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LA MADRE INVASIVA – LE ETA’ DELLA DONNA 3

Donna e madre invasiva: i comportamenti errati delle madri incapaci di rispettare gli spazi dei figli o che pretendono di vivere attraverso questi ultimi. Perché accade? Quali risorse utilizzare per riuscire a spiccare finalmente il volo? Con l’aiuto di una favola, approfondiamo il tema.

La madre invasiva

Tra i vari argomenti trattati allo Studio Psicologico Milano con la counselor professionista Dr. Francesca Minore, qui interessa esplorare il rapporto madre/figlia. Nello specifico, il rapporto tra una madre irrispettosa dei confini ed una figlia dipendente, ostacolata nella conquista della propria autonomia. L’articolo è strettamente correlato a quello sulla maternità e sulla menopausa. Ad essi si rimanda per un approfondimento completo del tema.

La madre invasiva e la relazione con la figlia. Di questo si occuperà lo Studio Psicologico Milano e la counselor professionista Dr. Francesca Minore,con l’aiuto di una fiaba.

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FIABA – RAPERONZOLO (PREZZEMOLINA versione Italiana)  di Gianbattista Basile, 1636

C’era una volta 

una giovane in attesa. Presa dalla voglia di prezzemolo, un giorno ne rubò un mazzo dall’orto della strega. Quella, resasi conto del furto, la minacciò pesantemente “Quando nascerà il tuo bambino dovrai consegnarmelo, altrimenti morirai!” 

Trascorsi gli anni, la figlia della giovane ladra era divenuta una bella bambina. Ogniqualvolta si trovava a passare davanti alla casa della strega, quella le ripeteva “Prezzemolina! Ricorda alla mamma che mi deve qualcosa!”. La piccola allora chiedeva spiegazioni alla mamma, la quale solo rispondeva “Ma sì, continua a dirlo, dì che se la prenda!” Prezzemolina lo riferì alla vecchiaccia. E quella la rapì e rinchiuse nel folto del bosco, in un’alta torre dotata di un unico pertugio.

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Passarono anni. 

La ragazza trascorreva le giornate affacciata alla finestrella. Sua unica compagnia la strega, che ogni sera andava a controllarla portandole del cibo. Prezzemolina calava la lunga treccia bionda e la faceva salire.

Un giorno, udito un cavallo al galoppo, la giovane urlò tanto forte, che il cavaliere la raggiunse. Da quel momento, il principe pensò di farle visita ogni notte arrampicandosi sull’alta torre.

Saputolo, la strega raggiunse i giovani innamorati in un baleno. I due cercarono qualcosa che li aiutasse ad evadere. Trovarono solo tre ghiande. In tutta fretta Prezzemolina le mise in tasca e si diedero alla fuga. 

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L’inseguimento durò a lungo.

Il destriero del principe non riusciva a seminare la vecchia. Senza pensarci, Prezzemolina gettò all’indietro una ghianda, la quale si tramutò in un cane famelico. La strega però gli lanciò delle pagnotte che lo resero inoffensivo. La seconda ghianda fece apparire un leone. Allora la vecchia si trasformò in asino e la belva, per paura dei calci del somaro, si ritrasse. Per fortuna, la terza fece apparire un lupo dalle zanne affilate. La vecchiccia, che aveva dimenticato di togliersi la pelle d’asino della precedente metamorfosi, fu travolta dall’animale, che, con le sue enormi fauci, la inghiottì in un solo boccone. Da quel giorno, Prezzemolina ed il principe vissero felici e contenti.

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IL MATERNO INVASIVO

La favola adombra il rischio implicito in una maternità invadente, richiedente, divorante. Quella della madre invasiva (la strega) incapace di rispettare la personalità e gli spazi psicologici della figlia adulta (la mamma di Prezzemolina). Le spiegazioni possono essere molteplici. Spesso si tratta di madri psicologicamente sole o narcisisticamente possessive o ancora inabili a lasciar il passo alla giovane femminilità delle figlie. Alla base del loro comportamento ci sono un vissuto di solitudine o dei cerchi irrisolti che ancora tormentano la loro esistenza. E le figlie?

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1. La madre invasiva: La figlia di una madre invasiva

Le figlie spesso sono simili alla madre invasiva di Prezzemolina.

La fanciulla della fiaba è fragile, incapace di assertività. In effetti, data la prepotenza della madre/strega, ella non può sviluppare il proprio animus,*,vale a dire quell’aspetto della personalità mediante cui difendere i propri confini, rendersi autonoma, utilizzare il proprio potenziare per andare e realizzarsi nel mondo. Ci prova. Ma alla fine, esasperata, cede “che se la prenda (la parte più preziosa di me). Non essendo in grado di dar voce alla propria volontà, non è capace a dire no. E la strega si prende tutto.

