bellezza quanto conta nella vita Studio Psicologico Milano Dr. Francesca Minore

BELLEZZA – E’ TANTO IMPORTANTE?

Bellezza e psicologia: quanto la bellezza è importante? Quanto conta nei rapporti interpersonali? Il punto di vista della psicodinamica.

Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psicologico Milano con la counselor professionista Dr. Francesca Minore, qui ci interessa esplorare il significato della bellezza nella società odierna. Lo faremo con l’aiuto della mitologia, di alcune famose ricerche scientifiche e di importanti produzioni cinematografiche.

L’argomento trova spazio anche nelle pagine dedicate ai capelli, al  dismorfismo corporeo e alla forma fisica. Ad esse si rimanda per un ulteriore approfondimento.

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1. BELLEZZA E MITO

Afrodite era dea alchemica, perché dotata del potere di trasformazione. In effetti, l’amore è principalmente creazione di nuova vita. Eppure, secondo la tradizione, l’influenza della dea non è circoscritta alla connotazione sessuale dell’amore, ma riguarda anche l’amor platonico, la capacità di empatia, l’amicizia profonda, vale a dire ogni contesto in cui si realizzi quella compenetrazione tra esseri umani che dà magicamente origine al nuovo, in una parola al cambiamento. Ed ecco svelata una prima funzione alta della bellezza: il fascino che attrae facilitando l’incontro e la ricettività. In questa accezione la bellezza è dunque ispirazione. Creazione di energia che si materializza nelle arti e nei legami umani.

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2. BELLEZZA E PSICOLOGIA

Fidia, celeberrimo scultore ateniese, più di ogni altro seppe dar rappresentazione alla bellezza classica intesa come connubio tra regolarità, armonia, rapporti numerici e plasticità delle forme. A tale proposito, si può dire esista una bellezza universale ed una contingente alla realtà storica?

Molti studi sembrano offrire una risposta positiva. In accordo alla concezione dell’antico Fidia, le moderne ricerche psicologiche comprovano che la beltà viene universalmente percepita dalla regolarità dei tratti e dall’armonia del corpo. Ma non solo. Mostrando fotografie di volti ad un ampio campione di soggetti, è stato possibile verificare che la dilatazione delle pupille è un attributo di bellezza, in quanto rende lo sguardo più intenso e caldo (anni ’50). Anche la rotondità delle forme e la carnosità della bocca sono fattori discriminanti, certamente in quanto veicolano richiami di natura sessuale e procreativa.

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Vi sono poi indicatori di bellezza contingenti, legati alla cultura e alla società. Per esempio l’uso degli occhiali o la barba, il corpo minuto o prosperoso ecc.; a seconda del contesto culturale e della moda, questi attributi vengano valutati più o meno attraenti. Ci sono poi le proiezioni inconsce soggettive a rivestire un ruolo chiave nella determinazione personale della bellezza. Lo si osserva in particolar modo nell’innamoramento. La scelta del partner, la definizione di ciò che piace, è intimamente connesso a quanto dei nostri attaccamenti e della nostra esperienza di vita permane a livello psichico.

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BELLEZZA ED AUTOSTIMA

La bellezza è correlata all’autostima. Un piccolo esempio. Si pensi a quanto l’acne adolescenziali mini le certezze dei ragazzi circa il loro aspetto fisico. Non solo. La bellezza agevola le relazioni sociali. E’ comprovato quanto un bimbo bello riceva maggior rispecchiamento positivo rispetto ai coetanei. E questo riscontro inciderà indirettamente sull’opinione di sé. (Dion 1972)

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L’EFFETTO ALONE

Si chiama effetto alone quel fenomeno psicologico per cui una sola caratteristica quale l’avvenenza, influenza positivamente ed in automatico la valutazione della persona in toto. In base a questo fatto, la bellezza incide in ogni ambito di vita dell’individuo. A scuola, in famiglia, nel lavoro.

Un esempio. Durante le presidenziali del 1960, vennero realizzati numerosi sondaggi d’opinione. Risultò che a determinare la propensione per Nixon o Kennedy era la modalità di fruizione della propaganda. Infatti, se la campagna elettorale veniva seguita in televisione e non per radio, l’aspetto di JFK convinceva di gran lunga gli elettori che, tra l’altro, proprio per l’effetto alone, tendevano ad attribuirgli un plus di doti in realtà non verificabili (Kassarjian, 1963).

