studio psicologia e counseling milano famiglia

FAMIGLIA IN CRISI – QUANDO LA CRISI DIVENTA OPPORTUNITA’

Famiglia: i cicli vitali che caratterizzano l’evoluzione della vita familiare, i momenti di difficoltà e come riuscire a superarli.

Tra i vari argomenti trattabili allo Studio Psicologico Milano con la counselor professionista Dr. Francesca Minore, qui ci interessa esplorare l’evoluzione fisiologica del sistema famiglia nel tempo ed analizzare i compiti di sviluppo di ciascuna fase di crescita.

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Ogni famiglia si trova a dover affrontare momenti di crisi causati sia da dinamiche interne che da contingenze esterne. La tenuta del gruppo familiare è legata alla capacità di superare le difficoltà ed i mutamenti che inevitabilmente si presentano. Cercheremo qui di analizzare il funzionamento del sistema famiglia. Lo scopo sarà di comprendere come le crisi siano fisiologica necessità ed al contempo occasione di crescita. 

L’analisi relativa ad ogni ciclo familiare è stata numerata per renderne possibile la lettura autonoma.

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DEFINIZIONE

La famiglia è un sistema, vale a dire, secondo la concezione ormai classica di K. Lewin, un insieme dinamico, in continua evoluzione. Un gruppo la cui peculiarità sta tutta nell’interdipendenza: un cambiamento di un elemento condiziona infatti tutti gli altri.

Le trasformazioni nei rapporti familiari sono ineludibili; la storia di ogni famiglia ha un’evoluzione ciclica ed ogni fase comporta compiti di sviluppo, corredati da inevitabile crisi. Il superamento della crisi porta ad un nuovo adattamento del sistema.

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CICLI DI VITA FAMILIARE

1. LA FORMAZIONE DELLA COPPIA

La scelta del partner è fortemente correlata allo stile di attaccamento individuale:

sulla scorta di come è stata rispecchiata dalle figure genitoriali, la persona elabora infatti la propria visione di sé (ciò che merito), degli altri (ciò che posso aspettarmi) e del mondo. Con tali riferimenti si avvicina all’altro, si innamora, lo/la sceglie come compagno/a.

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Durante il tempo della frequentazione, viene definita la qualità della relazione:

i confini, la distanza reciproca, il grado di coinvolgimento, l’apertura/chiusura tra i partner e verso l’esterno, la capacità di differenziarsi dalla famiglia d’origine.

In tale processo è evidente quanto i vissuti e le proiezioni inconsce giochino un ruolo preponderante:* ciò di cui un soggetto è in credito, verrà richiesto al partner. Per esempio la cura, la dedizione, piuttosto che un certo grado di autonomia e libertà di espressione.

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Sul piano personale, la condizione base affinché l’incontro si attualizzi, implica che siano state risolte con successo le dipendenze dell’infanzia e che sia avvenuta l’elaborazione di eventuali conflitti relativi alle proprie relazioni infantili.

La coppia rimarrà dunque salda ed unita, se complementare e dotata dell’empatia necessaria a comprendere ed accogliere l’altro. Questo il primo compito di sviluppo.

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Contemporaneamente avviene l’avvicinamento al mondo del partner (la rete amicale, i familiari, i parenti…) Conoscere il contesto significa entrare in contatto con una realtà a volte differente dalla propria, in grado di suscitare emozioni, ed ancora una volta proiezioni. Queste orienteranno la coppia verso una maggior vicinanza o la condurranno al termine spontaneo del rapporto.

2. DALLA DIADE CONIUGALE ALLA TRIADE FAMILIARE

La decisione di avere un figlio dovrebbe essere il più possibile scevra da aspettative sociali. Piuttosto, dovrebbe esser motivata da un autentico desiderio di coppia, come anche dalla consapevolezza che il ruolo genitoriale è per la vita.

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Si tratta di un periodo emotivamente ricco per i due partner, che sperimentano un senso di maggior unione, affetto e gratificazione.

Al contempo questa fase implica la revisione dello stile di coppia.

L’arrivo di un figlio comporta richieste fisiche di cura; parziale decentramento dall’altro per accudire il piccolo; cambiamenti nella vita sociale a causa della minor disponibilità di tempo e risorse.

Altro compito di sviluppo, l’accettazione del bimbo nel sistema familiare.

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Pare scontato, ma non lo è. Può infatti accadere che la scelta di avere un bambino sia determinata dall’esigenza di riempire un vuoto, magari in un momento di insoddisfazione. In questi casi è da sapere che un neonato non rappresenta mai la soluzione. Il piccolo non può assumere il ruolo di risolutore delle crisi o di liberatore dalla minaccia di separazione.

Anzi, è proprio in questa fase che la coppia deve saper rinegoziare le proprie regole interne per adattarsi alla gestione del nuovo stato familiare.

