disturbo da dismorfismo - studio psichè

MI VERGOGNO DEL MIO CORPO – IL DISMORFISMO

Non tollero la mia immagine allo specchio. Se mi guardo mi assale l’ansia, divento nervosa ed intrattabile. Non riesco ad uscire di casa per la vergogna ed il senso di inadeguatezza. Il dismorfismo corporeo è un disturbo insidioso ed invalidante. Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psiché, con la Dr. Francesca Minore, in questo articolo vogliamo affrontare il tema e comprendere le strategie per superarlo, come sempre con l’ausilio di alcuni casi clinici.

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Mi vergogno del mio corpo – la dismorfofobia

Il disturbo è classificato nel DMS all’interno dei Disturbi somatoformi e disturbi psicosomatici.

Disturbi somatoformi – Si tratta di disturbi in cui la sofferenza psichica è manifestata per via somatica. In altre parole, l’ansia legata ai conflitti tra istanze psichiche viene dirottata sul corpo.

Disturbi psicosomatici – Ne sono affetti i soggetti che tendono a non consapevolizzare, né esprimere, né comunicare lo stress connesso a conflitti intrapsichici o relazionali. L’energia legata a tali contenuti viene repressa e convertita in sintomo somatico (dolore fisico, sintomi in vari distretti corporei…)

Dismorfismo corporeo – Si accompagna ad autocritica, vergogna, disgusto, soprattutto visione distorta del proprio corpo o di parti di esso. Il disagio è tanto forte da arrivare a limitare o sospendere i contatti sociali. La persona spesso non è consapevole di essere affetta da un disturbo, ritiene pertanto di poterlo risolvere ricorrendo alla dermatologia o alla chirurgia estetica. Non sentendo poi di aver risolto il problema (che infatti è di natura psichica, non fisica), la tendenza è quella di sottoporsi a nuovi o diversi trattamenti nella speranza di riuscire a viversi finalmente bene nel proprio corpo. La concentrazione sul difetto fisico (che può riguardare aree specifiche o tutto il corpo) rappresenta una vera e propria ossessione (tratti ossessivi di personalità) in grado di ingenerare ansia ed alterare l’umore in senso disforico.

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Mi vergogno del mio corpo – casi esemplificativi

Stella è una giovane universitaria che vive con estremo disagio la forma del proprio viso e delle gambe. “A volte mi preparo per uscire e poi, davanti allo specchio, mi prende una tale vergogna che desisto. Mi svesto e resto in casa. Non posso farmi vedere. Penso alle ragazze carine che incontrerei, ai ragazzi che mi osserverebbero e mi sento morire. Meglio restare a casa.”

Alessandro è ragazzo introverso che trascorre la maggioranza del suo tempo studiando. Ha pochi amici per via del disagio che vive. Durante il nostro primo colloquio non sostiene lo sguardo. Glielo impedisce il bisogno di dover nascondere il viso deturpato dall’acne.

Federica è una donna in carriera. Per ragioni professionali dovrebbe parlare in pubblico “favorirebbe senz’altro il mio avanzamento. Ma non lo faccio. Trovo mille scuse per evitarlo. Sul lavoro per fortuna oggi gli incontri di persona possono essere sostituiti da call e  video-call, il che mi consente di sentirmi più a mio agio.”

Roberta è una donna sola. Desidera l’amore, ma se ne tiene a distanza “quale uomo accetterebbe di stare con una compagna che ha bisogno di ore per prepararsi. E non esagero! Trucco e parrucco mi richiedono una quantità di tempo impossibile da tollerare. Ho provato a velocizzare ma in meno tempo non sono presentabile.”

In tutti questi casi, il difetto percepito non è visibile. L’acne di Alessandro si riduce ad un brufolo e qualche punto nero. Il volto e le gambe di Stella sono assolutamente proporzionate e via dicendo. Ciononostante la sofferenza ed il disagio di questi pazienti è reale, la sofferenza acuta e meritano pertanto di tornare a vivere serenamente la loro fisicità. Scopriamo come.

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Mi vergogno del mio corpo – le cause

Mi vergogno del mio corpo – il rispecchiamento

L’immagine corporea che ognuno ha di sé è frutto del riconoscimento operato dalle figure di attaccamento. La prima memoria che il neonato sviluppa è prettamente dermica. Il modo in cui viene toccato, carezzato, contenuto determina , tra gli altri aspetti, il gradimento o meno dell’immagine che il piccolo va formando di sé (il mio corpo ha valore/non ha valore). Si tratta di un processo basilare che condizionerà il suo rapporto futuro col proprio corpo.

