studio psicologia e counseling milano ipocondria

IPOCONDRIA – QUALI SONO LE CAUSE E COME INTERVENIRE

Ipocondria: i meccanismi logici che stanno alla base della malattia, le cause scatenanti, il supporto psicologico necessario alla guarigione.

Tra i vari argomenti trattati dallo Studio di Counseling Psiché di Milano con la Dr. Francesca Minore, qui ci interessa analizzare il disagio causato dall’ipocondria. Ne analizzeremo i sintomi, le cause ed i possibili interventi.

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IPOCONDRIA: DI COSA SI TRATTA?

E’ capitato a tutti di preoccuparsi per un presunto disturbo fisico. Quando l’attenzione è però costante e la paura persistente si parla di ipocondria. Nel DSM 5 il disturbo viene definito Ansia da Malattia e catalogato nella categoria dei Disturbi Dissociativi.

La malattia origina da sensazioni corporee reali che vengono interpretate come inequivocabili sintomi patologici.

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Un cliente ansioso afferma “sento sempre un fastidioso rumore di fondo alle orecchie, temo si possa trattare di un male grave”. Un donna sulla quarantina ammette “sono sempre in rete per capire la causa del minimo dolorino che sento. Se ho qualcosa di serio, voglio saperlo”. Alla base di tali vissuti, sono le distorsioni cognitive attraverso cui la persona decodifica le proprie percezioni fisiche. In special modo quelle relative:

  • al funzionamento dell’organismo (coinvolgendo gli apparati cardio-vascolare, gastro-intestinale…)

  • a malesseri/ferite di poca importanza (una leggera influenza o un taglietto possono scatenare reazioni allarmate)

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  • a sensazioni meno definite (stanchezza, cuore affaticato, battito irregolare…)

L’ipocondriaco è incline a leggere ognuno di questi segnali corporei come sospetto, preoccupante, spia della presenza di una patologia in corso o imminente. Proprio in tal senso agiscono infatti le distorsioni cognitive, vale a dire meccanismi di pensiero solo all’apparenza logici, in realtà irrazionali, viziati da conflitti inconsci e basati su dati incerti.

Il disturbo si associa frequentemente ad ansia generalizzata, attacchi di panico, depressione, specie quando il vago timore di ammalarsi lascia spazio alla convinzione di aver contratto una patologia grave.

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Caratteristica tipica dell’ipocondria, la persistenza di pensieri angoscianti nonostante le rassicurazioni mediche e gli esami diagnostici che l’individuo effettua copiosi, spesso di sua iniziativa. Difficilmente l’esito positivo basta a tranquillizzare. Più probabili sono le reazioni di perplessità e insoddisfazione rispetto alla diagnosi clinica ottenuta “e allora, questo dolorino? ci sarà stato un errore? gli esami saranno stati accuratamente eseguiti? qualcosa è sfuggito?”

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Di conseguenza, la preoccupazione sterile ed ostinata innesca un circolo vizioso di accertamenti che alimenta e aggrava i pensieri ossessivi. Il soggetto si documenta da sé, trova convalida ai suoi dubbi nelle conversazioni che intrattiene, conferma il suo timore ad ogni dolorino sospetto, diffida delle consulenze mediche.

Dal punto di vista relazionale, l’ipocondriaco, focalizzato sulla sua preoccupazione, si aspetta considerazione da parte di familiari ed amici, mettendo spesso a dura prova le proprie relazioni affettive, amicali, professionali. Per esempio quando il disagio interferisce con l’efficienza lavorativa “la mia scrivania non può stare nei pressi del calorifero, la mia salute cagionevole ne viene compromessa. I miei responsabili dovrebbero capire e collocarla altrove”.

