non sono abbastanza - studio psichè

PAURA DI NON ESSERE ABBASTANZA

La paura di non essere abbastanza può diventare estremamente invalidante perché impedisce l’espressione e la realizzazione personale in ambiti di vita importanti quali l’amore, la professione, la socialità. Se non trattata, può dar luogo a disturbi come la depressione, l’ansia sociale, la filofobia.

Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psiché, con la Dr. Francesca Minore, in questo articolo vogliamo analizzare la convinzione di non essere abbastanza utilizzando tre casi esemplificativi che ci aiuteranno a comprendere come superarla.

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Paura di non essere abbastanza – di che si tratta

La convinzione nasce dal senso di inadeguatezza e questo sviluppa dal concetto di Sé. Il Sé definisce una struttura centrale della psiche che racchiude componenti quali l’autostima, l’autoconsapevolezza, il senso del proprio valore, il significato delle esperienze, ciò che percepisco di me e di me dagli altri.

C. Rogers afferma la necessità che il Sé maturi in modo spontaneo e libero (Vero Sé Organismico). Perché ciò avvenga è importante che le figure di riferimento della prima infanzia  favoriscano e rispettino le inclinazioni del bambino. Qualora ciò non accada ed i caregiver intervengono indirizzando e modellando l’evoluzione del Sé, si produrrà una forzatura, una costrizione ed in definitiva lo sviluppo di un Sé non autentico ma rispondente alle aspettative esterne (Falso Sé).

La paura di non essere abbastanza ne è una conseguenza in quanto implica un confronto con l’altro, con le aspettative degli altri, con le aspettative esterne che la persona ha fatto proprie. Confronto da cui esce perdente: “non sono abbastanza per loro” “gli altri sono meglio di me” “devo sforzarmi di essere come loro mi vogliono”.

Come è possibile modificare tale convinzione? Scopriamolo con l’aiuto di tre casi esemplificativi.

 

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Paura di non essere abbastanza – non sono in grado

Stella, ingegnere professionalmente molto stimata,  mi guarda sconsolata. Si sente stanca e tutto della vita le appare terribilmente faticoso. Troppo per lei. Per questo si difende deflettendo, ossia non portando mai a termine alcun compito si prefigga: “Ieri mi sono sforzata di compiere una ricerca in Linkedin e mi sono subito abbattuta. Le posizioni per me interessanti erano descritte con una serie di definizioni in inglese di cui nemmeno conosco il significato! Mi sono detta, non riuscirò mai a lasciare l’azienda attuale, se altrove sono così esigenti nelle richieste, non sono abbastanza, non sono all’altezza”.

Le cause

Cosa tiene bloccata la vita lavorativa di una donna apprezzata per le sue qualità e competenze? L’immagine di sé. Nel corso della sua formazione, Stella è stata costantemente svalutata dai genitori che riversavano sulla figlia le loro ansie ed un accentuato catastrofismo. Ciò che a lei piaceva e per cui mostrava talento, veniva regolarmente bocciato. Stella doveva seguire le indicazioni genitoriali rispetto ad ogni scelta, inclusa quella scolastica e poi universitaria. Per non deluderli e nella speranza vana di ricevere una qualche conferma, Stella si sforzava ogni volta. E’ una persona brillante, per cui in qualche modo riusciva… ecco, in qualche modo. Perché ciò che lei desiderava essere, era altra cosa.

Così cresce e matura la paura di non essere abbastanza.

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Che fare

Il Falso Sé viene alimentato dalla convinzione di dover essere qualcosa che non si é.  Il guaio è che nel processo, ciò che si è veramente, il proprio sentire, i propri bisogni, le proprie aspirazioni, vengono persi di vista. Questo è il disagio che porta Stella ad intraprendere un percorso di terapia. Sente il peso del disallineamento ma necessita dei giusti strumenti per risolverlo.

Il percorso prevede che la donna trovi nei colloqui uno spazio libero in cui esprimere se stessa. Nella narrazione della sua storia di vita, Stella rintraccia e comprende l’origine della convinzione di non essere abbastanza. Risalire alle cause che l’hanno generata le consente gradualmente di legittimare la sua vera natura, ciò che vuole essere e diventare. Nel corso del trattamento realizza poi che disattendere le aspettative dei genitori è sopportabile e soprattutto, se gestito in modo appropriato, non rovina il rapporto con loro.

