorno. La donna descrive un’infanzia serena fino a che il padre adorato, a seguito di un dissesto finanziario è andato in depressione “Da quel momento ha smesso di prestarmi attenzione. Io credo di aver vissuto il suo distacco in maniera traumatica, un’abbandono. Di colpo non c’era più per me. Si innervosiva se lo cercavo, non mostrava interesse per le mie cose e non mi coccolava più.”

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Sindrome di  burnout – le cause profonde

 

Qual è la correlazione tra quell’evento e quanto sta accadendo ad Elisabetta? Nel corso dei colloqui riesce a comprenderlo con lucidità: “Per me il riconoscimento dei miei capi è fondamentale. Ho sempre lavorato sodo, mi sono impegnata strenuamente per meritarlo. Quando inizialmente si complimentavano con me, il mio umore era alle stelle. Mi sentivo pienamente appagata. Ma quando hanno cominciato a dirmi di non fare la vittima, di non lamentarmi in continuazione mi sono sentita mortificata, tradita ed ho iniziato a deprimermi. Ecco, è da lì che ho messo in discussione me stessa. Esattamente come è accaduto con mio padre.”

Tra le cause primarie della sindrome di burnout va rilevato proprio questo errore: il valore e l’identità della persona viene determinato dalla performance professionale. Da questa ci si fa definire. Da essa sola si fa discendere la valutazione di se stessi. Per Elisabetta ciò è dipeso dall’aver indentificato nella figura “dei capi” coloro a cui chiedere risarcimento di un credito antico, quello maturato rispetto al padre. Per altri può riguardare il bisogno di riscatto o il senso del dovere, ecc.

Prendere coscienza dei motivi profondi per cui la professione diviene l’unico spazio personale in cui identificarsi è la via per uscire dalla sindrome di burnout. La realizzazione professionale rappresenta uno degli ambiti di vita individuale. Non il solo. Per disporre delle energie utili sul lavoro, è determinante saper  attribuire rilevanza ad ogni altro ambito di vita, familiare, relazionale, amicale. Altrimenti, il disequilibrio, lo scompenso, porta ad una condizione emotiva di scarso nutrimento e di aridità. E l’organismo soccombe.

Studio Psiché – chi siamo

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Negli ultimi anni, dato l’incremento di richieste, lo Studio Psiché di Milano ha messo a punto un  servizio online di counseling e psicoterapia specificatamente costruito per funzionare come le sessioni in presenza in termini di approccio metodologico, tecniche e protocolli utilizzati. Tutto ciò al fine di garantire un intervento produttivo ed efficace volto a ripristinare una situazione di benessere tale quale al percorso di persona.

E’ disponibile inoltre un servizio di consulenza online per expat  specificatamente dedicato alle esigenze di coloro che risiedono all’estero.

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Per approfondire:

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