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NON MI SENTO ALL’ALTEZZA. SINDROME DELL’IMPOSTORE

Non mi sento all’altezza: degli altri, dei compito professionali, in amore. Viene definita sindrome dell’impostore perché questo la persona sente di essere. Come va affrontata? Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psiché, con la Dr. Francesca Minore, in questo articolo vogliamo riflettere sulla spiacevole sensazione di non sentirmi adeguati al ruolo malgrado i riconoscimenti e le conferme esterne. Si tratta di una condizione correlata alla bassa autostima che causa insicurezza, evitamento e sfiducia nelle proprie capacità. Con l’aiuto di alcuni casi esemplificativi, capiamo insieme come farvi fronte.

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Non mi sento all’altezza. Sindrome dell’impostore – di che si tratta

La sindrome fa riferimento alla convinzione di non meritare le soddisfazioni, il riconoscimento, le gratificazioni che si conseguono. Dinanzi alle conferme che si ottengono, lo schema mentale che si attiva è volto a sottostimarle, a ritenere siano frutto di errore o sovrastima da parte degli altri. Chi raggiunge posizioni professionali o sociali di rilievo ne è spesso vittima e sperimenta la spiacevole sensazione di vendere un’immagine di sé non attestante ciò che si è davvero.

Antonietta è una professionista affermata. La sua carriera è in ascesa ed è molto apprezzata per le sue doti manageriali. Eppure vive in uno stato d’ansia costante: “non mi sto godendo nulla. Ho fatto tanti sacrifici per arrivare dove sono, eppure ogni benedetto giorno temo di fare un passo falso e che al lavoro si scopra che non sono come sembro.”

Marco è un giovane uomo innamorato. Invece di godere dello stato di grazia in cui si trova, soffre di attacchi di panico invalidanti: “quando esco con la mia ragazza per andare a ballare, vedere amici, cenare con la sua famiglia, mi sento assalito da una sorta di nebbia che mi fa perdere il controllo. Cosa provo in quei momenti? Una grande insicurezza, la paura di non essere all’altezza, che gli altri si rendano conto che non sono poi granché.”

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Non mi sento all’altezza. Sindrome dell’impostore – il bias mnemonico

Responsabile della sindrome, un bias, ossia un’errore interpretativo della mente. La persona non si sente all’altezza, si sente immeritevole, perché conserva in memoria esclusivamente le esperienze negative, quelle positive, i successi conseguiti o i meriti dovuti alle sue abilità non sono mai ritenuti “abbastanza” per essere trattenuti dal ricordo e vengono regolarmente perse o sottostimate. Si tratta dunque di una distorsione cognitiva in grado di intaccare l’obiettiva analisi delle proprie competenze, dei meriti, delle risorse. Di norma, se posti dinanzi all’evidenza, la tendenza è ad attribuire a fattori esterni un successo conseguito, anche se ripetutamente. Alcuni esempi di ragionamento disfunzionale:

“Sì in effetti ho ottenuto un ottimo punteggio. Certo, sono stato fortunato. Avevo giusto ripassato la sera prima, altrimenti sarebbe stato un disastro.”

“In effetti la riunione è andata molto bene. Mi sono espressa con scioltezza in una lingua per me ostica. E’ andata bene, se l’interlocutore straniero non avesse scandito le parole ed usato un linguaggio basico non sarebbe andata così!”

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Non mi sento all’altezza. Sindrome dell’impostore – la paura

L’angoscia strisciante in cui versa chi soffre della sindrome dell’impostore consiste nel rischio di venire prima o poi scoperto, smascherato e che la sua “autentica natura” emerga deludendo gli altri ed allontanandoli. Da tale angoscia e per evitare la catastrofe fantasmatica che si prefigurano mentalmente,

