studio psicologia e counseling milano il segreto per piacersi

IL SEGRETO PER PIACERSI

Il segreto per piacersi, una questione di autostima. L’immagine che abbiamo di noi e del nostro corpo dipende dalla psiche, da come elaboriamo le informazioni di cui disponiamo e dalle emozioni che sperimentiamo. Il segreto per piacerci è racchiuso dunque nella nostra psiche…

Il segreto per piacersi. Tra i vari argomenti trattati dallo Studio di Couseling Psiché di Milano con la Dr. Francesca Minore, qui ci interessa scoprire come tornare a piacersi per incrementare l’autostima, relazionarsi meglio agli altri e raggiungere i propri obiettivi.

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Proprio non mi piaccio – da cosa dipende?

L’autocritica può riguardare sia l’aspetto fisico che la personalità. Ne è responsabile un’istanza psichica, in Analisi Transazionale definita Genitore Normativo. Va immaginata come un file in cui sono contenute le norme, i valori, le convinzioni che abbiamo maturato nell’ambiente di riferimento durante gli anni formativi dell’esistenza.

Di norma questa componente psichica svolge una funzione costruttiva. E’ grazie a lei infatti che riusciamo a discriminare il bene dal male e il giusto dallo sbagliato. E’ lei a governare la nostra incolumità, la promozione della crescita e del benessere. Diventa persecutoria (Genitore Normativo Negativo) quando non equilibrata, eccessiva, pervasiva.

Le considerazioni svilenti e severe che produce, divengono allora altamente perturbanti. Compromettono la valutazione di sé e la spinta motivazionale ad andare nel mondo. Se focalizzate sull’aspetto, condizionano la postura, l’atteggiamento, l’interazione con gli altri. Fino a concretizzarsi in vere e proprie ossessioni. Nei casi più seri dando luogo a disturbi quali dismorfismo, autolesionismo ed anoressia.

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Le ragioni dell’autocritica

Per mettere a tacere la voce persecutoria è necessario comprendere i motivi della sua intransigenza.

L’autocritica sviluppa dall’ansia. Ansia determinata dalla paura di non piacere agli altri, di essere giudicati o respinti. Come metterla a tacere? E’ inutile combatterla, meglio cercare il modo di rispondere alla sua preoccupazione, solo così non avrà più ragione di assediarci. Come fare concretamente? 

Dare contorno ai fantasmi è sempre la via maestra per sbarazzarsene. E dunque, dove nasce l’autocritica che ci perseguita?

Indietro nella nostra storia

Come spesso accade, è il nostro vissuto a dar conto dei pensieri critici ed ansiosi:

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1 educazione rigida

L’aver ricevuto un’educazione severa e punitiva ha prodotto la formazione di un’istanza psichica intollerante. Essa è la risultante di un lungo lavoro di introiezione dei modelli di riferimento. In altre parole, abbiamo fatto nostro il modo con cui venivamo ripresi, spesso pur non condividendolo. Lo abbiamo poi proiettato sul mondo esterno, che di conseguenza viviamo giudicante ed intransigente. Un mondo in cui non è dato fallire, in cui è necessario tendere alla perfezione. Per quale motivo? Per essere accolti ed amati. Esattamente come sentivamo di dover fare coi nostri genitori.

2. mancato rispecchiamento positivo

Il rispecchiamento affettivo definisce l’atteggiamento di accoglienza incondizionata e riconoscimento del bimbo da parte di chi si occupa di lui. Il modo in cui viene toccato, accarezzato, i sorrisi che riceve, l’approvazione espressa nei suoi confronti, sviluppano l’immagine che ha di se stesso. Quando tale rispecchiamento è carente o viene a mancare, il piccolo deduce di non essere adeguato e/o amabile. Bassa autostima ed autocritica trovano così l’humus idoneo in cui proliferare.

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3. episodi denigratori

Ci riferiamo a svalutazioni, umiliazioni, episodi di bullismo, subiti in età formativa. Queste esperienze possono dar origine a schemi emotivi e di pensiero auto-dispregiativi. A convalidare l’atteggiamento degli altri o come reazione di allerta affinché l’evento traumatico non si ripeta.

4. modelli di riferimento ansiosi/perfezionisti

L’essere cresciuti da personalità ansiose, allerta, preoccupate dal contesto – vissuto giudicante e minaccioso, ha fatto sì che ne assorbissimo l’atteggiamento. Abbiamo così imparato  a non farci mai cogliere in fallo, a soddisfare le aspettative altrui, ad ambire alla perfezione per non risultare criticabili. E così, senza averne coscienza, abbiamo dato forza e respiro alla voce castrante ancor oggi attiva in noi.

studio psicologia e counseling milano il segreto per piacersiCiò nonostante, è possibile piacersi?

