studio psicologia e counseling milano difficoltà a socializzare

NON RIESCO A SOCIALIZZARE

Non riesco a socializzare. Dopo gli -anta quali sono le ragioni per cui può risultare difficile socializzare? Quali le difficoltà? Approfondiamo insieme con qualche consiglio.

Non riesco a socializzare. Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psicologico Milano con la counselor professionista Dr. Francesca Minore, qui ci interessa analizzare le motivazioni della difficoltà a creare legami amicali dopo gli -anta e le maniere per superarlo.

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Non riesco a socializzare: le ragioni

I motivi possono essere molteplici, riconducibili in larga parte a quattro ordini di fattori. Analizziamoli nel dettaglio e capiamo, in ciascun caso, che fare.

1. Non mi sento a mio agio

“Non riesco a socializzare perché in mezzo agli altri mi sento inadeguato.” E magari non è sempre stato così. C’è stato un tempo, all’università o al primo impiego, in cui questa difficoltà non c’era, in cui ci si proponeva agli altri in modo facile e disinvolto. Che cosa è cambiato? Il tempo e le esperienze cambiano le persone. Il che è quasi sempre un fatto positivo. Si impara ad essere più riflessivi, maturi, ad agire ponderatamente e con più saggezza. A volte però gli accadimenti della vita intaccano l’autostima, la spensieratezza, la voglia di arrischiarsi. In altri casi a procurare disagio è la convinzione di non essere al passo con gli altri, che riteniamo essersi realizzati più e meglio di noi. E ancora, l’inadeguatezza può nascere dal faticare a riconoscere i cambiamenti inevitabili del corpo, il che intacca la sicurezza di cui un tempo si disponeva. In ultimo, sono gli stereotipi a condizionare. Quei pregiudizi per cui, dopo gli -anta, è auspicabile maggior serietà e sobrietà. Fino a ritenere disdicevole lasciarsi andare a momenti ludici, quasi significasse dimenticare le proprie responsabilità.

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– che fare – quando l’autostima è stata “intaccata”?

Quando è l’autostima ad esser stata compromessa dalle esperienze negative, è importante recuperare le proprie risorse, che per fortuna rimangono a disposizione, a prescindere dallo scorrere del tempo. Ricontattarle dunque. Magari in quell’anfratto impolverato della psiche in cui sono rimaste a lungo inutilizzate. Un breve intervento di counseling consente di ritagliarsi uno spazio in cui risvegliarle con il supporto adeguato. Si tratta di un percorso sorprendentemente arricchente. Un’esperienza piena, da vivere alla riscoperta del proprio Sé per farlo rifiorire.

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– che fare – quando non ci si sente “in pari”?

Quando è il confronto con gli altri a farci dire “non riesco a socializzare, a farmi nuovi amici”, dobbiamo riflettere sull’effetto nefasto delle attese che abbiamo nutrito nel corso degli anni. Forse avevamo messo in conto di raggiungere determinati obiettivi, ma le aspettative non si sono realizzate. Per questo risulta ora faticoso il confronto con chi, a nostro giudizio, ci è riuscito e brillantemente. Invece di chiuderci rifiutando il contatto, è utile rammentare che la vita non è una gara. Che non partiamo tutti dagli stessi blocchi di partenza. Che il percorso non è identico. Ciascun individuo ha una storia peculiare, un cammino di vita diverso da ogni altro, ostacoli da superare differentemente complessi. Soprattutto, ad ognuno è richiesto solo di divenire se stesso. Semplicemente. Per questo il confronto è superfluo, a qualsiasi punto della via ci si trovi. Conta piuttosto scoprire ciò che si vuole diventare e adoperarsi per riuscirci. Profondamente. L’unico traguardo che davvero importa.

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– che fare – quando non ci si sente a proprio agio col corpo?

Con gli anni ed in special modo in menopausa, il fisico cambia. Calo ormonale, modificazione del metabolismo, diminuita produzione di collagene, sono solo alcuni dei fattori responsabili. Eppure, malgrado ciò, nella storia dell’umanità gli -anta non sono mai stati così benigni sia con le donne che con gli uomini. Forse, rispetto alla gioventù, è necessario adoperarsi maggiormente all’allenamento fisico, alla cura della propria pelle e del corpo, della salute, ma ad oggi è certo possibile vivere con soddisfazione la propria età. Per riuscirci, per star veramente bene, è utile prima di tutto far pace con se stessi, col proprio passato, con ciò che si è stati, forti della consapevolezza che l’età in cui si sta entrando è altrettanto ricca di opportunità. Qualora si abbia difficoltà a riuscirci da soli, un breve percorso di counseling può risultare la scelta più efficace da percorrere. Infatti, come asserisce Luigi Cancrini grande conoscitore dell’animo umano, l’obiettivo di ogni cammino introspettivo consiste nella riconciliazione, con sé e la propria storia. Alleggerirsi dei fantasmi, dei sensi di colpa, dei cerchi non chiusi, consente di affrontare il nuovo viaggio in leggerezza e serenità. Aprirsi a nuove conoscenze diviene allora possibile.