Allo stesso modo, la presenza di nonni premurosi e collaborativi è senza dubbio una ricchezza, per i due genitori e per il piccolo, qualora però siano ben definiti ruoli, confini, gerarchie.

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Un figlio rappresenta infatti l’opportunità di differenziarsi ulteriormente dalla propria famiglia d’origine, ed è auspicabile che ciò avvenga. I due giovani devono ora essere adulti autonomi e responsabili per assolvere alla loro nuova funzione. In alcuni casi succede che irrisolti del passato riaffiorino proprio in questo stadio: incapacità a recidere il cordone ombelicale con le figure di attaccamento; riedizione di antichi conflitti; invasione genitoriale e dinamiche disfunzionali di relazione genitore/figlio… Per superare con successo questa fase di sviluppo è fondamentale che i due neogenitori abbiano deciso con consapevolezza e responsabilità di entrare in questa nuova fase di vita, pronti a sostenersi, a saper aprirsi all’altro, a condividere ed accogliere la collaborazione dei propri familiari nel rispetto del nuovo nucleo.

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3. ADOLESCENZA DEI FIGLI 

L’adolescenza è un periodo critico nella storia di ogni individuo. E’ l’età in cui si scinde l’intenso legame con la famiglia d’origine, ci si prepara a diventare adulti, ci si aggrega ai coetanei per affrontare uniti un cambiamento che disorienta. Le società più arcaiche si affidavano a cerimonie volte a rimarcare l’importanza di questo passaggio ed in qualche modo ad incoraggiarlo attraverso il rituale, che comportava spesso atti quali il tagliare, il perforare, l’incidere… e non a caso. Tali azioni erano metafora di quanto il ragazzo si apprestava a fare sul piano psichico: staccarsi, separarsi, divenire soggetto unico, autonomo, individuato.

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Ad oggi e nella nostra cultura in particolare, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza è più sfumato e dilatato nel tempo.

Le cause sono diverse: la struttura familiare italiana tende più ad inglobare che a favorire l’autonomia; la crisi economica riduce le opportunità di indipendenza; la durata media della vita si è allungata e conseguentemente anche le tappe di sviluppo. Succede così che un compito evolutivo fondamentale come questo, non sempre avvenga in maniera idonea e che il giovane fatichi ad effettuare il cambiamento, con effetti deleteri sulla propria crescita, la quale implica che l’individuazione avvenga perché il giovane possa emanciparsi ed assumersi la responsabilità personale e professionale della sua esistenza. L’uomo che diventerà dipende significativamente da questo momento della vita e da come le sue figure di riferimento sanno coglierne l’importanza e favorirlo.

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La famiglia svolge dunque un ruolo chiave nel processo.

1. Se il nucleo familiare è invischiato,

asfittico, chiuso, rispetto alla realtà esterna che percepisce minacciosa, tale visione del mondo influenzerà sia l’approccio del ragazzo all’ambiente, sia quello dei genitori a lasciarlo andare in maniera fiduciosa.

2. All’altro estremo la famiglia centrifuga,

vale a dire poco capace di contenimento, in cui ciascun membro è esposto all’ambiente senza alcun supporto né condivisione da parte dei familiari: un giovane che non ha introiettato una base sicura, un senso di protezione ed attaccamento, a cui non sono stati dati confini chiari, si troverà perso nella realtà complessa che si trova ad affrontare.

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3. Un elemento predittivo del successo/insuccesso di questa fase di sviluppo è certo il grado di coesione della coppia genitoriale.

Quando il legame è insoddisfacente o assente, può accadere che un coniuge stabilisca inconsapevolmente un rapporto simbiotico con il figlio, diventando iperprotettivo e soffocandone l’autonomia per il bisogno proprio di ricevere sostegno.** In questa situazione, difficilmente il ragazzo dispiegherà spontaneamente le ali: pur sentendone la fisiologica esigenza, vivrà infatti il conflitto tra il proprio legittimo bisogno e l’urgenza di provvedere al genitore che percepisce fragile ed incapace a fare a meno di lui. Per questo è importante che, in caso di separazione, il ruolo materno e paterno permangano inalterati. Per consentire al figlio di rimanere tale all’interno di una dinamica familiare bilanciata e non venir pericolosamente costretto in un ruolo che non deve appartenergli.

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Il compito di sviluppo di questo stadio è quindi tutto nella capacità della coppia a tener sempre presente i bisogni del ragazzo, che differiscono sostanzialmente dai propri.

4. LA FAMIGLIA “TRAMPOLINO DI LANCIO”

La definizione fa riferimento a quel periodo della storia familiare in cui la generazione di mezzo si trova a gestire i figli in procinto di divenire indipendenti ed i propri genitori ormai anziani. I compiti di sviluppo e le potenziali crisi di questo stadio sono dunque molteplici; in quanto gli adulti sono costantemente impegnati su più fronti.

