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IL POSTO DELLE FRAGOLE – CINEMA E PSICHE

“Il posto delle fragole” di Igmar Bergman. Una splendida metafora del percorso di counseling e dei risultati a cui ambisce: il film, la trama, i personaggi ed il significato simbolico.

Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psicologico Milano con la counselor professionista Dr. Francesca Minore, qui ci interessa approfondire il percorso e l’obiettivo di un intervento di counseling ben riuscito, con l’ausilio del capolavoro di Bergman. Il tema trova spazio anche negli articoli sull’utilità del counseling e sul counseling come via al benessere. Ad essi si rimanda per un approfonimento.

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Il posto delle fragole: con il pretesto del viaggio (i cui toni si alternano mirabilmente tra l’onirico ed il realistico), l’anziano protagonista compie un percorso in cui affronta temi come le memorie dell’infanzia, la centralità degli affetti, il senso della vita e della morte. Ed è proprio attraverso questo cammino introspettivo che Borg ha modo di guardare finalmente a se stesso e alla sua vita. Il viaggio a Lund, ad un tempo reale e metaforico, si rivela quindi essere occasione per comprendere, per perdonare e perdonarsi, in sostanza per riconciliarsi con la vita.

IL POSTO DELLE FRAGOLE – UN’INTERPRETAZIONE PSICOLOGICA DEL FILM

il posto delle fragole cinema e psiche Studio Psicologico Milano Dr. Francesca Minore

Titolo originale- Smultronstället

Regia di I. Bergman (1957) Svezia, con V. Siostrom, B. Andersson, I. Thulin

Premio Oscar 1959, Miglior Sceneggiatura I. Bergman (Scheda completa)

  • TRAMA

  • LETTURA PSICODINAMICA DEL FILM

1. IL POSTO DELLE FRAGOLE – LA TRAMA

Incontriamo il professor Isak Borg la notte prima della partenza per Lund, dove si recherà per ritirare un prestigioso premio.

Durante il sonno, l’anziano viene disturbato da un incubo spaventoso. In esso il professore, nei pressi di una bara che cadendo si scoperchia, riconosce se stesso morto. A causa dell’inquietante visione, la mattina seguente l’uomo decide di non compiere il viaggio a Lund in volo ma in auto. Si alternerà alla guida con la nuora Marianne.

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particolare dell’incubo di Isak Borg

Caso vuole che il percorso preveda il passaggio attraverso i luoghi della sua infanzia. Giunto nel posto delle fragole, vale a dire la casa in cui la sua famiglia d’origine viveva, Isak decide per una breve sosta. E mentre osserva la grande abitazione ed il giardino circostante, nella sua mente si affollano immagini della vita di allora, fatta, come sempre accade, di contrasti, amori, ripicche, dissidi e riconciliazioni. Il professore assiste a quelle scene con spirito rinnovato: ai suoi occhi anziani i ricordi risultano addolciti dalla nostalgia ed i dolori appannati dal tempo.

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la sosta nel giardino delle fragole

Il viaggio riprende, questa volta anche in compagnia di tre giovani diretti a Lund. La pausa pranzo è impreziosita da una disputa tra i due giovanotti, uno a favore e uno contrario all’esistenza di Dio. Segue poi la visita all’anziana madre di Borg, la quale mostra a Marianne vecchie foto di famiglia ed i giocattoli ormai inutilizzati dei nipoti che, a suo dire, non le fanno mai visita.

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discussione sull’esistenza di Dio

Si riparte e mentre la nuora è alla guida, il professore si addormenta e sogna. Dell’antica fidanzata. Che gli mostra la sua immagine allo specchio e gli rammenta di essere vicino alla morte. Sogna poi di essere sotto esame. Il docente di Medicina lo taccia di incompetenza e mancanza di empatia e per questo gli infligge come pena la perenne solitudine.

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l’immagine allo specchio

Svegliandosi di soprassalto, Isak assume coscienza della sua condiziona e commenta “Sono morto pur essendo vivo”. Da ciò comincia, tra lui e Marianne, un’intima conversazione in cui i due si raccontano per la prima volta. Tra l’altro, la nuora rivela ad Isak le difficoltà in cui versa il suo matrimonio. Gli confessa che il marito è freddo ed insensibile al punto di non desiderare il bimbo che lei ha in grembo. Borg non può che ravvisare nella personalità del figlio i tratti del suo carattere e ne rimane profondamente amareggiato.

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la confessione di Marianne

Finalmente i protagonisti giungono a destinazione. A Lund si svolge la fastosa cerimonia di premiazione. Quella stessa sera, soddisfatto dell’esperienza maturata, Isak è sereno come mai prima. Dopo essersi adoperato con successo all’avvicinamento del figlio con la nuora, si mette a dormire pervaso da una profonda tranquillità.

