studio psiché - perché non trovo l'amore

PERCHE’ NON TROVO L’AMORE? PAURA DI RESTARE SOLI

Perché non trovo l’amore? Che cosa sbaglio? Resterò sempre solo?  Queste le domande più frequenti. Si definisce anuptofobia, è quella condizione mentale governata dal pensiero ossessivo di non aver ancora trovato l’anima gemella.

Qual è l’origine del problema? Come ritrovare la serenità?

Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psiché, con la Dr. Francesca Minore, in questo articolo vogliamo approfondire il tema con l’aiuto di quattro casi esemplificativi.

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Perché non trovo l’amore? – una serie di amori sbagliati

La 36enne Maria Rita sta raccontando la sua storia recente: “Gli ultimi otto anni sono stati costellati da un susseguirsi di delusioni sentimentali… veri e propri fallimenti. Storielle di poco conto, di breve durata, che però ogni volta mi lasciano uno strascico di grande sofferenza. Perché alla mia età sono ancora sola e temo di rimanerci tutta la vita. Le amiche sono tutte sistemate con figli ed io? Io nulla.”

Stimolata a riflettere sulla sua vita attuale Maria Rita afferma di essere soddisfatta della sua carriera professionale, di avere una rete di amicizie sufficientemente vasta con cui condividere tempo libero ed esperienze, una famiglia tranquilla che non nutre altre aspettative se non di vederla più rilassata. L’unico ambito di vita in cui ancora non è soddisfatta è quello sentimentale. E l’ossessione di “risolvere il problema” è tanto pregnante da avvelenare l’intera visione di sé e del suo mondo: “ultimamente mi sento così infelice da essere meno motivata ad alzarmi dal letto la mattina e rendere produttiva la giornata. Sono molto stanca e delusa da me stessa.”

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Cha accade?

Maria Rita è stata sposata dieci anni con un uomo che ha molto amato e da cui è stata tradita. L’evento non è stato elaborato, Maria Rita lo ha rimosso nella convinzione di dover riprendere in mano la sua vita il prima possibile. E’ una ragazza forte, determinata, per cui in parte è riuscita nell’intento. Una cosa non ha considerato. Gli accadimenti dolorosi devono essere adeguatamente superati per far tesoro dell’esperienza e tornare a vivere una vita piena. Se rimangono indigeriti nel fondo nell’anima, agiscono. Influenzando gli schemi mentali ed emotivi che guidano il nostro cammino.

Che fare?

Trovandosi in una situazione di impasse, la donna ha deciso di intraprendere un percorso di terapia. L’intervento prevede una prima parte di lavoro dedicata a riscoprire se stessa, le risorse inutilizzate, gli aspetti del Sé vitali ma ammaccati dal trauma del tradimento, le sue peculiarità, i colori emotivi con cui usa dipingere la sua esistenza. Alla fine di questa fase, la giovane mostra un atteggiamento diverso. Si sente “in potere“, è tornata a piacersi e rispettarsi dopo aver restituito a chi le ha causato danno la responsabilità e le colpe. Tale processo le ha consentito di riacquistare dunque  autostima ed autoefficacia. La seconda fase è dedicata a scoprire un modo nuovo di porsi nell’incontro con l’altro. L’esperienza negativa vissuta l’ha cambiata, ha lasciato cicatrici indelebili, ma al contempo le ha permesso di scoprire quanto possa essere resiliente e capace di riprendere le redini del proprio destino.

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Perché non trovo l’amore? – l’evitamento

Gisella mi fissa con sguardo fiero. E’ diretta, assertiva, la voce risoluta e la postura sicura: “Sono una donna autonoma. So cosa voglio. Se qualcosa non mi sta bene, nel lavoro e nei sentimenti, so farlo presente. Sono molto soddisfatta di me, solo in un ambito ho problemi: tutti mi fanno complimenti per l’aspetto e mi stimano per l’intelligenza, dicono che sono una persona acuta.. allora non capisco perché non ho ancora trovato la persona giusta. Dopo una prima frequentazione, gli uomini confessano che sono troppo per loro e girano i tacchi. Cosa posso fare? Sono stanca di sentirmi sola.”