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2. La madre invasiva: Prezzemolina, la terza anima femminile

E veniamo alla terza anima femminile. La piccola protagonista, nata da una madre debole, cresce però dolce e amabile. Presumibilmente qualità materne assimilate. Ognuno di noi riceve in dote ciò che i genitori hanno da offrire e la parte assertiva, quella sana dose di aggressività difensiva, Prezzemolina non la può ereditare. Per questo la strega ha buon gioco a rinchiuderla nell’alta torre. Il secondo furto.

La bimba diventa donna in solitudine. Mite quanto la madre. Non si ribella, non escogita alcun piano per liberarsi della vecchia, non usa la voce per cercare aiuto. Rimane inerte alla finestra, nella speranza che qualcuno si accorga del suo dramma.

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3. La madre invasiva: Usare la propria voce

Usare il proprio organismo – voce, mente e corpo – per agire nel mondo significa possedere una solida struttura psichica.

Essere adulti in fondo vuol dire assumersi la responsabilità di se stessi e di ciò che accade nella propria vita. In inglese response ability, ossia la capacità di attivarsi per ottenere risposta. Per gestire gli eventi. Solo un bimbo è legittimato a rimanere in attesa che qualcuno operi al suo posto. Un adulto che si comporta a quel modo, in realtà non è mai cresciuto.

Spunto per una riflessione…

La favola può dunque essere spunto per una riflessione personale: quanto sono in grado di provvedere profondamente a me stessa? quanto capace di modificare l’ambiente circostante al fine di realizzarmi, difendermi, conseguire un obiettivo? Se la risposta è negativa, basta assumerne consapevolezza e lavorarci sopra. Non è il fato o il destino a dirigere la nostra vita, essa dipende per lo più dalla nostra capacità di navigazione.

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4. La madre invasiva: E finalmente il principe…

Ma torniamo a Prezzemolina, la quale infine riceve l’aiuto auspicato da un aitante principe.

Una prima interpretazione dell’incontro può essere quella offerta da S. Jones “Questa favola è una metafora che affronta il tema del sesso. Prezzemolina è reclusa agli inizi dell’adolescenza, trattenuta da ogni contatto con il maschile. La crescita dei suoi capelli riflette la sua crescente consapevolezza sessuale ed il suo desiderio. Così il principe, che perfora la torre sbirciando su i capelli di Prezzemolina e confida in incontri segreti. In una versione della storia la strega scopre l’inganno dopo che Prezzemolina rimane incinta.”

5. La madre invasiva: Il furto

La vecchia ogni sera si arrampica su per la torre utilizzando la treccia bionda che la giovane è costretta a calare dal pertugio da cui si sporge. Se assecondiamo la teoria di Jones, questo episodio denuncia il tentativo della donna di manipolare la femminilità della giovane a suo vantaggio, forzandola, di fatto, a rimaner al suo fianco, defraudata di un aspetto della propria personalità.

Proprio a questo porta infatti la maternità divorante. Al rinnegato di parti importanti di sé.

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6. La madre invasiva: Il rinnegamento di parti del sé

La favola si conclude grazie alla fuga sul bianco destriero del giovane salvatore. Un uomo. Dobbiamo quindi dedurre che ogni donna debba far ricorso al supporto esterno di un ipotetico principe azzurro? Naturalmente no. Il giovane, combattivo e forte, può essere propriamente interpretato come la scoperta, da parte della giovane protagonista, del proprio animus, ossia di una forza interiore, di una risorsa fino a quel momento inesperita. Un aspetto del Sé rimasto sopito, foriero di nuove abilità. Vediamo di approfondire quali.

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7. La madre invasiva: Il recupero della propria determinazione

La fuga dalla torre riesce grazie alle opere di magia generate dalle tre ghiande, le quali condensano un articolato simbolismo, poiché, in quanto frutti della quercia, ne assimilano il grande valore archetipico:

  • la quercia è metafora di saggezza. Si tratta infatti di un albero antico, sotto la cui maestosa ombra hanno potuto scorrere secoli di vita.

  • seppur spesso isolato nel campo, la quercia è imponente e solida, profondamente radicata.

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A ben guardare proprio questi sono gli aspetti di personalità con i quali la fanciulla ha finalmente preso contatto nel suo intimo – saggezza, resistenza, saldezza. Per questo, solo dopo aver riguadagnato la propria determinazione, la propria capacità di agire e rischiare, Prezzemolina riesce ad abbandonare con successo la torre ed a farsi carico della sua nuova vita. Si noti. Le ghiande sono sempre state presso di lei, solo la giovane non sapeva ancora di disporre di tali risorse. Le scopre una volta contattati (e condensati nella figura del principe) aspetti della sua personalità fino ad allora inesplorati.