Nel prosieguo degli incontri Alessandro trova la forza di raccontarmi la sua storia – “sono stato adottato in fasce. Non so nulla di quel periodo. Solo che mia madre mi ha abbandonato come un bambolotto guasto. E così ancora mi sento (e sento il mio corpo). Rotto, guasto.” 

Mi vergogno del mio corpo – l’attaccamento simbiotico

Stella ha vissuto un rapporto simbiotico con la madre “siamo sempre state una cosa sola. Papà ci ha lasciate anni fa, da allora abbiamo sempre pensato all’unisono.” In effetti per Stella la madre ha rappresentato l’unico punto di riferimento, la sua base sicura ed avere la sua approvazione è stato tanto determinante da non consentirle di liberare, in età adolescenziale, le istanze evolutive verso una nuova organizzazione di personalità e di genere. Il dover soddisfare le aspettative della madre ha dunque bloccato lo sviluppo di un pensiero e di una volontà autonoma nella giovane. “La mamma tiene molto all’opinione degli altri, è sensibile ai giudizi e soprattutto è bellissima.” Stella ha cercato tutta la vita di essere conforme a a quanto ci si aspetta da lei sia a livello comportamentale che estetico, fin in modo perfezionistico, ossessivo. Queste le premesse allo sviluppo del disturbo dismorfobico: per essere accolta da mia madre e dal contesto sociale devo essere fisicamente perfetta.

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Mi vergogno del mio corpo – lo svincolo impossibile

Lo svincolo definisce il momento in cui il giovane si affranca dalla famiglia d’origine conquistando l’autonomia. Ci sono famiglie in cui tale passaggio evolutivo è vissuto con angoscia data la spinta morfostatica che lo contraddistingue. Con questo termine si fa riferimento all’incapacità del nucleo familiare di evolvere, di progredire verso un nuovo equilibrio com’è nella natura delle cose. Ogni cambiamento è evitato, ogni conflitto negato, ogni emozione inibita. In tale contesto il giovane adulto è inconsciamente combattuto tra la spinta morfogenetica alla crescita e quella morfostatica che tende al mantenimento dell’omeostasi familiare. Da tale conflitto irrisolto origina il disturbo dismorfico. Il conflitto trova manifestazione incarnato nel soma, nella presunta deformità del corpo. Si noti, oltre a rappresentare l’incarnazione della tensione intrapsichica in atto, il dismorfismo assolve anche allo scopo inconscio di impedire il cambiamento: se non ho un aspetto presentabile non posso crescere come individuo (realizzazione di sé, il caso di Federica; realizzazione affettiva, il caso di Roberta)

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Mi vergogno del mio corpo – che fare?

Il disturbo da disformismo corporeo viene efficacemente affrontato mediante un intervento psicoterapeutico sia di tipo psicodinamico (PDT) che cognitivo-comportamentale (CBT). Capiamo come:

PDT – Assunti base delle teorie psicodinamiche: 1. la mente è in grado di cambiare la propria posizione rispetto alle sue aree di funzionamento mediante l’assunzione di consapevolezza. 2. comprendere il significato dei comportamenti significa riconoscere e modificare in modo adattivo le organizzazioni di pensiero ed emotive che costituisco il disagio 3. ogni comportamento ha profonde implicazioni inconsce 4. la psicoterapia dinamica consente di sciogliere i conflitti.

CBT – La nostra visione della realtà è risultato di complessi processi cognitivi. Sono le rappresentazioni mentali, ossia costruzioni interpretative di significato, ad attivarsi dinanzi ad ogni evento per avviare l’elaborazione dei dati provenienti dal registro sensoriale ed attribuire loro senso. In quest’ottica disturbi mentali sono bias, errori interpretativi che vanno corretti in vista di una miglior funzionalità globale di personalità e di un nuovo adattamento all’ambiente.

Attraverso tali interventi è possibile risolvere il disagio  ed i sintomi dismorfofobici promuovendo l’evoluzione della persona e ripristinando la condizione di benessere psicofisico.

 

Studio Psiché – chi siamo

studio psiché milano

Da ormai vent’anni lo Studio Psiché, coordinato dalla Dr. Francesca Minore, si occupa di benessere e salute psicologica. Negli ultimi anni, dato l’incremento di richieste, lo Studio ha messo a punto un  servizio online di counseling, coaching e psicoterapia specificatamente costruito per funzionare come le sessioni in presenza in termini di approccio metodologico, tecniche e protocolli utilizzati. Tutto ciò al fine di garantire un intervento altrettanto produttivo ed efficace anche quando svolto online.

E’ disponibile inoltre un servizio di consulenza online per expat  specificatamente dedicato alle esigenze di coloro che risiedono all’estero.