Il passato può non averci consentito di sviluppare un’immagine positiva di noi stessi, ciò però non deve farci desistere. Come si è detto, il segreto per piacersi è nella nostra psiche. Ad esso dobbiamo attingere, come?

1. non lasciare inascoltati i propri bisogni

Una volta assunta consapevolezza dei motivi da cui l’autocritica è generata, il segreto per tornare a piacersi sta nel colmare le lacune. Ciò significa dar soddisfazione agli antichi bisogni rimasti inappagati.

In base alla nostra storia, possiamo portare ad emersione le carenze, i dolori, le frustrazioni, le paure e le ansie che ancora ci spingono ad essere severi con noi stessi. Possiamo iniziare chiedendoci di che cosa abbiamo bisogno? A quali mancanza dobbiamo sopperire? Quali timori superare?

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2. darsi il permesso

E’ poi necessario concedersi ciò di cui sentiamo l’urgenza. Trovare la forza di andare e procurarcelo. Di che si tratta, di calore affettivo? riconoscimento? rispetto? amore? Dobbiamo andarcelo a prendere. Ed in abbondanza, dato quanto ci è mancato.

Darsi il permesso è un’attitudine coraggiosa ed ardua per chi è abituato a svilirsi. Eppure rappresenta una potente chiave di volta: Io sono così. E vado bene così. Ho diritto ad essere me stesso. Con le mie fragilità, incapacità, incongruenze. E’ vero, a volte barcollo, capitombolo, mi nascondo… accade, come ad ogni altro essere umano. Non è una tragedia. Ogni volta posso infatti rialzarmi, spazzare la polvere dai vestiti e ricominciare.

3. darsi tempo

Poiché l’urgenza può farci assumere decisioni affrettate o incappare in amori sbagliati, è necessario darsi tutto il tempo necessario a che il processo sia completo, il che implica una speciale risorsa di cui tutti disponiamo:

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4. far ricorso al proprio potenziale

Per accogliere l’amore è necessario saper amare se stessi. Non c’è altra via. In caso contrario si rischia di accettare qualcosa che all’amore solo somiglia o di non far entrare, di non riconoscere ciò che amore è davvero.

Come imparare dunque a volersi bene? Ognuno di noi dispone di risorse a cui attingere. Risorse volte a soddisfare i propri bisogni, ad accogliere gli inevitabili limiti con benevolenza, ad attuare le necessarie strategie per procurarsi ciò che si desidera.

Addentriamoci allora nella profondità di noi stessi, andiamo a recuperarle in quell’angolo impolverato della psiche in cui le abbiamo dimenticate. Son risorse l’ascolto istintivo del proprio sentire emozionale, l’intuito, la lungimiranza, la caparbietà a proseguire il cammino di riscoperta del Sé. E poi ancora l’immaginazione con cui inventarsi nuovi percorsi esplorativi ed i sensi con cui saper profondamente guardare.

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Consigli pratici

Gli schemi di pensiero influenzano le emozioni, per questo è di utilità

  • focalizzarsi su quanto di buono abbiamo
  • tenere un diario in cui appuntare ogni sera ciò che abbiamo per cui essere grati, ciò che siamo riusciti a fare – seppur in piccolo, può aiutarci a concepire una visione più positiva di noi stessi
  • riconoscere l’autocritica e contrastarla ogni volta, magari utilizzando un’espressione che ci dà forza, per es. “non provarci, piuttosto fidati di me.”
  • rispondere alle svalutazioni della voce critica con quanto direbbe una persona che ci vuole bene
  • esercitarci nell’autoironia, riderci sopra è un modo efficace di contrastare l’auto-critica, fin di tranquillizzarla “ma sì, ridiamoci sopra, infondo non cade il mondo, domani ci riprovo!”
  • arrischiarsi a stare in mezzo agli altri. Osservarli benevolmente alle prese con le loro insicurezze e comprendere che ognuno di noi ne ha.

E quando tutto questo non basta…

Il percorso che abbiamo descritto è molto efficace per ritornare a piacersi. Tuttavia può risultare ostico in certi punti. Infatti non sempre è facile risalire ai motivi per cui l’autocritica ci perseguita.

Quando da solo non riesci a riconquistare benessere e serenità, un breve percorso di counseling come quello offerto dallo Studio di Counseling Psiché della Dr. Francesca Minore, può fornirti gli strumenti ed il sostegno per tornare al timone della tua vita e sperimentare un autentico benessere.