Paura di non essere abbastanza – non valgo

Adele è una ragazza brillante ed indipendente. Da qualche tempo si è trasferita all’estero dove vive e lavora con soddisfazione. Tutto procede bene fino all’incontro con Marc, il giovane con cui prima della partenza manteneva una corrispondenza assidua. “Ci siamo messi insieme quasi subito. Del resto provavamo già sentimenti l’uno per l’altra. Dopo qualche settimana Marc si è trasferito da me. L’idillio è durato un mesetto. Successivamente ho cominciato a sentirmi trascurata. Passava molto tempo con gli amici e poco con me. Almeno secondo i miei standard. Avevo bisogno di essere tranquillizzata, di abbracci, insomma di sentire che io sola contavo per lui. Marc mi rispondeva di sentirsi soffocato, di amarmi ma di aver anche bisogno dei suoi spazi. A me non bastava. Per questo è finita. Mi manca moltissimo e voglio capire dove sbaglio.”

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Le cause

Adele mostra uno spasmodico bisogno di attenzione e conferma. Ad ogni manifestazione di amore e affetto si riscalda ed è come se la sua anima carburasse. Per un po’. Fino ad averne bisogno una dosa ulteriore. Per sentirsi al sicuro, per sentire che qualcuno ha cura di lei.

All’età di cinque anni, la piccola Adele ha visto la mamma ammalarsi. Con l’aggravarsi della malattia, la donna non è più riuscita ad assecondare i bisogni della bimba. Non le è stato più possibile raccontarle la fiaba della buonanotte, giocare con lei, soprattutto abbracciarla forte come usava fare prima. Con le parole di Adele: “Fu traumatico. Non capivo cosa fosse cambiato, cosa sbagliavo, perché la mamma non mi voleva più bene. Mi sono sentita rifiutata e mi è crollato il mondo addosso. Dopo la sua morte, in famiglia di lei non si è più parlato. Era troppo doloroso sia per mio padre che per me.”

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Che fare

“Mi sono sentita rifiutata e mi è crollato il mondo addosso.” Il trauma si è verificato in un’età determinante per la strutturazione della personalità. Ossia l’età in cui il bambino sviluppa la sua visione della vita, delle cose del mondo, dei suoi valori e delle relazioni. Non aiutata ad elaborare la morte della madre, lo ha fatto a modo suo, come i suoi cinque anni di vita le hanno consentito, queste le convinzioni maturate: “le persone che ami ti respingono se non sei abbastanza” “non puoi fidarti” “tutto può improvvisamente finire se non fai abbastanza”. Ad andare in frantumi è stata la base sicura, ossia l’interiorizzazione della madre accudente su cui costruire la propria stabilità e con la quale andare all’esplorazione del mondo.

Il percorso terapeutico si pone come obiettivo primario la riparazione del danno subito. Attraverso la narrazione dei frammenti di ricordo che della mamma le rimangono, gradualmente Adele ne ricostruisce il rapporto. La memoria si riattiva e la giovane ha modo di elaborare il dolore in modo nuovo, da una prospettiva adulta: “Ero il mondo per lei, ora vedo chiaramente la sua impossibilità a darmi affetto, non ero io a non bastare, questa consapevolezza mi fa bene, mi riscalda.”

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Paura di non essere abbastanza – non so amare

Miriana ha intrapreso un percorso terapeutico per risolvere il disagio che così descrive: “Non riesco a legarmi, ad innamorarmi. Non riesco neppure ad immagine di avere un rapporto sessuale. Il pensiero mi crea disgusto. Ho bisogno di mantenere le distanze per non provare disagio. Frequento qualche amico, ma anche in questo caso in maniera sporadica. Sto bene solo quando sono sola.”  Miriana soffre di filofobia, detta anche paura di amare. Comporta uno stato d’ansia e paura costanti e pervasive dinanzi alla possibilità di vivere una storia d’amore. Le persone affette da questo disturbo temono di perdere il controllo emotivo lasciandosi andare al sentimento e di essere fagocitate dal partner. E più restano invischiate nella paura, meno si sentono in grado di cimentarsi in una relazione di cui non si sentono all’altezza.