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DIAGNOSI DIFFERENZIALE

  • L’ipocondria va distinta dal disturbo ossessivo compulsivo (OCD). L‘OCD è associato alla presenza di rituali volti a scongiurare il rischio di contaminazione (pulizia, lavaggio, evitamento di luoghi…) che nell’ipocondria non compaiono. La somiglianza dei due quadri patologici riguarda esclusivamente la costrittività dei pensieri ricorrenti e l’ansia che li accompagna.
  • Va distinta dal Distrubo da Sintomi somatici (DSS). Pur comparendo nella stessa categoria diagnostica nel DSM 5 (Disturbi Dissociativi) , nel DSS il distrubo è realmente presente. Spesso sottoforma di di distrurbo algico (psicosomatizzazione) o disturbo dalla non chiara eziologia (colon irritabile, fibromialgia). Ciò che connota il DSS è l’eccessiva concentrazione, in termini di tempo e concentrazione, che la persona dedica a preoccuparsene.

LE CAUSE DELL’IPOCONDRIA

1. PSICODINAMICA

In un’ottica psicodinamica, l’ipocondria è sintomo della presenza di conflitti inconsci e rabbia retroflessa. I sentimenti non vengono cioè diretti verso le persone o le situazioni che li causano, bensì trattenuti e rimossi, generando senso di colpa.

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Tale modalità cognitivo-emotiva origina dal modo in cui il soggetto ha imparato, nel corso dello sviluppo, a gestire le proprie emozioni. In base alla sua esperienza ed ai modelli acquisiti, egli si è convinto che l’espressione degli affetti negativi farebbe danno a se stesso e agli altri. Per questo si vede costretto a negarli. Così facendo però, le pulsioni represse sviluppano l’ansia e l’ipocondria.

Accade che eventi traumatici particolarmente stressanti per il soggetto quali la perdita di una persona cara, facciano peggiorare la malattia. L’acutizzarsi del disturbo può essere dovuto all’incapacità ad esprimere ed elaborare i vissuti emozionali (dolore, rabbia, impotenza…) che rimangono intrappolati e non metabolizzati nell’organismo trovando solo nell’ipocondria una valvola di sfogo.

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In molti casi, i sintomi somatici nascondono l’inconscio desiderio di essere accettati ed accolti, di ricevere attenzione ed accudimento.

Questo succede quando antichi vissuti di carattere abbandonico permangono nell’adulto come cerchi mai chiusi, vale a dire senza che sia mai avvenuta né l’elaborazione, né la riparazione delle emozioni negative correlate. Il soggetto è vittima di un bisogno narcisistico irrisolto. Alla costante ricerca di conferma, affamato d’amore, ne è carente e si trova inconsapevolmente ad avere una sorta di credito ancora aperto col passato che la malattia pare estinguere ottenendo le cure nel presente.

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2. PSICOLOGIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

La psicologia cognitivo-comportamentale spiega la vulnerabilità all’ipocondria con l’Anxiety Sensivity (tendenza ad interpretare ogni reazione fisiologica come sintomo catastrofico) tipica delle persone che hanno sviluppato un’immagine di sé debole a causa del  rispecchiamento ricevuto dalle figure di attaccamento “Lui è il mio bambino più fragile, si ammala spesso”.

Le persone affette da ipocondria hanno così imparato che nella vita bisogna evitare di essere deboli e di ammalarsi, piuttosto è necessario essere vigili e responsabili nel curare la propria salute, soprattutto a scopo preventivo. Da qui l’iperfocalizzazione sul tema.

L’orientamento cognitivo è fondato su

  • bias confirmatori (errori logici volti a confermare le preoccupazioni e a falsificare i dati a disconferma delle stesse),
  • attenzione selettiva alle minime reazioni fisiologiche,
  • automonitoraggio costante,
  • ruminazioni e ricerca di informazioni continue
  • ricerca di rassicurazioni (che non soddifano mai appieno),
  • ragionamento emotivo (affect/behavior as information, “se mi sento/comporto così, allora è grave davvero”).

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L’ipocondria è dunque spia di un sistema di cognitivo-emozionale che non funziona in modo equilibrato; per questo necessita di un intervento in grado di generare consapevolezza circa la vera causa del disturbo e sviluppare modalità cognitivo-emotive più funzionali. Il che permette di poter tornare a riassaporare finalmente uno stato di serenità e benessere. Per contattarci clicca qui sopra.

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