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– che fare – quando gli stereotipi inibiscono la spontaneità?

Carl Rogers affermava che la psiche dispone di una tendenza organismica innata volta ad esprimere la sua vitalità. Questa preziosa risorsa subisce una pesante inibizione, quando la spontaneità del Sé viene compressa da ingiunzioni tese a far essere come si ritiene di dover essere. Ed è allora che motivazione, iniziativa, ascolto dei propri bisogni, si spengono, perdono di efficacia. Al calore e al desiderio del contatto si oppone la chiusura, il gelo, la resistenza ad andare nel mondo. Quando accade, è utile prender coscienza del danno che si sta subendo. Ad ogni età l’organismo ha necessità di momenti ludici in cui lasciarsi andare, in cui ridere e scherzare e muoversi e ballare. Il che non significa arrancare appresso ad un adolescenza ormai superata, ma piuttosto godere consapevolmente del proprio tempo. Non rinunciando alla propria età ma facendola fiorire.

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2. Ho perso i miei riferimenti

“Non riesco a socializzare perché mi sento svuotato”. Una sofferenza questa, che può insorgere a seguito di accadimenti spiacevoli occorsi, quali separazione, divorzio, perdita della persona amata, di un amico. Oppure ne son causa i cambiamenti inevitabili della vita, come la lontananza dai figli ormai autonomi. Persi i punti di riferimento, si diventa apatici, demotivati. Senso di vuoto ed inutilità, perdita del proprio ruolo, insinuano un fastidioso stato depressivo dell’umore, per cui non si ha voglia di far nulla, tanto meno nuove conoscenze. Così, spaesati e senza forza, si finisce per pensare di non aver più risorse e più il tempo passa, più la situazione cronicizza.

Che fare?

Non arrendersi. Presumibilmente è necessario uno sforzo per attivarsi, ma farlo può dar il via al primo passo verso la serenità. Compierlo non significa stravolgere la propria vita, solo aprire un pertugio in direzione del nuovo. E se la fatica sembra insormontabile, farsi aiutare. Richiedere un colloquio di counseling può rappresentare il modo per sfogarsi con qualcuno disposto ad ascoltare e sostenere la fatica del cammino. Può rappresentare l’occasione per tornare ad affrontare, con i giusti tempi, “il fuori”. Là dove è ancora possibile trovare il conforto, l’amicizia e la condivisione per dar nuova pienezza all’esistenza.

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Sono deluso/a dalle persone

Le esperienze di vita possono indurre a ritenere che relazionarsi agli altri provochi sofferenza. Capita quando ci si è sentiti rifiutati, traditi, ingannati. E allora istintivamente ci si chiude in se stessi per evitare che capiti ancora. Lo si fa dunque per tutelarsi, nella convinzione di essere troppo vulnerabili per esporsi di nuovo al rischio. Purtroppo però, la solitudine veicola convincimenti sempre più negativi e l’isolamento non fa che aumentare con conseguenze sull’umore e l’autostima.

Che fare?

E’ importante analizzare i pensieri che guidano il proprio comportamento. Probabilmente affioreranno congetture del tipo “degli altri non ci si può fidare” “gli altri fanno solo del male” “sono tutti egoisti”. In ognuna di tali affermazioni è presente una generalizzazione. Così funziona la mente, categorizza per semplificare la codifica delle informazioni. Ciò però non significa che generalizzare sia sempre corretto. A volte è buona cosa riflettere sulle esperienze vissute in grado di disconfermare i pensieri negativi. E’ poi di utilità osservare le proprie modalità di relazione: come ci si è posti in passato, quando abbiamo tanto sofferto? come abbiamo reagito? Così facendo, è possibile rintracciare comportamenti che non si sono rivelati funzionali. Per esempio domandandosi: in quelle occasioni ci sentivamo confidenti? abbiamo esposto le nostre ragioni? ci siamo fatti rispettare? oppure abbiamo finto di non vedere o non abbiamo saputo essere efficaci nel tutelarci? Questa analisi obiettiva, specie se effettuata con il supporto di un professionista esperto, può essere di giovamento per apprendere modalità relazionali adeguate, per incrementare l’autostima e per rafforzare il Sé. Con tale nuovo bagaglio saremo allora in grado di incontrare gli altri in sicurezza e con serenità.

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Non ho mai avuto grande abilità comunicativa…

… e per questo non riesco a socializzare. Riconoscerlo è già un ottimo punto di partenza. Come si è detto, ognuno di noi possiede risorse ed abilità inutilizzare a cui attingere. La competenza comunicativa si può apprendere. Banalmente rubando l’arte a chi la possiede o seguendo un programma specifico come quello offerto presso lo Studio Psicologico Milano.

Poiché l’inabilità comunicativa è spesso correlata a motivi altri legati alla propria storia di vita, il percorso di counseling si propone di guidare la persona a sciogliere eventuali nodi conflittuali o relazionali alla base del disagio. Tutto ciò al fine di restituirle la necessaria sicurezza per rapportarsi agli altri in modo finalmente efficace.