morte vita oltre la vita studio psicologico Milano Dr. Francesca Minore

C’E’ VITA OLTRE LA VITA?

La morte analizzata dal punto di vista psicologico: i diversi motivi per cui spaventa, i concetti di esperienza di pre-morte e di vita oltre la vita.

Morte e NDE. Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psicologico Milano dalla counselor professionista Dr. Francesca Minore, qui ci interessa esplorare il tema della morte e le ricerche scientifiche relative alla vita oltre la vita (NDE). Il tema trova spazio anche nell’articolo sulle fiabe ed il modo di raccontare la sofferenza ai piccoli. Ad esso si rimanda per un approfondimento.

La morte è la fine di tutto? Esistono ricerche scientifiche in grado di fornire una qualche risposta a riguardo?

Certo. Ne esistono. Se ne sa poco solo perché l’argomento è a tutt’oggi tabù a causa di paure e resistenze che in realtà l’approfondimento dissipa. Lo Studio Psicologico Milano con la counselor professionista Dr. Francesca Minore, tratterà di seguito il tema della morte e della vita oltre la vita.

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MORTE. IL TEMA

Come si è giunti a rimuovere l’attenzione da un tema esistenziale di tale portata? Infondo l’uomo ha da sempre dovuto confrontarsi con domande quali il senso della vita e della morte. Come è possibile che tali interrogativi siano oggi rinnegati dalla coscienza collettiva?

 

 MORTE. LA CULTURA ATTUALE

La cultura del XX secolo, grazie alle scoperte scientifiche, ha condotto il pensiero moderno verso il fisicalismo più spinto: è vero solo ciò che materialmente visibile e misurabile. A discapito di quanto reale ma invisibile all’occhio, come ben affermava A. de Saint-Exupéry. Tale prospettiva ha portato a ritenere illusorio ciò che non si può conoscere attraverso i sensi, a negarne il valore, a tacciare di ciarlataneria ogni investigazione in proposito.

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Ma sono proprio gli studi scientifici a smentire alcuni assiomi dati per scontati. Da più di un secolo sappiamo infatti che la realtà fisica non è recepita passivamente, ma creata, elaborata dalla nostra percezione. L’occhio, ad esempio, è sensibile a quella porzione di energia elettromagnetica che si trasmette mediante lo spazio e che definiamo luce. Sono poi i coni ed i bastoncelli, in qualità di fotorecettori, a trasformarla in impulsi nervosi per raggiungere il nervo ottico, l’encefalo e dar forma alle immagini. E dunque, come ben asserisce E. Facco, docente di anestesiologia e rianimazione, la realtà oggettiva è una produzione soggettiva, un modello della realtà originato da gestalt interne all’organismo, da forme a priori che si attivano sotto stimolazione degli organi di senso. Ciò che vediamo è quindi frutto di processi inconsapevoli di codificazione del reale, non il reale.

Stando così le cose, se il mondo percepito è risultato del potere (e della finitezza!) dei nostri recettori neuronali, di complessi processi chimici ed elettrici, come possiamo dar credito alla teoria secondo cui è vero solo ciò che materialmente tangibile? Cominciamo dal principio…

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Illusione ottica: ciò che percepiamo non sempre corrisponde a ciò che è.

LA PAURA DELLA MORTE

In ogni essere umano esiste un anelito di infinito che lo spinge ad interrogarsi, a soddisfare il proprio bisogno di andare oltre i confini di quanto conosce. Allo stesso tempo, ogni uomo porta con sé importanti resistenze a compiere questo cammino, ad avventurarsi nell’ignoto. Per quale motivo?

1.Per timore di rimanerne destabilizzato.

Mirabilmente lo spiega L. Pirandello ne “Il fu Mattia Pascal”: “Se, nel momento culminante, proprio quando la marionetta che rappresenta Oreste è per vendicare la morte del padre (…) si facesse uno strappo nel cielo di carta del teatrino, che avverrebbe? Dica lei. – Non saprei – risposi, stringendomi nelle spalle. – Ma è facilissimo, signor Meis! Oreste rimarrebbe terribilmente sconcertato da quel buco nel cielo. – E perché? – Mi lasci dire. Oreste (…) si sentirebbe cadere le braccia. Oreste, insomma, diventerebbe Amleto.”

Lo squarcio nel cielo del teatro non può dunque che destabilizzare le sicurezze dell’essere umano, il quale, impedioa nello spingersi oltre lo strappo, rimane appeso a quel poco che appare dal pertugio. Troppo grande, questo, per essere ignorato; troppo limitato per poter soddisfare la sua legittima curiosità. Fuor di metafora, molto poco è dato sapere. Paradossalmente, meglio non sapere dunque. Meglio restare focalizzati sul mondo del conosciuto. Perché l’ignoto inquieta.