2. IL POSTO DELLE FRAGOLE – UNA LETTURA PSICODINAMICA

IL SENSO DELLE MEMORIE D’INFANZIA

Le fragole, frutti primaverili, rimandano simbolicamente alla primavera della vita, ad un tempo in cui la personalità in formazione si nutre degli accadimenti, degli insegnamenti impliciti ed espliciti, delle credenze, dei valori, offerti dagli adulti di riferimento e dal contesto circostante. Tale materiale andrà poi a costituire il bagaglio psichico cognitivo ed emotivo dell’individuo adulto.

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ritratto di famiglia

In questo senso, la prima parte del viaggio di Borg mostra al protagonista ed allo spettatore le origini del suo carattere scontroso e scarsamente empatico, proiettandolo direttamente là dove tutto ha avuto inizio. Da dietro un albero del giardino, Isak osserva gli eventi accaduti, riascolta i dialoghi, riassapora i sorrisi e rivive le frustrazioni della giovinezza con spirito attento e vorace di sapere. Un’opportunità splendida, poiché gradualmente la consape volezza di quanto è stato lo predispone al cambiamento di ciò che è.

MASCHERA E FORMA

Di se stesso e della propria infanzia Bergman dirà Forgiai una personalità esteriore che aveva ben poco a che fare con il mio vero io. Non riuscendo a tenere separate la mia maschera e la mia persona, ne risentii il danno fin nella vita e nella creatività dell’età adulta.” In tutta evidenza, come  Pirandello, anche il regista svedese concepisce la maschera ed vero Sé come entità non conciliabili. 

In termini psicologici, la maschera consiste del carattere personale, il quale viene forgiato dall’educazione, dalle convenzioni e dalle ipocrisie dell’ambiente in cui l’individuo si trova a vivere gli anni formativi della sua esistenza. 

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l’occhio di Salvador Dalì

Viceversa il temperamento è innato e coincide con l’intima verità della persona. Come in Pirandello, anche in Bergman la maschera, sebbene costantemente intenta a fagocitare il vero Sé, è necessaria alla sopravvivenza nel consorzio sociale.

Eppure il viaggio di Borg porta altrove, oltre il pessimismo amaro di Pirandello. Conduce ad un approdo più conciliante e costruttivo (in tutta probabilità contro l’intento dello stesso Bergman!). Il percorso introspettivo del protagonista lo spinge infatti sia ad assumere coscienza della propria storia, sia a prenderne le distanze dopo averlo fatto. Come a dire: quanto è successo, è successo. Il risultato è ciò che ora sono. Ma ora che so chi sono, posso decidere di essere diverso: fondamentalmente solo me stesso.

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L’ULTIMA NOTTE – LA RICONCILIAZIONE

Crediamo stia in tale consapevolezza il senso del riposo tranquillo con cui si chiude Il posto delle fragole. Si noti, la storia ha inizio con un incubo e termina con un sonno finalmente ristoratore. Come ben sottolineato da L. Cancrini, Bergman, il quale sempre ha dichiarato la sua distanza dalla psicoanalisi, paradossalmente in questo film ne svela la profonda essenza: un viaggio che l’individuo compie alla scoperta del suo intimo, vero Sé. Un viaggio che conduce alla riconciliazione. Con il proprio passato in primis – Borg nel finale del film scorge i genitori che pescano in riva al lago e finalmente gli sorridono; con se stesso – il che consiste nell’accettazione piena e cosciente del proprio vissuto e nel suo superamento.

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la riconciliazione col passato

IL LINGUAGGIO ONIRICO

Il linguaggio onirico dell’incubo di Borg ricorda quello inconscio del protagonista di Io ti salverò” (A. Hitchcock)  di circa un decennio più vecchio. Costruiti in accordo ai dettami della psicanalisi freudiana, entrambi si compongono di associazioni, forme e visioni che si susseguono senza alcuna logica, se non quella soggettiva del sognatore. Non a caso, sul piano formale, gli elementi si rifanno al simbolismo di Dalì (si pensi ai suoi orologi molli) ed al surrealismo cinematografico di Bunel.

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gli orologi molli di Salvador Dalì

 IL TEMPO

“Gli orologi molli sono un simbolo inconscio della relatività dello spazio e del tempo, una meditazione surrealistica sul crollo delle nostre nozioni riguardo un sistema cosmico immutabile” (Ades, Dawn. Dalí. Thames and Hudson, 1982) Per D. Ades, nei quadri di Dalì il tempo non è quello meccanico e misurabile quantificabile, piuttosto origina dalla memoria soggettiva. Ancora una volta, mondo intimo ed esterno si incontrano e mai conciliano dunque.

Anche ne Il posto delle fragole di Bergman accade: il tempo reale scandisce il ritmo lineare del viaggio. Ha un inizio, una durata, una fine. Ma ad esso si oppone il tempo soggettivo dei protagonisti, scandito da inversioni, accelerazioni, rimandi guidati unicamente dal sentire emotivo dei personaggi.