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Lo si è detto, l’avvenenza premia: nel portare avanti le proprie idee (un bello ottiene maggior attenzione e riscontro quando si esprime), nella ricerca di un lavoro, nelle relazioni sociali. Indubbiamente agevola i contatti umani, amicali e sentimentali (Vaughn e Langlois, 1983).

Fin qui i risultati degli studi.

E DUNQUE… LA VITA SORRIDE SE SI E’ BELLI?

Non è tutto così scontato.

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La considerazione di sé dipende da fattori che nulla hanno a che fare con la verità oggettiva del proprio aspetto. Sono legati piuttosto all’immagine interiore, ai contenuti cognitivo-emozionale che l’individuo ha maturato nel corso della sua vita. Un bimbo bello ma non accudito, non rispecchiato positivamente dalle figure di riferimento, confermerà a se stesso di non valere e lo farà fin dai primi giorni della sua esistenza, la memoria dermica infatti sedimenta il ricordo neonatale.

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Secondo E. Berne, sin dall’infanzia ogni persona redige il proprio copione di vita, vale a dire una sorta di canovaccio con elencati valori, regole, convincimenti assimilati dall’ambiente in cui cresce. Il copione rappresenta una sorta di guida per stare nel mondo. E’ dunque la storia soggettiva (non il riscontro) ad orientare la visione che ogni individuo sviluppa di sé, degli altri, della realtà esterna.

Se un soggetto matura pensieri disfunzionali circa se stesso “non merito, non sono desiderabile” ciò dipende in massima parte dal suo vissuto. E nessun rispecchiamento esterno, nemmeno quello relativo alla propria oggettiva bellezza, potrà convincerlo del contrario.

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3. BLADE RUNNER – QUANDO LA BELLEZZA AMBISCE ALLA PERFEZIONE

Blade Runner è un film che richiama temi universali quali l’ineluttabilità della morte, l’anelito all’immortalità, l’ansia umana dinanzi a ciò che rimane ignoto. Per esempio, l’universo che percepiamo è reale? Il mondo interiore soggettivo può essere condiviso o rimane inevitabilmente dell’individuo solo? Quali sono la nostra origine e destino? Si tratta di argomenti fondamentali ed affascinanti della filosofia di ogni tempo, da Platone a Berkeley. Il lungometraggio va oltre: cosa distingue l’uomo da un cyborg*? Qui preme rilevare l’attualità del quesito rispetto alla bellezza.

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BELLEZZA “ARTIFICIALE”

Mai come oggi l’ampia richiesta di trattamenti dermatologici e di chirurgia estetica denuncia un bisogno esasperato di mantenersi in forma, ossessivo al punto da tramutarsi sovente in aspirazione all’eterna giovinezza. L’avvenenza estetica pare dote imprescindibile per stare nel mondo ed essere accolti dagli altri. Sono molte le donne che entrano in crisi allo sfiorire della propria bellezza. Molti i politici ed i capitani d’industria costretti a ringiovanire il volto per rimanere competitivi nel loro settore. L’esperienza perde. La giovinezza vince. E che dire delle ragazzine che, appena raggiunta la maggior età, richiedono in dono un seno, delle palpebre o un naso nuovo?! In un’età in cui l’accettazione del proprio fisico è parte inscindibile della costruzione dell’identità, singole porzioni del corpo vengono asportate, ricostruite, mutate, in una parola oggettivizzate e non riconosciute come parti vitali del Sé. Si tratta di un’assoluta novità storica: il corpo-oggetto, slegato dalla persona, unico riscontro e contatto con la propria individualità. Una perdita immane di potenziale…

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CHE FUTURO CI ATTENDE?

Viene da domandarsi cosa accadrà in futuro, quando il perfezionamento della ricerca medica consentirà di realizzare pance, bocche, zigomi, così affinati da essere scambiati per naturali. Presumibilmente si potrebbe giungere all’indistinguibilità tra una persona ricostruita ed una non. E allora il quesito di Blade Runner diverrebbe drammaticamente reale: essere umano o cyborg?