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2.Per timore della morte.

Non sappiamo con certezza cosa accada. Né al momento del trapasso, né dopo. La morte può accompagnarsi a sofferenza fisica, ad agonia. Soffermarsi sul tema è naturale che provochi smarrimento ed in una società priva della capacità di gestire le emozioni, mai più gli individui verranno stimolati a superare il pur legittimo timore. Un percorso di counseling, come quello offerto dal nostro servizio counselor Milano, può aiutare ad affrontarlo.

3.Per l’influenza delle dottrine religiose.

Le quali dispongono di convinzioni insindacabili e certe (ci si crede “per fede”, non servono prove) in grado di fornire serenità ai credenti, a patto che rispettino il volere divino di cui le chiese stesse sono detentrici. Esercitando un controllo massivo sulle masse (S. Freud), le religioni ottundono il legittimo bisogno di trovar risposte personali e non fittizie o consolatorie, alle domande che affollano inevitabilmente la mente umana.

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4.Per il bisogno di controllo/stabilità.

La morte è soggetta ad un processo di negazione in coloro che sentono l’ansiosa esigenza di poter controllare ogni ambito della vita. Poiché l’incontro con il tema non può offrire certezze, queste persone rifuggono dall’approcciarlo.

IL LAVORO PIONIERISTICO DI R. MOODY

Eppure non tutto è tenebra e mistero. Di studi scientifici ce ne sono. E rasserenanti per giunta. Ma partiamo dal principio.

Da R. Moody, senza dubbio il più famoso esaminatore sistematico nel campo. Grazie a lui sono state catalogate miriadi di esperienze raccolte tra chi è sopravvissuto alla morte dopo averla conosciuta per pochi attimi. Grazie al suo lavoro, la ricerca contemporanea dispone di ampio materiale categorizzato in base ai temi comuni riscontrati nei racconti di persone appartenenti a razze, culture e credo religiosi diversi tra loro.

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Cosa sopravvive di noi? Secondo il medico e psicologo statunitense il costituente della nostra identità personale, ciò che in psicologia definiamo Sé, che si avventura in uno stato alternativo di coscienza. Ad oggi, molte ricerche confermano i dati da lui raccolti. Vediamone alcune.

RICERCHE SULLE ESPERIENZE DI PRE-MORTE

La sigla NDE sta per “Near Death Experience” e qualifica le impressioni vissute da soggetti temporaneamente morti che si trovano ad esperire uno speciale stato di coscienza comprendente elementi quali: la visione del proprio corpo dall’esterno (OBE Out of body experience); il passaggio da un tunnel che termina nella luce; le sensazioni di beatitudine; l’incontro con entità benevole (spesso parenti defunti); la revisione della propria vita; il disagio provocato dal rientro nel proprio corpo e nella vita quotidiana; un forte, positivo, cambiamento psicologico con cessazione totale della paura di morire negli anni successivi all’esperienza vissuta.

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L’INDAGINE SCIENTIFICA DI LOMMER

Per poter dar credito alle testimonianze che ancora oggi vengono costantemente vagliate, il cardiologo olandese Pim Van Lommer ha condotto un’indagine scientifica pubblicata sull’autorevole rivista scientifica The Lancet nel 2001.

CAMPIONE: 344 individui operati d’urgenza in seguito ad arresto cardiaco.

Tutti versanti nella medesima, drammatica, condizione:

la funzione cerebrale è seriamente compromessa a causa del mancato flusso di sangue e della conseguente riduzione di ossigeno (anossia). L’attività elettrica, sia a livello corticale che delle strutture più profonde, risulta presto assente. Il monitoraggio (EEG) mostra infatti cambiamenti ischemici quali la diminuzione delle onde veloci di elevata ampiezza, l’aumento delle onde lente (Delta) e nei casi più gravi la comparsa delle onde Theta che declinano rapidamente verso lo stato isoelettrico (EEG piatto – assenza attività).

RISULTATI: 282 pazienti sopravvissuti (82%) non conservano alcun ricordo del periodo di incoscienza.

62 pazienti sopravvissuti (18%) sperimentano l’NDE nella modalità classica descritta da Moody.

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LE CRITICHE

Le prime critiche vengono mosse sul piano fisiologico.

L’NDE sarebbe risultato dell’anossia (riduzione dell’ossigeno al cervello); delle endorfine secrete dal sistema degli oppiacei; del blocco dei recettori NMDA attivi nelle trasmissioni sinaptiche.

Questa legittima osservazione viene però vanificata dal fatto che, se vera, dovrebbe riguardare la totalità del campione. Tutto infatti versava nel medesimo stato, invece il 20% sperimenta l’NDE.

