non riesco a fare niente - studio psichè milano

NON RIESCO A FARE NIENTE, COME USCIRNE?

Non riesco a fare niente. Cosa determina questo stato? Un appiattimento emotivo e motivazionale? Il senso di inadeguatezza?  Un’ansia invalidante? Una cocente delusione? La mancanza di senso? Queste alcune delle possibili cause sottese al disagio. Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psiché con la Dr. Francesca Minore, in questo articolo vogliamo approfondire le ragioni che portano a questo invalidante stato d’animo per poi valutare come uscirne efficacemente.

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Non riesco a fare niente – l’appiattimento emotivo

L’apatia descrive uno stato di appiattimento emotivo in cui la persona non prova nulla, nessuna emozione, se non lo smarrimento del non sentire. E’ spesso correlata all’anedonia, ossia alla mancanza di interesse, di piacere per le cose, di motivazione al fare. Il disagio può essere determinato da svariate cause. Analizziamole ad una ad una.

Non riesco a fare niente – il peso dell’inadeguatezza

L’inadeguatezza è un sentimento correlato alla bassa autostima. Le radici del disagio affondano nell’infanzia. E’ presumibile che le figure di attaccamento non siano state capaci di rispecchiare adeguatamente il figlio. Affinché un bimbo maturi in autostima è necessario infatti che con costanza sia riconosciuto nel suo valore, che le le sue abilità (quelle peculiari, non desiderate dai genitori)  vengano sottolineate, che venga aiutato a farle emergere, infine che gli si trasmetta il concetto di fallimento come un’esperienza inevitabile da cui molto si può imparare per crescere. Quando ciò non è accaduto il Sé sviluppa incerto, fragile, soggetto alla critica, alla vergogna, al senso di incapacità. Di norma, dinanzi all’esperienza, la persona mette in atto comportamenti protettivi, disfunzionali, non esibisce le sue capacità, non rischia.

In altri casi l’inadeguatezza è conseguente ad eventi spiacevoli occorsi nel corso della vita nell’ambito scolastico, sportivo, professionale e sociale. L’esperienza negativa può radicarsi e sviluppare schemi di pensiero ed emotivo disfunzionali in grado di compromettere la sicurezza in se stessi.

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Che fare?

Di grande utilità un addestramento alle Social Skill, ovvero ad acquisire gli strumenti per saper efficacemente relazionarsi e comunicare. Il training comporta un allenamento volto a consentire il rinforzo di autostima e autoefficacia. Il percorso di counseling diviene allora palestra in cui riconoscere i pensieri e i comportamenti disadattivi. Successivamente, col supporto accogliente e professionale del counselor, si apprendono e sperimentano le tecniche di abilità sociale. Si tratta di un intervento mirato e funzionale a risolvere il disagio: dal “non riesco a fare niente” al “posso imparare a farlo!”

Non riesco a fare niente – l’analfabetismo affettivo

A riconoscere le emozioni, proprie e altrui, si impara. Tale capacità non ha origine genetica, ma matura nella relazione con le figure di attaccamento nella prima infanzia. Il care giver adeguato è spontaneamente capace di rispecchiamento contingente transmodale. Significa che è capace di sintonizzarsi con il bimbo (per esempio col suo pianto) e che ad esso è attento a rispondere. Reagisce con voce calma, coccolando il bimbo, tranquillizzandolo con le parole, sorridendogli. In maniera “transmodale” dunque, ossia utilizzando più canali comunicativi per esprimere un unico messaggio “non aver paura, capisco la tua emozione, sappi che ora passa.” Attraverso queste esperienze relazionali, il piccolo impara a discriminare i suoi stati d’animo (es. rabbia? tristezza? frustrazione?) a legittimarli, a non temerli, a gestirli.

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Al contempo il rispecchiamento genitoriale gli consente di riconoscere il valore di ciò che sente, di ciò che è, di ciò che può fare. E’ così che il piccolo matura l’autostima (io valgo) e l’autoefficacia (io posso fare).

Qualora tali passaggi evolutivi non avvengano, il bimbo fatica a comprendere il proprio mondo affettivo, a decodificare ciò che sente, a contenere le sue emozioni, a modularle e dar loro valore. Perché si tratta di una lingua di cui non ha mai imparato l’alfabeto. E’ possibile così che da adulto non sappia dare senso ed interpretare il disagio che prova. “Non provo nulla.” “Non riesco a fare niente.” sono pertanto espressione di un vuoto interiore importante e doloroso.

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Che fare?

