dismorfismo corporeo immagine distorta Studio Psicologico Milano Dr. Francesca Minore

L’IMMAGINE DISTORTA DEL PROPRIO ASPETTO: IL DISMORFISMO CORPOREO

Dismorfismo corporeo: l’immagine distorta del proprio aspetto fisico, le cause superficiali e profonde, i rimedi consigliati.

Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psicologico Milano con la counselor professionista Dr. Francesca Minore, qui ci interessa esplorare il dismorfismo corporeo, un disturbo invalidante quanto non facilmente riconoscibile. Di seguito ci occuperemo anche delle possibili soluzioni.

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Il dismorfismo è un disturbo in grado di distorcere la percezione del proprio aspetto fisico che induce la persona a sentirsi brutta ed inadeguata. Di seguito l’approfondimento introdotto da una fiaba:

1. LA FIABA – BELLOCCIA E BRUTTINA

di Jeanne-Marie Leprince De Beaumont (1757

C’erano una volta,

due sposi molto ricchi, genitori di due figlie. A loro parere una molto bella ed una molto brutta. Per questo avevano dato loro rispettivamente i nomi di Belloccia e Bruttina. Durante l’infanzia, le due ragazzine studiavano poco ed erano attratte solo dal lusso e dalla mondanità.

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Giunte finalmente alla maggiore età, entrambe vennero presentate in società.

Se quelli furono gli anni migliori di Belloccia, corteggiata per la sua avvenenza, di certo ebbero altro sapore per la sorella, la quale, priva del ben che minimo corteggiatore, trovava molto umiliante presenziare alle feste.

Ad addolorare maggiormente la ragazza erano però i commenti svalutanti della madre, la quale riservava complimenti solo a Belloccia. 

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Col tempo, l’umore nero di Bruttina peggiorò.

Ormai non trovava nemmeno la forza di uscire di casa. Gradualmente si chiuse sempre di più in se stessa e poiché ormai provava repulsione per la sua immagine, coprì ogni specchio e si rifugiò in libreria per distrarsi con la lettura. Leggeva con piacere romanzi, ma anche libri di scienza e di filosofia. Così facendo, nel corso degli anni affinò il suo pensiero ed abbellì il suo linguaggio.

Nel frattempo Belloccia trascorreva le giornate sottoponendosi a sedute di bellezza per conservare la propria beltà mantenendosi tonica ed in forma.

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Data l’obiettiva bellezza della fanciulla, ben presto un nobile la chiese in sposa. I familiari acconsentirono: il casato del giovane era prestigioso.Bruttina nel frattempo, ormai lontana dal mondo, se ne stava chiusa tra le quattro mura della biblioteca, sempre più appassionata alle sue letture. Venne il giorno delle nozze. Parteciparono tutti. La sorella della sposa no. Proprio non se la sentiva di affrontare lo sguardo degli invitati.

Passarono altri anni.

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Nella vita di Bruttina non successe granché.

Belloccia invece stava passando un periodo difficile. Infatti, dopo due gravidanze, il suo corpo non era più tonico come un tempo. Né il viso fresco come in giovinezza. La donna era disperata. Da sempre era stata amata e rispettata proprio in virtù dell’avvenenza, come avrebbe fatto ora?! 

Venne il periodo del Carnevale. Il nobile consorte di Belloccia decise di dare una festa sontuosa. 

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Durante il ricevimento, l’uomo, un’inguaribile donnaiolo, notò una dama misteriosamente coperta da una maschera che le copriva tutto il viso. Sedette accanto a lei e cominciò a conversare. 

Per la prima volta in vita sua, l’uomo si scoprì attratto non dall’avvenenza di una dama ma dal suo fascino, dalla sua ricchezza interiore. Glielo confessò.

Belloccia, stando nei pressi, riconobbe l’infatuazione del marito e si rese conto di non aveva capito nulla fino ad allora. Aveva davvero puntato tutto sulla sua avvenenza, non coltivando la propria anima e per questo lo stava perdendo. Bruttina, dopo aver ascoltato la confessione del cognato, abbassò delicatamente la propria maschera. Poi si alzò, accennò un breve inchino e lasciò la sala. I due coniugi si guardarono a lungo negli occhi, consci di aver ricevuto un’importante lezione di vita.