Che accade?

Gisella racconta la maschera che indossa: “Sono una donna autonoma. So cosa voglio. (…) Mi fanno complimenti per l’aspetto e mi stimano per l’intelligenza, dicono che sono una persona acuta.” La sua verità fa capolino solo a tratti: Non capisco (…) Cosa posso fare? Sono stanca di sentirmi sola.” Mentre l’ascolto mi domando cosa impedisca al suo vero Sé di emergere, cosa porti la donna a vestire costantemente i panni della guerriera. La risposta arriva nel prosieguo della narrazione “Tutti in famiglia hanno fatto e fanno affidamento su di me. Perché so far fronte alle loro debolezze, perché non chiedo ma agisco. L’ho detto, sono una tosta!

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Che fare?

L’etichetta di salvatrice/tore non è mai vantaggiosa per il benessere della persona. Fin da bambina Gisella se l”è trovata appiccicata addosso a causa della complessa dinamica familiare. Per essere riconosciuta, ha imparato a conviverci. Si è adattata e l’ha accomodata a sé affinché non fosse troppo d’ingombro. Così facendo ha però costruito un Falso Sé guerriero. Sentiva di non potersi permettere l’espressione del Vero Sé ed i suoi bisogni e fragilità e contenimento. Per questo ora gli uomini “girano i tacchi.”: è probabile che avvertano l’inautenticità e la pesantezza della sua maschera e ne restino delusi e sconcertati. Il percorso di counseling diviene dunque luogo simbolico in cui dare i natali alla vera Gisella, quella mai nata, quella costretta dalle circostanze a non esprimersi. Ed è un viaggio introspettivo gioioso per lei,  sfiduciata ma inconsapevolmente desiderosa di rivelarsi, di scoprirsi, di essere accettata ed accettarsi. Meno fintamente forte, ma più vera, autentica. E finalmente amabile.

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Perché non trovo l’amore? – l’inibizione

Rosa ha appena compiuto trent’anni. Li ha festeggiati in famiglia: “Vengo da un paese tradizionalista e la mia famiglia è molto credente. Ritengo che, a causa di queste due cose, io non abbia finora conosciuto il mondo. Me ne sono accorta trasferendomi nella grande città e stando a contatto con i colleghi. Che spesso mi imbarazzano con i loro discorsi sull’amore e sul sesso. Allora mi sento inadeguata e temo si accorgano della mia inesperienza. L’amore? Sono disperata, è una preoccupazione costante! Temo che resterò sola, mi sento totalmente priva di esperienza per poter affrontare la frequentazione di un uomo. Così mi preoccupo e non faccio niente. Resto paralizzata. Specie se qualcuno si avvicina.”

Che accade?

Il racconto di Rosa è esplicativo del suo profondo disagio. E’ una donna sensibile, acuta ed intelligente. Sguarnita però di esperienza. Bloccata nel bozzolo in cui è stata trattenuta dal contesto familiare da cui non è riuscita a svincolarsi. E dunque? Come uscirne evitando di chiudersi nelle proprie ruminazioni improduttive?

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Che fare?

I colloqui con Rosa sono improntati all’acquisizione delle abilità sociali necessarie a rafforzare la sicurezza nell’interazione con gli altri. La giovane con l’ausilio degli strumenti appresi, inizia poi gradualmente a sperimentarsi, traendo forza dalle qualità che impara a riconoscersi. Inizia anche spontaneamente a legittimare la sua visione del mondo, non necessariamente aderente all’educazione ricevuta, ma pur equilibrata e ragionata. Col tempo trova spazio l’espressione di emozioni e bisogni oltre alla scoperta della propria corporeità e femminilità.

E così, in un tempo ragionevole, il velo dell’inibizione lascia spazio alla legittimazione di se stessa nel sociale e nell’incontro con l’altro sesso. Finalmente consapevole che “l’incontro” consiste nella scoperta e nel rispetto del mondo dell’altro. Non è importante aver tante esperienze alle spalle, ma essere consapevoli, in grado e disponibili a vivere l’esperienza attuale. Nell’incontro, unico e peculiare, tra due anime.