  • si impegnano fino a ricadere nel perfezionismo e comunque ritenendo di non aver mai dato abbastanza,
  • evitano l’esperienza per timore di non esserne all’altezza, di fatto rinunciando a mettere in gioco le abilità che in realtà possiedono
  • si perdono in elucubrazioni e considerazioni negative (rimuginii) in grado di spegnere la loro motivazione ed iniziativa ad agire
  • si focalizzano sull’apprensione di ricevere valutazioni e giudizi  negative, li anticipano con la loro feroce autocritica, di fatto depotenziando l’attitudine a cimentarsi nell’esperienza. E’ possibile che in questi casi si alimenti un circolo vizioso altamente invalidante: autocritica anticipatoria, paura del giudizio, evitamento, senso di colpa, autocritica. Fin allo sfinimento. E le conseguenze di tale meccanismo disadattivo sono perlopiù l’ansia e la depressione.

Ancora Marco: “la mia ragazza continua a ripetermi che sono una bella persona, che si ritiene fortunata ad avermi incontrato dopo aver tanto sofferto. Cosa ne penso? Quando dice così, mi sento male, ho paura di essere scoperto, di essere visto per quello che davvero sono. Non posso perderla.”

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Non mi sento all’altezza. Sindrome dell’impostore – le cause

Si tratta quasi sempre di persone capaci, brillanti, competenti ed è un vero peccato assistere a come si rifiutano di riconoscere le loro qualità. Ma perché accade? Cosa li porta a credere di essere degli impostori e di ingannare il prossimo anziché godere delle proprie risorse?

Gli schemi mentali che orientano il nostro stare nel mondo sviluppano nella prima infanzia sulla base delle prime esperienze ma soprattutto del rispecchiamento da parte delle figure di riferimento dell’infanzia. E. Berne ha evidenziato come i commenti svalutanti ripetuti e continui, alimentino nei piccoli una visione di sé negativa, non meritevole, incapace. Allo stesso modo un’educazione rigida, in cui viene focalizzato costantemente ciò che ancora va perfezionato e mai considerati i piccoli successi nel percorso, porta con facilità a ritenere di non saper mai fare abbastanza, di non meritare.

Tali ingiunzioni negative vengono infatti gradualmente introiettate ed il bambino su di esse costruisce l’immagine di sé. Alcuni esempi a seguire, notare come spesso il messaggio sia ambiguo, in quanto la svalutazione segue una prima valutazione positivae:

“Vabbé non c’è male, certo che se ti fossi sforzato avresti anche potuto prendere un volto ancora più alto.”

“Carino il disegno, anche se ti manca il talento di tuo fratello

“Sì è brava, del resto lo seguiamo tanto, teniamo alla sua istruzione.”

Bisogno di cambiamento e resilienza - Studio Psiché Milano

Non mi sento all’altezza. Sindrome dell’impostore – come affrontarla

E’ necessario risalire agli schemi che generano le convinzioni disfunzionali. Modificare la mappa mentale è possibile in ogni fase dell’esistenza. Un buon percorso psicoterapeutico può fornire gli strumenti per rileggere la propria storia in maniera adattiva, per trasformare le ingiunzioni invalidanti risalendo alle cause che le hanno generate e di conseguenza potenziare l’autostima e l’immagine di sé positiva.

Studio Psiché – chi siamo

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Negli ultimi anni, dato l’incremento di richieste, lo Studio Psiché di Milano ha messo a punto un  servizio online di counseling e psicoterapia specificatamente costruito per funzionare come le sessioni in presenza in termini di approccio metodologico, tecniche e protocolli utilizzati. Tutto ciò al fine di garantire un intervento produttivo ed efficace volto a ripristinare una situazione di benessere tale quale al percorso di persona.

E’ disponibile inoltre un servizio di consulenza online per expat  specificatamente dedicato alle esigenze di coloro che risiedono all’estero.

Primo colloquio esplorativo gratuito.

Per approfondire:

colloqui di counseling di che si tratta?

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Per approfondire…

E. Berne – Intuizioni e Stati dell’Io – Astrolabio

J. Bowlby – Una base sicura – Raffaello Cortina Editore

G. Fabiano – Nel segno di Andrea Camilleri – FrancoAngeli   (la mappa mentale)