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Salita in carrozza, Bruttina prese una decisione. Tolse lentamente la pesante parrucca, la maschera, il trucco ed osservò a lungo il suo volto riflesso nel finestrino…

Prese ad accarezzarsi il viso lentamente, poi, con un dito, scrisse il suo nuovo nome sul vetro appannato “Diamante”.

2. IL DISMORFISMO CORPOREO

COME SONO, COME DOVREI ESSERE

La fiaba ruota attorno al concetto di maschera e forma, la base su cui poggia il dismorfismo. Fin da piccole, le due giovani sono state introdotte in un mondo fatto di convenzioni, giochi di ruolo, apparenze in cui gli individui sono maschere vuote. Una condizione di sterile futilità ben rappresentata simbolicamente dal Carnevale. Nel mondo a cui appartengono, nessuno si occupa della loro formazione. Sono solo spersonalizzati oggetti del desiderio materno, teso probabilmente a soddisfare proprie frustrazioni.

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L’ESPERIENZA DI BRUTTINA

La dolorosa esperienza di Bruttina è incentrata sulle ingiunzioni materne svalutanti “non vai bene” e sulla non accettazione “non sei amabile”.

Ferite profonde dettate dal rispecchiamento rifiutante della donna. Si tratta di cicatrici che rimangono. Indelebili. A compromettere l’immagine corporea e psichica che di sé la giovane matura.

L’ESPERIENZA DI BELLOCCIA

La storia di Belloccia rimanda ad un copione altrettanto drammatico. Quello di un individuo costretto da un affetto condizionato a divenire ciò che non è: “soddisfa i miei desideri”. La giovane viene addestrata a focalizzarsi solo sull’estetica come unico modo per ricevere attenzione e amore. Un amore condizionato per l’appunto, quale non dovrebbe mai essere quello di un genitore. Purtroppo, la descrizione delle cure maniacali, come anche dell’esercizio fisico parossistico a cui si sottopone, rimanda allo spettro dell’anoressia.

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PER ENTRAMBE, LA GABBIA

Dunque due fanciulle lontane da se stesse, dalle proprie più intime esigenze, dalla loro anima. E quando ciò avviene, il sangue scorre lento e l’organismo inaridisce come una piantina senza acqua. Ciò che accade alla pelle disidratata di Belloccia sta a significare proprio quello che succede al suo animo. Tutto l’organismo gradualmente perde forza e si deteriora, in quanto nella vita della fanciulla manca il nutrimento: cibo affettivo, calore umano, vicinanza – acqua di vita che disseta. La sua anima, ormai debilitata ed impotente, così prigioniera in una gabbia dorata, è pronta a desistere. La resistenza è giunta al limite, lo stato del suo organismo lo grida attraverso l’esaurimento fisico.

La storia di entrambe le sorelle ha un finale lieto, eppure la fiaba descrive quadri psicopatologici importanti. 

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UNA DISTORTA VISIONE DI SE’ 

Il disturbo del dismorfismo attiene al sentirsi indegni, al bisogno di trasformare radicalmente il proprio aspetto fisico a causa di una visione distorta del Sé corporeo:

ciò che caratterizza la patologia è la preoccupazione esasperata per un proprio difetto fisico reale o la convinzione immaginaria di essere affetti da una qualche anomalia corporea (DSM IV).

Il disagio provocato da questo pensiero disfunzionale è tale da inficiare la vita affettiva, sociale e professionale del soggetto. Egli infatti, pur rendendosi conto di quanto sia sproporzionata la sua preoccupazione, non riesce a gestirla.

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SINTOMI CORRELATI

L’ansia può essere focalizzata sui tratti del volto (rughe, cicatrici, rossore, acne, eccessiva peluria, forma del naso), della testa (stempiatura, diradamento..), può coinvolgere tutto il corpo (seno, fianchi, gambe..) o il peso. Il decorso è per lo più continuativo ed il disagio può divenire sempre più persistente, salvo momenti in cui sembra attenuarsi.

Insorge in genere nell’adolescenza, a causa dei cambiamenti fisiologici connessi al periodo evolutivo e può associarsi all’ipocondria, ai disturbi dell’umore e del comportamento alimentare.

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La patologia del dismorfismo può manifestarsi in forma lieve, nei casi in cui l’individuo fatica ad accettare una parte di sé. Una cliente dal viso armonico afferma “mi risulta difficile convivere con il mio naso e la cosa è particolarmente invalidante, in quanto tendo ad evitare le occasioni sociali”.