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Le cause

La donna ha vissuto un’infanzia difficile in una famiglia psicotica (M. Selvini Palazzoli). Racconta di una madre divorante che la voleva solo per sé e a causa di questo mostrava disappunto quando il padre le si avvicinava. Al contempo il padre, una figura periferica e svalutata dal contesto, ricercava spasmodicamente la sua attenzione. Tale condizione si è protratta fino all’adolescenza, con conseguenze nefaste sul suo equilibrio, sulle convinzioni, le aspettative, il valore attribuito all’intimità.

Lo sviluppo psichico non può prescindere dalla relazione con le figure di riferimento. Qualora, come in questo caso, la dinamica familiare sia francamente disfunzionale, la maturazione psicosessuale può essere compromessa. Miriana nella giovinezza ha cercato di superare i suoi blocchi e si è fatta coinvolgere in alcune relazioni affettive. La delusione causata dalla fine di entrambe è stata però motivo di conferma del suo non essere in grado, della sua paura di non essere abbastanza per l’amore, generando una potente chiusura difensiva. La giovane ha così iniziato ad isolarsi ed evitare i rapporti amorosi.

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Che fare?

L’intervento terapeutico ha come obiettivo il superamento degli eventi traumatici che hanno condotto al disagio. Si tratta di un percorso riparativo volto a consentirle di ricostruire una visione del maschile e del femminile “buoni”, non minacciosi, non divoranti. Al contempo vanno effettuati una serie di passaggi di legittimazione, ossia: 1. avvicinarsi agli altri senza timore, contattando le emozioni , facendone esperienza. 2. ridefinire l’immagine del maschile rendendosi gradualmente disponibile all’incontro con l’altro. 3.  gestire la paura fobica fino al completo superamento.

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Paura di non essere abbastanza – il nostro intervento

La definizione mappa cognitiva identifica le rappresentazioni mentali ed emotive che ci guidano nel mondo per orientarci ed adattarci ad esso. E’ a partire dalla nostra mappa cognitiva che riconosciamo, interpretiamo e descriviamo quanto ci accade. Origina nella prima età evolutiva e si perfeziona nel corso dell’intera esistenza. La mappa mentale è fortemente influenzata dal contesto in cui viviamo, dalle nostre relazioni, dalla cultura, dall’ambiente circostante, dai valori che in esso apprendiamo. In quest’ottica, l’intervento efficace sul disagio, qualunque disagio, implica la scoperta ed emersione della mappa mentale personale per rilevare eventuali schemi disadattivi. Infatti, come testimonia l’articolo,  è la presenza di schemi disfunzionali ad inficiare la qualità di vita individuale. Saranno la consapevolezza di tali meccanismi ed i nuovi strumenti di cui la persona viene dotata a consentirle di modificarli per renderli più funzionali ed adeguati a produrre benessere.

Studio Psiché – chi siamo

studio psiché milano

Negli ultimi anni, dato l’incremento di richieste, lo Studio Psiché di Milano ha messo a punto un  servizio online di counseling e psicoterapia specificatamente costruito per funzionare come le sessioni in presenza in termini di approccio metodologico, tecniche e protocolli utilizzati. Tutto ciò al fine di garantire un intervento produttivo ed efficace volto a ripristinare una situazione di benessere tale quale al percorso di persona.

E’ disponibile inoltre un servizio di consulenza online per expat  specificatamente dedicato alle esigenze di coloro che risiedono all’estero.

Primo colloquio esplorativo gratuito.

Per approfondire:

colloqui di counseling di che si tratta?

studio psiché – consulenze online

studio psiché – counseling online per expat

E’ disponibile inoltre un servizio di consulenza online per expat  specificatamente dedicato alle esigenze di coloro che risiedono all’estero.

Primo colloquio esplorativo gratuito.

Per approfondire:

colloqui di counseling di che si tratta?

studio psiché – consulenze online

studio psiché – counseling online per expat

Se desideri approfondire:

C. Rogers, La terapia centrata sul cliente

C. Rogers,  “Potere Personale”

D. Winnicott “Home is were we start from

M. Selvini Palazzoli I giochi psicotici nella famiglia