studio psiché milano - dire no

DIRE NO – COME RIUSCIRCI?

Dire no può essere difficile, meglio accondiscendere ritengono alcuni, costa meno fatica e non alimenta conflitti. Ma è proprio così? Nessuna alternativa percorribile?

Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psiché con la Dr. Francesca Minore, in questo articolo vogliamo occuparci della competenza ad esprimere dissenso. Con l’aiuto di alcuni esempi scopriamo quali strumenti utilizzare per imparare a verbalizzare la nostra opinione serenamente.

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Dire no – Perché mi riesce difficile?

La cultura familiare, la qualità delle relazioni di attaccamento, l’esperienza sociale successiva (scuola, lavoro, amicizie) forgiano il nostro carattere. E’ all’interno di questi contesti e rapporti che sviluppano la concezione di noi stessi, degli altri e la legittimità ad esprimerci. Qualche esempio chiarificatore.

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Dire no – L’inibizione

L’essere cresciuti in ambienti rigidi e punitivi può rappresentare un motivo di inibizione. Con le parole di Luca: “In famiglia le regole erano rigide. Infrangerle non ammesso. Avevamo tutti soggezione di mio padre e se venivamo colti in fallo, diventava autentica paura. Ogni errore veniva punito. E le punizioni peggiori erano la vergogna e l’umiliazione.” In alcune famiglie l’errore ed il fallimento non sono tollerati. Rappresentano un’onta che, oltre ad essere mondata solo con una severa punizione, di per se stessa distrugge l’autostima. Specie se ripetuta. Luca accenna pure alla soggezione verso le figure genitoriali. Descrive una famiglia dalle gerarchie rigide e dai confini interni invalicabili. Un perfetto terreno di coltura per l’inibizione.

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Le conseguenze

In un simile contesto, il Sé in formazione dei figli non si espande, non cresce. Non viene legittimato dal sistema a farlo. Si inibisce difensivamente piuttosto. Si chiude, non si esprime per evitare di collidere con l’autorità genitoriale. Questo sistema familiare (S. Minuchin) può esistere in forme ed intensità diverse. Di certo l’essere cresciuti in famiglie di questo tipo priva la persona del permesso personale ad esprimere dissenso, a rifiutare una proposta, a dire no quando ne sente l’esigenza. E tale attitudine si consolida negli anni. Per cui anche da adulti ogni situazione professionale, sociale, affettiva in cui è richiesto esprimere diniego, dire no, viene vissuta come una sorta di elastico esperienziale che riporta al volto severo del padre. Così si tace e si accondiscende per evitare il rifiuto, il conflitto, l’umiliazione. Oggi come allora.

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Dire no – La manipolazione

In altri casi ad inibire l’espressione della propria volontà è il senso di colpa. Marianna è giovane, timida e non riesce proprio a dire di no: “In nessun caso! Mi paralizzo, mi sforzo, ma alla fine esce solo un – certo grazie! Cosa provo dopo? Una gran rabbia verso me stessa perché mi costringo da sola a fare ciò che non voglio.” Che cosa determina la difficoltà a dire no di Marianna? Della sua infanzia la giovane rammenta il grande dolore vissuto in seguito al divorzio dei genitori. Che è avvenuto in maniera drammatica, con l’allontanamento repentino e senza una spiegazione del padre. Non venendo supportata in alcun modo nell’elaborazione di quanto stava accadendo, la piccola Marianna ha sviluppato la convinzione di esserne in qualche modo responsabile. Il distacco affettivo del padre negli anni successivi glielo ha confermato. La madre, rimasta sola, ha fatto della figlia il proprio centro. Accudendola amorevolmente ma anche vivendola come fonte unica di affetto. Tale legame simbiotico è messo in crisi oggi dal bisogno di emancipazione della ragazza.

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Le conseguenze

Marianna ricerca l’affrancamento dalla stretta materna ma le viene impedito. Temendo inconsciamente il distacco, la madre boccia infatti ogni tentativo di autonomia della figlia. Non lo fa opponendosi, bensì lamentando in maniera strumentale di sentirsi sola e abbandonata. Il che ingenera un forte conflitto in Marianna (bisogno di autonomia vs bisogno di non far soffrire la madre) e senso di colpa ogni qualvolta esprime la sua opinione. Ha così imparato a sacrificare i suoi bisogni. A tacere. A non esprimersi. A non dire no, mai.