Ci sono poi i casi più seri.

GLI INTERVENTI SUL CORPO

Chi si sottopone ripetutamente ad interventi di chirurgia estetica può essere affetto da dismorfismo. Campanello d’allarme l’insoddisfazione costante che permane dopo ogni operazione o si sposta su altre aree bersaglio del corpo.

Anche coloro che si dedicano in modo esagerato ad attività fisiche legate allo sviluppo muscolare, alla tonicità e al modellamento del corpo possono esserne affetti ed il rischio è che ricorrano a farmaci per potenziare rapidamente la trasformazione del corpo.

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E’ dunque l’eccesso, il parossismo a connotare il disturbo.

Poiché la preoccupazione circa la propria condizione fisica è esasperata e dolorosa, la persona tende a non parlarne, a vergognarsene al punto di evitare i contatti sociali per nascondere la propria presunta deformità.

L’ansia generata dalla persistenza del pensiero disadattivo spinge inoltre il soggetto a controllarsi e curarsi in maniera compulsiva mediante interventi ritualizzati di pulizia, cosmesi, applicazione di prodotti.

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LE CAUSE IMMEDIATE DEL DISMORFISMO

In termini generali, il disagio è risultato della modalità attraverso cui la persona scarica l’ansia repressa, originata da emozioni e pensieri disadattivi “non merito di essere amato”. Per questo, in prima battuta o nei casi più lievi, l’intervento curativo è volto a scardinare il loop mentale che crea il disagio.

LE CAUSE PROFONDE DEL DISMORFISMO

Quando si ritiene di non essere accettabili, si può giungere a dissociare se stessi dalle sensazioni corporee, nel tentativo di non vivere le emozioni dolorose.

Il rinnegamento varia da un leggero allontanamento ad una vera e propria desensibilizzazione, fino ad arrivare alla depersonalizzazione.

Il grado di ripudio dell’esperienza corporea è correlato alla gravità della patologia.

Nella depersonalizzazione esiste una grave distorsione della percezione del proprio corpo.

Qualora se ne faccia esperienza, esso non viene vissuto come pienamente “Io” ma come una macchina da viziare, modificare, esercitare, sfiancandolo e considerandolo un oggetto fuori da sé.

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IL RINNEGAMENTO DI PARTI DEL SE’

La persona è tanto focalizzata sulla propria realtà fisica oggettivizzata da ignorare altri aspetti del proprio essere: per esempio quello cognitivo, immaginativo, spirituale… Per rendere il concetto, utilizziamo la metafora di J. Kepner: se il Sé fosse un’abitazione, l’esigenza di alienarne parti potrebbe essere paragonata alla necessità di non voler guardare in alcune stanze della casa. A tale scopo, i locali vengono sigillati e dimenticati, nel vano tentativo di fingere che non esistano.

Inoltre, poiché l’accettazione alcuni aspetti di sé (la vergogna, l’inadeguatezza, il dolore…) risulta insopportabile, anch’essi vengono disconosciuti, rinnegati… ma non potendo scomparire, riaffiorano sotto forma di sintomo.

Ciò è quanto accade al soggetto affetto da dismorfismo.

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I RIMEDI AL DISMORFISMO

L’intervento implica la graduale risensibilizzazione corporea. In un ambiente accogliente e rispettoso, è necessario recuperare gradatamente le parti del Sé disconosciute, sostenendo il soggetto ad approcciare l’esperienza di contatto tra il Sé e la realtà esterna in modo adattivo. Un percorso di counseling,
come quello offerto dal nostro servizio counselor Milano, può aiutare a superare queste difficoltà.

Tornando all’esempio della casa, si tratta di riaprire le stanze al buio restituendo spazio, luce, aria pura, per poter di nuovo usufruire al cento per cento della stessa. Recuperare l’esperienza corporea significa tornare a vivere le proprie potenzialità, tornare ad esperire un contatto pieno in primo luogo con il proprio mondo interiore e poi con il mondo esterno, un contatto fatto di sensazioni, pensieri, emozioni e comportamenti che consentano di riacquisire benessere e voglia di vivere.

Dal blog: Bellezza: è tanto importante?

Per saperne di più, vieni a trovarci nel nostro Studio Psicologico a Milano.

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