Cominciamo col dire che la coppia, all’apice della propria vita professionale, è spesso oberata da molti impegni ed incarichi a cui assolvere. Al contempo, in casa, ai due coniugi è richiesto di provvedere alla ri-negoziazione complessiva delle distanze:

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1. con i figli, che abbisognano del loro spazio

2. con i genitori, che gradualmente perdono il ruolo attivo che avevano negli anni precedenti e necessitano di maggior cura

3. tra loro, in quanto, essendo i ragazzi più autonomi, si ritrovano a rapportarsi l’un l’altro in termini nuovi.

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Per quanto concerne la relazione con i figli, si può dire che il livello di facilità con cui viene affrontata la maggior autonomia dipende dall’esito del periodo adolescenziale. Se la recisione del cordone ombelicale, la risoluzione della dipendenza infantile ed il superamento dei nodi conflittuali sono avvenuti con serenità, questo nuovo passaggio avrà certo un’evoluzione positiva. In caso contrario, è possibile che lo stazionamento dei figli in casa perduri oltremisura, poiché né loro si sentono sicuri e fiduciosi a costruirsi la propria vita, né i genitori sono disposti a lasciarli crescere e rimaner soli.

“L’ETA’ DI MEZZO”

Va inoltre tenuto conto che in questo periodo gli adulti  stanno vivendo l’età di mezzo, ossia quel periodo della vita in cui vengono spontanei i bilanci di quanto si è realizzato e di quanto ancora si desidera fare. Al contempo la funzione genitoriale viene ad affievolirsi. Se i due, specie la madre, si sono identificati troppo in questo ruolo può risultare doloroso abbandonarlo per dedicarsi unicamente a stessi e al partner.

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Infine, anche la relazione con la propria famiglia d’origine è in evoluzione. Ed è necessario elaborare ed accogliere il fatto che i propri cari sono invecchiati. Essi non son più persone su cui fare affidamento, ma di cui prendersi cura. Se poi subentra la malattia, l’accettazione della nuova realtà può essere ancora più ostica. Ciò detto, la qualità della relazione di coppia è elemento determinante in questa fase. Se amore e complicità connotano il rapporto, è più facile effettuare il distacco psicologico dai figli e dai propri anziani. Al contrario, quando manca calore e nutrimento tra i due partner, la maggior distanza dei ragazzi e l’aggravarsi della condizione dei nonni può causare un forte senso di smarrimento e solitudine.

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COME INTERVENIRE IN CASO DI DIFFICOLTA’

Si è detto, ogni famiglia si trova ad affrontare ciclicamente momenti critici e fasi di sviluppo da affrontare. L’intervento di counseling (individuale, di coppia, familiare, come quello del nostro servizio counselor Milano) offre uno spazio privilegiato. Assumere consapevolezza, trovare con serenità la strada al superamento dell’eventuale disagio, verso la libertà.

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NOTE

*“in questo processo entrano in gioco tre tipi di rappresentazioni: 1. rappresentazione della madre proiettata sulla partner; 2. rappresentazione del padre, oggetti di identificazione del figlio; 3. rappresentazione del legame padre-madre riprodotta nel rapporto tra i due giovani”; (Eiguer 1983) lo stesso vale specularmente per la ragazza.

**la simbiosi definisce un rapporto in cui due individui si comportano come se fossero un unico soggetto (S. Shiff). Di norma in questo tipo di relazione uno dei due membri esprime il tentativo inconscio di veder finalmente esauditi i bisogni dell’infanzia; l’altro invece svaluta la propria capacità di provvedere a se stesso.

Per saperne di più, vieni a trovarci nel nostro Studio Psicologico a Milano.

BIBLIOGRAFIA

Cigoli V., Galimberti C. – PSICOANALISI E RICERCA SUI SISTEMI IN TERAPIA FAMILIARE – Franco Angeli, Milano

Lewin K. – TEORIA DINAMICA DELLA PERSONALITA’ – Giunti Editore, Milano, 2011

Lewin K. – I CONFLITTI SOCIALI. SAGGI DI DINAMICA DI GRUPPO – Franco Angeli, Milano, 1972

Santi G. – IL PROCESSO DI DIVORZIO: CONSULENZA E PSICOTERAPIA – Angeli, Milano, 1980

Shiff S. – PERSONALITY DEVELOPMENT AND SYMBIOSIS – in TAJ, 7,4, 1977, pp. 310-316

Walsh F. – STILI DI FUNZIONAMENTO FAMILIARE. COME LE FAMIGLIE AFFRONTANO GLI EVENTI DELLA VITA -Franco Angeli, 1982