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Dire no – La dipendenza

Saper dire no implica l’accettazione del rischio. Rischio di deludere gli altri, di perderne l’attenzione o l’affetto. E’ il caso di Anna: “Io e Giorgio e siamo sposati da molti anni. Lui si è sempre preso cura di me. Non posso che essergli grata. Fin dal giorno del matrimonio, quando l’ha promesso a mio padre. E non ha mai tradito la sua promessa.” Il rapporto di coppia che Anna descrive nel corso dei colloqui di counseling è pieno d’amore. Racconta però di una relazione sbilanciata in favore del marito. E’ lui che prende ogni decisione, che sceglie. Sempre. Anna confessa di aver sofferto fin dall’infanzia la scarsa considerazione nei suoi confronti. Nella famiglia d’origine infatti, il suo punto di vista non interessava. Il fratello sì era ascoltato. Lui così in gamba e determinato. Lei? Era solo una ragazza, non aveva voce in capitolo.

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Le conseguenze

L’abitudine a conformarsi l’ha accompagnata dunque per tutta la vita. Ma ora è diverso. Ora il disagio di dover sempre tacere è tanto pressante da causarle degli attacchi d’ansia. Ciò nonostante l’ingiunzione interna a non parlare, a non dire no, ad essere compiacente ancora l’accompagna. E così Anna mantiene l’atteggiamento di accondiscendenza che l’ha sempre contraddistinta: “Tu sei fatta così. – dice Giorgio, ma io dentro sono tanto altro e vorrei poterlo esprimere, vorrei sapere dire no tutte le volte che lo ritengo opportuno!” 

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Dire no – La chiave per riuscirci

I casi che abbiamo descritto mostrano come saper dire no sia una questione di legittimazione all’espressione di sé. Le tecniche di Social Skill Training possono essere di utilità, permettono infatti di apprendere le corrette strategie per esprimersi in maniera adeguata. E’ necessario però che siano affiancate da un percorso personale volto a correggere le convinzioni disfunzionali che sostengono il blocco espressivo: “deluderò gli altri” “non sono autorizzato” “non mi accoglieranno più”. Tali convincimenti son retti dal senso di colpa o dal timore di deludere le aspettative, di venir rifiutati, di far danno alla relazione, di non meritare ecc. Se non elaborate, inficiano inevitabilmente l’apprendimento delle competenze sociali.

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Dire no – su cosa lavorare

Il percorso di counseling è volto a rinforzare il Sé, a migliorare l’autostima, a mitigare l’autocritica. In una parola a credere in se stessi e contattare la propria forza interiore. Al contempo si lavora alla pragmatica comunicativa mediante esercizi di role playing, un vero e proprio addestramento ad esprimersi adeguatamente in quanto:

  • ognuno ha diritto a comunicare la propria opinione o il proprio dissenso,
  • è lecito dire qualunque cosa se il modo è rispettoso,
  • l’assertività può essere appresa. Consiste nell’abilità  di descrivere il proprio punto di vista in maniera convinta, ferma, ma tranquilla senza risultare aggressivi o polemici,
  • parlare non implica alcuna rottura della relazione se si motiva il proprio no affinché l’interlocutore possa comprenderne le ragioni,
  • qualora l’altro non condivida il nostro parere, è tenuto comunque a rispettarlo. Le relazioni non si basano sull’accordo totale. Capita di avere opinioni differenti, la stima o l’affetto per l’altro prescinde dal dissenso contingente,
  • si può imparare ad aprire con l’interlocutore un confronto costruttivo. Come? Ascoltando le sue motivazioni, il suo stato d’animo, comprendendo la sua prospettiva pur non condividendola. Mostrarsi autenticamente empatici, disponibili a capirlo, favorisce il mantenimento della relazione malgrado il disaccordo.

Studio Psiché – Chi siamo

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Negli ultimi anni, dato l’incremento di richieste, lo Studio Psiché di Milano ha messo a punto un  servizio online di counseling e psicoterapia specificatamente costruito per funzionare come le sessioni in presenza in termini di approccio metodologico, tecniche e protocolli utilizzati. Tutto ciò al fine di garantire al cliente un intervento qualificato, produttivo ed efficace che gli consenta di:

  • godere di uno spazio di ascolto accogliente e supportivo in cui poter apprezzare il tempo di ogni sessione,
  • fornirgli gli strumenti più idonei a risolvere il disagio,
  • beneficiare di un intervento pensato per lui, in termini di caratteristiche personologiche, esigenze e peculiarità,
  • favorire nel minor tempo possibile il rinnovato benessere psichico.

E’ disponibile inoltre un servizio di consulenza online per expat  specificatamente dedicato alle esigenze di coloro che risiedono all’estero.

Primo colloquio esplorativo gratuito.

Per approfondire:

https://studiopsicologia-stresa6.com/imparare-a-dire-no/

 

colloqui di counseling di che si tratta?

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