8. La madre invasiva: Il rischio di Prezzemolina

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Le donne come Prezzemolina e la madre sono accoglienti, compiacenti, pronte al sacrificio e alla dedizione. La loro psiche è fragile, sguarnita di potere e dunque non in grado di sostenerle. Sovente possono far ricorso ad un uomo per ricevere protezione. Non è una scelta felice. Da un lato perché significa consegnare al compagno un carico davvero oneroso. Dall’altro perché le proprie carenze potrebbero pericolosamente condurre ad un maschile a sua volta invasivo e prepotente, incline ad imporre più che ad aver cura. E queste donne difficilmente sanno ribellarsi ad orchi e streghe.

9. Che fare dunque?

La morale della fiaba offre una soluzione convincente: è necessario che ogni donna faccia luce sul complesso delle proprie potenzialità (anima ed animus) e permetta loro di emergere.

Il nostro servizio Counselor Milano può aiutare a superare questa ed altre difficoltà in ambito affettivo e familiare.

NOTE

*I termini Anima ed Animus in C.G. Jung

La definizione, declinata al maschile ed al femminile, fu coniata da C. G. Jung, psichiatra e psicoanalista svizzero, il quale, agli inizi del novecento, aveva evidenziato la presenza in ogni individuo di una produzione psichica inconscia archetipica, cioè comune a tutti gli individui, che aveva definito Animus/a. Con il termine al maschile, egli identificava la forza-animo virile nella donna. Un’energia volta al fare, alla determinazione, all’espansione, alla costruzione. Viceversa, nell’Anima, intravedeva l’aspetto del Sé femmineo presente nell’uomo, da cui sviluppano intuito, mitezza, empatia, capacità di inclusione.

I termini Anima ed Animus in  J.S.Bolen

Per J. S. Bolen, psicoanalista junghiana, la distinzione in caratteristiche di personalità femminili e maschili risulta obsoleta e fuorviante. Prendendo ad esempio le dee olimpiche come rappresentazioni archetipiche, la scrittrice dimostra quanto i tratti del Sé culturalmente considerati maschili (assertività, determinazione, assunzione del rischio, spinta all’azione, focalizzazione all’obiettivo) connotino il temperamento di Artemide e Atena, figure decisamente femminili. Secondo la Bolen, Jung non mostra un atteggiamento egualitario verso i due sessi “se una donna aveva una buona capacità di pensiero o delle competenze, ciò era dovuto ad un Animus maschile ben sviluppato che, per definizione, era meno cosciente, e quindi inferiore, a quello di un uomo.”

La nostra opinione

Da parte nostra, con i termini Animus ed Anima intendiamo descrivere dei concetti ideali, archetipici ed universali, che categorizzano qualità tendenzialmente attribuibili rispettivamente all’uomo e alla donna, per motivi culturali, non genetici. Nel farlo, siamo ben coscienti che categorizzare significa operare una semplificazione. Con la Bolen riteniamo infatti che la prevalenza di tratti-Animus in una donna od Anima in un uomo delinei semplicemente il cocktail temperamentale (innato) o caratteriale (appreso) peculiare di quell’individuo.

Per saperne di più, vieni a trovarci nel nostro Studio Psicologico a Milano.

BIBLIOGRAFIA

Biondi M. – LA PSICOSOMATICA NELLA PRATICA CLINICA – Il Pensiero Scientifico

Bolen J.S. – GLI DEI DENTRO LA DONNA – Astrolabio

Busato Barbaglio C., Mondello M.L. – TRA FEMMINILE E MATERNO. L’INVENZIONE DELLA MADRE

Buscaglia L. – VIVERE AMARE CAPIRSI – Mondadori

Capolupo S.R. – LA MADRE E LA MAMMA – Ed. Antigone

Chodorow N. – LA FUNZIONE MATERNA – La Tartaruga

D’Amelia M. – STORIA DELLA MATERNITA’ – Laterza

De Gregorio C. – UNA MADRE LO SA – Piccola Biblioteca Oscar Mondadori

Frigoli D., Caavallari G., Ottolenghi D. – LA PSICOSOMATICA – Ed. Xenia

Jervis G. – LE CONQUISTE DELL’IDENTITA’ –

Jones S.S. THE FAIRY TALES: THE MAGIC MIRROR OF THE IMAGINATION – Amazon.com

Jung C.G. – OPERE – Bollati Boringhieri

Mapelli B., Piazza M. – STORIA E DIALOGHI TRA MADRI E FIGLI – Ed. F. Angeli

Marinopouls S. – NELL’INTIMO DELLE MADRI – Feltrinelli

Rivista di storia delle donne – MADRI NON MADRI – Ed. Rosenberg & Selier

Scabini E. – L’ORGANIZZAZIONE FAMIGLIA TRA CRISI E SVILUPPO – Franco Angeli

Walsh F. – STILI DI FUNZIONAMENTO FAMILIARE. COME LE FAMIGLIE AFFRONTANO GLI EVENTI DELLA VITA – Franco Angeli