Un obiezione di carattere psicologico interpreta invece come causa dell’NDE la paura della morte, per gestire la quale la mente dei pazienti riprodurrebbe un’illusoria esperienza confortante.

Gli intervistati riferiscono tuttavia di non aver provato alcun timore in quanto l’attacco cardiaco è stato improvviso e repentino.

Inoltre l’NDE si è verificata durante una perdita funzionale transitoria di tutte le strutture cerebrali, il che non spiega lo stato di lucida consapevolezza, la presenza di competenze cognitivo-emotive ed il senso di identità riscontrato in chi ne ha fatto esperienza. Con le parole di Van Lommel Come può essere sperimentata una chiara coscienza extra-corporea quando abbiamo le prove elettroencefalografiche che il cervello non sta funzionando?”

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IL LAVORO DI GENOVESI IN ITALIA

In Italia il ricercatore G. Genovesi,* specializzato in endocrinologia e psichiatria, ha condotto uno studio sull’ NDE esperita da quattordici persone cieche dalla nascita, riscontrando che “due soggetti di 45 e 32 anni hanno riferito esperienze visive durante NDE completa delle visioni che di solito fanno tutte le persone che hanno vissuto una NDE, ma non sono cieche fin dalla nascita.” Dai risultati il medico deduce che gli stati allucinatori correlati all’NDE sono indipendenti dalla percezione visiva dei soggetti, perché “per avere un’allucinazione visiva, è necessario essere capaci fin dalla nascita di vedere.”

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IL CONTRIBUTO DI ENRICO FACCO

Il docente di anestesiologia e rianimazione distingue il peculiare stato di incoscienza durante l’NDE sia dal delirium psicotico, sia dallo stato allucinatorio seguente all’assunzione di sostanze stupefacenti. Non si tratta infatti di un mix incoerente di sensazioni ed inoltre mancano l’alterazione di giudizio, l’angoscia e l’oblio che caratterizzano l’allucinazione.

Piuttosto, spiega bene Facco, va considerato che “la scienza medica si è finora occupata solo della funzionalità ordinaria delle mente”, come a dire, molto manca ancora da conoscere circa le sue potenzialità.

Per quanto ne sappiamo ad oggi, la coscienza è solo una delle modalità operative mentali. I sogni infatti testimoniano chiaramente la presenza di un processo di elaborazione cognitivo-emozionale parallelo e diverso da quello razionale. Se nello stato di veglia il pensiero è logico, analitico, lineare, quello onirico è altrettanto coerente ma simbolico, sincretico e dotato di una capacità elaborativa superiore e più rapida.

Poco sappiamo, poche certezze possiamo maturare dunque…

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CONCLUSIONI

Eppure i risultati che gli studi scientifici stanno producendo, unitamente alla quantità di testimonianze straordinariamente coerenti che si vanno a sistematizzare, fanno propendere per la veridicità delle NDE. Ciò detto, ben vengano le obiezioni, senza le quali la ricerca stessa non può approdare ad alcuna certezza. Nel mentre, come ben osserva R. Moody, i mezzi a disposizione della scienza verranno perfezionati e di più potremo indagare.

Non c’è infatti alcun impedimento alla conoscenza, se non la paura di ciò che ancora ci è oscuro.

Ed oscuro non significa minaccioso o angosciante. Significa semplicemente ancora non accessibile. 

Per saperne di più, vieni a trovarci nel nostro Studio Psicologico a Milano.

BIBLIOGRAFIA

Benson B. – IL CAMMINO DELLA FELICITA’ – Ed. Abele, 1985

Camus A. – L’UOMO IN RIVOLTA – Bompiani, 1994

Facco E. – ESPERIENZE DI PREMORTE. SCIENZA E COSCIENZA AL CONFINE TRA FISICA E METAFISICA – Edizioni Altravista

Hilgard E.R., Atkinson C., Atkinson L. – PSICOLOGIA – Giunti

Goleman D. – INTELLIGENZA EMOTIVA – Bur

Kubler-Ross E. – LA MORTE E LA VITA DOPO LA MORTE – Ed. Mediterranee,1991

Moody R. A.LA LUCE OLTRE LA VITA – Mondadori, Milano, 1989

Pirandello L. – IL FU MATTIA PASCAL – Einaudi

Van Lommel P, Van Wees R, Meyers V, Elfferich I. – L’ESPERIENZA DI PREMORTE IN SUPERSTITI DI ARRESTO CARDIACO: UNNO STUDIO PROSPETTICO NEI PAESI BASSI – in THE LANCET 358 (9298) :2039-45; 2001