Ed è immediatamente evidente come sia il secondo a dare senso all’esperienza, il cui livello di significato e intensità è intrinsecamente connesso al sentire emotivo.

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IL POSTO DELLE FRAGOLE – IL SENSO DELLA VITA

Il significato della nostra esistenza sta nell’esperienza, nella crescita potenziale.

Sta in ciò che facciamo del tempo a nostra disposizione, degli affetti di coloro con cui entriamo in relazione e con cui condividiamo parte del percorso e delle risorse che abbiamo ricevuto in sorte, questo dà il senso.

A dar significato sono dunque le scelte che compiamo(Camus, Sartre). Le sfide che decidiamo di cogliere.

E’ di ognuno la possibilità di guardare al proprio vissuto, al cammino già percorso, traendone consapevolezza, saggezza, rinnovato vigore.

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E’ una possibilità da non sprecare, in quanto è solo a partire da tale esperienza che possiamo dar concretezza a ciò vogliamo diventare. 

Camminare ad occhi chiusi per la vita, non sentire, non ascoltare, dimenticare, significa fondamentalmente sopravvivere. E’ per molti aspetti meno insidioso, di certo è meno faticoso. 

Eppure il senso più profondo dell’esistenza, la sua pienezza, la sua ricchezza, stanno altrove. Nell’autentica coscienza e nella contemporanea riconciliazione con quanto è occorso. Con L. Cancrini “Il protagonista del film si interroga su ciò che è stata la sua vita e la memoria gliene fornisce una traccia.(…) La psicoterapia offre strumenti affinché la persona possa entrare in contatto con se stessa e la sua storia. (…) Si dice che una buona psicoterapia termini con la restituzione; si parla di una situazione in cui la persona prende contatto con le sue emozioni, le sue rabbie, i suoi moti di rifiuto, attacchi verso le figure genitoriali mitiche e che, alla fine del percorso, come il protagonista del film, (…) restituisca loro ciò che ha ricevuto in termini affettivi.

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ISAK

In termini gestaltici, Isak Borg è una carattere egotico: scontroso, distaccato, chiuso nel suo mondo interiore, l’unico luogo in cui si sente al sicuro. La mancanza di empatia, di scambio con l’esterno, non sono però determinati da superficialità o disinteresse. Piuttosto, ne abbiamo prova dalle memorie del suo passato, hanno origine da una ferita dell’anima. Che si è indurita per non provar pena. Che ha smesso di sentire per non ricordare ciò che originariamente era. Da parte sua, il figlio di Borg ha imparato dal padre a farsi pietra per non entrare in angoscioso contatto con quanto da lui non ha potuto ricevere.

Accade sovente che l’esperienza dei padri consegua sui figli.

Borg, ormai anziano, finalmente comprende quanto egli stesso abbia bisogno di apertura verso l’esterno; il contatto con l’umanità che lo circonda è imprescindibile. L’aver perdonato chi gli ha arrecato dolore consente che l’anziano professore sia finalmente pronto ad abbandonare la paura di essere ferito e di soffrire e a sua volta di ferire e far soffrire. Diviene dunque libero di essere e amare. Potrà ancora sciogliersi l’incantesimo che vincola i destini del padre e del figlio? Certamente sì. Qualora il giovane, ormai adulto, percorra lo stesso cammino del suo vecchio, un percorso volto alla consapevolezza, all’accettazione, alla riparazione del Sé e della propria storia. Il che è poi l’esito di un buon percorso di couseling.

BIBLIOGRAFIA

IL POSTO DELLE FRAGOLE – regia di INGMAR BERGMAN, con Victor Sjostom e Ingrid Thulin, 1957, Svezia, Qmedia Srl. Contenuti speciali: intervista a Luigi Cancrini, psichiatra e psicoterapeuta.

Argentieri S., Sapori A. – FREUD A HOLLYWOOD – Nuova ERI, 1988

Bergman I. – CONVERSAZIONI PRIVATE – Garzanti, 2010

Bergman I. – IMMAGINI – Garzanti, 2010

Bergman I. – IL GIORNO FINISCE PRESTO – Iperborea, 2008

De Rubeis B. – LA PSICOTERAPIA COME VIAGGIO: I PAZIENTI SI RACCONTANO – 2012

Freud S. – L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI – Bollati Boringhieri, 1985

Metz C. – PSICOANALISI E CINEMA – Marsilio, 1977

Ramella Benna S. – TERAPIE SULLO SCHERMO: APPUNTI PER UN LABORATORIO DI PSICODINAMICA DEL LINGUAGGIO CINEMATOGRAFICO – Il Segnalibro, 2002

Savio S. – IL SOGNO E IL GRANDE SCHERMO – 2010

Truffault F. – IL CINEMA SECONDO HITCHCOCK – Il Saggiatore, 2009