 

Perché non trovo l’amore? – il vero bisogno

“Non ne posso più di uomini sbagliati! Ormai ho quasi perso le speranze e a luglio compio quarant’anni! Ormai confesso di avere proprio fretta. Devo assolutamente darmi da fare o rischio di invecchiare sola!” Cerco di capire. Risulta evidente come dietro il fiume di parole, dietro il sarcasmo e le battute di spirito con cui le colora, Arianna nasconda un disagio autentico. E allora approfondisco. Desidera ardentemente trovare un compagno, si cruccia di non trovarlo, ma… non fa nulla di concreto. Non si attiva. Trascorre il tempo dedicandosi allo sport, che l’appassiona, ai suoi numerosi interessi, alle novità che la incuriosiscono in compagnia degli amici di sempre: “sì non posso dire che la mia vita non mi piaccia!”

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Che accade?

Il quadro prende forma quando Arianna racconta la sua storia. Due genitori anziani “all’antica che sapevano sempre qual era la cosa giusta per noi figli. Ora che i miei fratelli sono sistemati, l’unico problema sono io! Me lo ripetono fino ad assillarmi, fa qualcosa Arianna, datti da fare e trova un marito!!” E’ a questo punto che sul volto sempre sorridente di Arianna fa capolino l’amarezza. La tristezza di non essere accolta ed accettata per quello che è.  Ciò che crea in lei un profondo disagio, è il bisogno di dar soddisfazione alle aspettative familiari di cui respira la pressione.

Che fare?

Arianna ha necessità di svincolarsi dalla famiglia. Di recidere il cordone ombelicale e concepire finalmente il rapporto con i genitori in maniera adulta. I colloqui sono improntati ad un confronto attivo con le convinzioni genitoriali affinché Arianna assuma la propria posizione rispetto ad ognuna di esse. Ed è così che si trova a convenire con loro per alcuni aspetti, in molti altri sente di avere una visione differente ma legittima. Scoprire chi è lei, la sua profonda natura, è la via maestra per diventare la donna che vuole essere. Permettersi di essere ciò che desidera le consentirà infatti di scoprire che la sua vita le piace semplicemente così com’è. Solo alla fine di questo processo la donna è pronta ad un rapporto diverso con i genitori, costruito su nuove basi, ponendosi  in maniera adulta. E data la credibilità con cui lo esprime, per loro non sarà affatto difficile accettarlo. Una volta compiuto questo passaggio, sarà pronta finalmente per l’amore.

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Perché non trovo l’amore? – il nostro intervento

La definizione mappa cognitiva identifica le rappresentazioni mentali ed emotive che ci guidano nel mondo per orientarci ed adattarci ad esso. E’ a partire da essa che riconosciamo, interpretiamo e descriviamo quanto ci accade. Origina nella prima età evolutiva e si perfeziona nel corso dell’intera esistenza. La mappa mentale è fortemente influenzata dal contesto in cui viviamo, dalle nostre relazioni, dalla cultura, dall’ambiente circostante, dai valori che in esso apprendiamo. In quest’ottica, l’intervento efficace sul disagio, qualunque disagio, implica la scoperta ed emersione della mappa mentale personale per rilevare eventuali schemi disadattivi. Infatti, come testimonia l’articolo,  è la presenza di schemi disfunzionali ad inficiare la qualità della vita Saranno la consapevolezza di tali meccanismi ed i nuovi strumenti di cui la persona viene dotata a consentirle di modificare gli schemi mentali inadeguati per renderli più funzionali ed adattivi al suo benessere.

Studio Psiché – chi siamo

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Negli ultimi anni, dato l’incremento di richieste, lo Studio Psiché di Milano ha messo a punto un  servizio online di counseling e psicoterapia specificatamente costruito per funzionare come le sessioni in presenza in termini di approccio metodologico, tecniche e protocolli utilizzati. Tutto ciò al fine di garantire un intervento produttivo ed efficace volto a ripristinare il benessere anche quando il colloquio non è svolto in presenza.

E’ disponibile inoltre un servizio di consulenza online per expat  specificatamente dedicato alle esigenze di coloro che risiedono all’estero.

Primo colloquio esplorativo gratuito.

Per approfondire:

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