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Le novità comportano sempre un’attrattiva che il tempo ineludibilmente attenua. Già stiamo assistendo all’affievolirsi della tendenza al rifacimento estetico. Ed è auspicabile che ciò avvenga, che le previsioni nefaste sussurrate dai cult cinematrografici rimangano fantastiche suggestioni. Si pensi al già citato Blade Runner, ma anche a 2001 Odissea nello Spazio, dove un computer ipertecnologico, HAL 9000, non solo è capace di interloquire con gli essere umani ma sembra acquisisca alfine una propria dinamica psichica.

Possiamo star certi che rimanga fantascienza?

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Il computer Hal 9000 interagisce con l’equipaggio

CONCLUSIONI

Saranno presagi destinati a non realizzarsi, qualora la nostra società – a partire dalla famiglia e dalla scuola, fino ad arrivare ai media nel complesso – saprà farsi carico della responsabilità di crescere adulti completi, ossia capaci di usufruire di tutta quella serie di potenzialità cognitive, emotive e comportamentali, volte al raggiungimento dell’autentico benessere. Adulti capaci di empatia, di ascolto ed intima apertura verso gli altri. Adulti curiosi di apprendere e migliorarsi. Di divenire profondamente se stessi, consapevoli delle proprie peculiarità ed unicità. In una parola della propria complessiva bellezza.

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IL PROPRIO SENSO

Di fatto, non un concetto nuovo, anzi. Con la locuzione celeberrima Mens sana in corpore sano, il latino Giovenale non intendeva affermare che un corpo sano determina lo stato mentale. Egli si riferiva piuttosto al fatto che soma e psiche debbono essere integrati in un organismo in cui ad ogni aspetto del Sé viene dato rispetto ed espressione. Laddove infatti l’esperienza corporea sola venga esperite come Sé, il soma diviene un Esso oggettivizzato, ovvero separato dall’Io ed il contatto con la realtà risulta frammentato: l’individuo che si riconosce unicamente nel proprio corpo, lo allena, lo fortifica, lo abbellisce al pari di una macchina, al contempo aliena inconsapevolmente aspetti straordinariamente vitali della personalità. In una parola perde la propria centratura ed il proprio senso.

NOTE

*cyborg: organismo cibernetico. Il termine descrive l’omeostasi di elementi artificiali ed organismo biologico (cybernetic organism). La definizione fu coniata nell’ambito scientifico della medicina e della bionica e divenne popolare nel 1960, quando M.E. Clynes e N.S. Klines pensarono ad un essere umano potenziato al fine di poter sopravvivere in un contesto extraterrestre. Essi ritenevano che il connubio uomo-macchina, fosse la soluzione per intraprendere con successo l’esplorazione dello spazio.

La fantascienza ha invece declinato il significato di cyborg in altro modo, vale a dire applicandolo agli androidi (vd. Blade Runner), ovvero robot umanoidi forniti di aspetti biologici volti ad aumentare la somiglianza con gli esseri umani (si noti che ad oggi si tratta di vera scienza sperimentale).

In linea generale, entrambe le accezioni del termine cyborg testimoniano l’aspirazione umana al perfezionamento dell’organismo, che, attraverso la tecnologia genetica, ambisce a ricostruirsi per superare la propria imperfezione.

Per saperne di più, vieni a trovarci nel nostro Studio Psicologico a Milano.

BIBLIOGRAFIA

BLADE RUNNER – regia R. Scott, con H. Ford, R. Hauer, 1982

2001: A SPACE ODYSSEY – regia di S. Kubrick, con K. Dullea, G. Lockwood, 1968

Bolen J.S. – LE DEE DENTRO LA DONNA – Astrolabio, 1984

Bolen J.S. – GLI DEI DENTRO L’UOMO – Astrolabio, 1984

Caronia A. – IL CYBORG. SAGGIO SULL’UOMO ARTIFICIALE – Ed. Theoria, 1985

Chislenko A. – ARE YOU A CYBORG?, 1995

Costa M., Corazza L. – PSICOLOGIA DELLA BELLEZZA – Giunti, 2006

Giovenale – SATIRE – X, 356

Givone S. – STORIA DELL’ESTETICA – Laterza, 2001

Kepner J. I . – BODY PROCESS. IL LAVORO CON IL CORPO IN PSICOTERAPIA – Psicoterapie, FrancoAngeli, 1993

Omero – ILIADE

Malinowski B. – PSICOANALISI ED ANTROPOLOGIA – 1923