Una formidabile dote del nostro organismo è la plasticità. Si può apprendere, crescere, sviluppare risorse ad ogni età. Ciò grazie alla plasmabilità e ricettività dei nostri sistemi neurobiologico e cognitivo. Un buon percorso di counseling può rappresentare l’occasione per risintonizzarsi al mondo emozionale ed apprendere schemi nuovi con cui guardare consapevolmente a se stessi, agli altri, al mondo. Può divenire occasione per potenziare ed utilizzare le risorse che si possiedono (magari inconsapevolmente) per agire e per relazionandos con efficacia. Può rappresentare una palestra per differenziare le emozione e conoscere il proprio mondo emotivo.

Non riesco a fare niente – l’apatia depressiva

“Non riesco a fare niente” è l’affermazione più comune di chi versa in uno stato apatico. Si ha la sensazione di non essere più gli stessi, di non saper più provare alcuna emozione, di non poter più tornare a star bene. L’apatia può essere metaforicamente intesa come una coltre difensiva in grado di coprire, di eludere il contatto con emozioni che si ha difficoltà a riconoscere/contattare, come rabbia, delusione, senso di tradimento.

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Che fare?

L’apatia persistente è una condizione correlata allo stato depressivo. Altri sintomi sono: tristezza, ruminazione, malinconia, senso di impotenza, chiusura introspettiva, remissività, pessimismo, tono dell’umore deflesso, livello energetico scarso. E’ possibile intervenire efficacemente con un buon percorso di psicoterapia. Il vantaggio dell’intervento consiste nella comprensione e risoluzione delle cause profonde che hanno generata la depressione.

Di norma la persona che versa in uno stato di apatia depressiva fatica ad immaginarne il beneficio e ad attivarsi anche solo per richiedere informazioni sul percorso. Vogliamo allora qui sottolineare che il disagio non consente una visione obiettiva della situazione. E’ a causa del disturbo infatti che si sta guardando al mondo “indossando gli occhiali neri della depressione“. Tale consapevolezza può consentire di compiere uno sforzo, magari richiedere il supporto di un accompagnatore e fidarsi della competenza del professionista. Il lavoro psicoterapeutico consentirà infatti di trovare la via per uscire dal tunnel offrendo il supporto necessario a far luce sugli schemi difensivi per apprenderne di più funzionali al benessere.

Non riesco a fare niente – l’ansia invalidante

In questo caso il disagio insorge in conseguenza di una minaccia percepita. Non necessariamente reale, non necessariamente definita. La paura blocca ogni iniziativa: ad uscire di casa, a relazionarsi con gli altri, a prendere l’iniziativa e fare. Si procrastina o si evita, ci si isola sempre di più. Anche le cause possono non essere di facile individuazione. Apparentemente non è accaduto nulla di significativo, però, dinanzi al desiderio di attivarsi, il soggetto si blocca, tentenna, trova giustificazioni per non agire. La domanda corretta da porsi in questo caso è: cosa sto evitando? L’evitamento è infatti considerato un meccanismo protettivo volto a eludere la minaccia e le situazioni ad essa correlate. Altrimenti il rischio è che continuando ad evitare, il disagio aumenti esponenzialmente.

Che fare?

E’ auspicabile intervenire facendo emergere le cause sottese al bisogno di difendersi evitando. Trascurarle, non dar peso, procrastinare, significa infatti alimentare il disturbo che può divenire davvero invalidante. Un percorso di counseling o psicoterapia consente di risalire agevolmente ai motivi che determinano le paure e di individuare le modalità più idonee per risolverle. Ciò consente alla persona di riconquistare uno stato di benessere e di muoversi in direzione degli obiettivi desiderati.

Studio Psiché – chi siamo

 

studio psiché milano

Negli ultimi anni, dato l’incremento di richieste, lo Studio Psiché di Milano ha messo a punto un  servizio online di counseling e psicoterapia specificatamente costruito per funzionare come le sessioni in presenza in termini di approccio metodologico, tecniche e protocolli utilizzati. Tutto ciò al fine di garantire al cliente un intervento qualificato, produttivo ed efficace che gli consenta di:

  • godere di uno spazio di ascolto accogliente e supportivo in cui poter apprezzare il tempo di ogni sessione,
  • fornirgli gli strumenti più idonei a risolvere il disagio,
  • beneficiare di un intervento pensato per lui, in termini di caratteristiche personologiche, esigenze e peculiarità,
  • favorire nel minor tempo possibile il rinnovato benessere psichico.

E’ disponibile inoltre un servizio di consulenza online per expat  specificatamente dedicato alle esigenze di coloro che risiedono all’estero.

Primo colloquio esplorativo gratuito.

Per approfondire:

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