studio psicologia e counseling milano rabbia

COME GESTIRE LA RABBIA?

La rabbia è un’emozione funzionale al benessere dell’organismo. Quando diventa dannosa? Quando patologica? Esiste un modo sano di esprimerla?

Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psicologico Milano con la counselor professionista Dr. Francesca Minore, qui ci interessa esplorare la rabbia nelle sue varie forme e la competenza a gestirla.

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La rabbia, un’emozione indispensabile

La rabbia consente alla persona di difendersi, esattamente come accade alle specie animali in natura. Si tratta pertanto di un’emozione di fondamentale utilità per la sopravvivenza. Il suo valore è tale, dall’essere impressa nel nostro sistema nervoso come comportamento innato.

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A. LA RABBIA INDOTTA DAL CONTESTO SOCIALE

Attualmente l’aggressività è aumentata esponenzialmente a livello sociale. Quali fattori la determinano?

1. La mancanza di valori a cui attenersi.

Un tempo la società era sostenuta da solide convinzioni e norme di carattere etico, civile e morale/religioso. Tale impalcatura orientava il comportamento individuale e definiva le modalità relazionali.

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In pratica le persone distinguevano con facilità il giusto dallo sbagliato, il bene dal male.  Correttamente Freud, ne Il disagio della civiltà, restituisce però il valore relativo di quello stato di cose: se da un lato infatti l’organizzazione sociale beneficiava di ordine ed orientamento, ciò andava a discapito della libera espressione individuale.

Ad oggi l’assenza di valori, il relativismo, l’incongruenza, generano forte disagio e frustrazione: è vero tutto ed il contrario di tutto. Non ci sono appigli, ne basi sicure a cui approdare. L’individuo è in balia del nulla o del tutto, che finiscono per assomigliarsi.

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Da qui la rabbia sociale. L’aggressività diviene risposta istintiva alla mancanza di coerenza e di senso. 

Ciò è vero soprattutto nei giovani.

2. La crisi della famiglia e dell’istituzione scolastica.

E’ nell’infanzia e nell’adolescenza che si forma la personalità. Gli ingredienti base sono rappresentati dalla competenza emozionale e dalla coscienza, individuale e civile.

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La famiglia contemporanea versa in forte crisi. Gli impegni lavorativi, la preoccupazione finanziaria, la frenesia della vita moderna, tengono occupati gli adulti. Ma più di ogni cosa, è deleteria l’incongruenza comportamentale dei genitori, quando non la loro assenza. Distratti dalla propria ricerca di senso, individuale e di coppia, non svolgono più adeguatamente il compito formativo a cui sono chiamati. Spesso mancano loro stessi della competenza emozionale ed etica da trasmettere ai figli. I quali sperimentano un vuoto profondo, pericoloso, in cui niente ha più significato.

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Laddove i rapporti familiari si smagliano, impercettibile ma con costanza, la scuola non interviene a porre rimedio. Banalmente perché gli educatori sono anch’essi vittime del loro tempo. Confusi e allo sbando, senza riferimenti certi, nemmeno loro sono in grado di arginare il problema.

3. Incontinenza emozionale

Un giovane abbandonato a se stesso, al condizionamento ingovernato dei media, non può imparare a dare un nome e gestire le proprie emozioni. Ne rimane in balia. Di più, non disponendo di una coscienza etica, reagirà al disagio esprimendo sentimenti negativi quali la paura, la frustrazione, la rabbia, la collera, il dolore, in maniera istintiva, senza esercitare alcun controllo cosciente. Semplicemente agendoli in modo diretto e brutale.

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4. Rabbia generata da condizionamento

Di più. L’essere inserito in un contesto quanto meno indisciplinato senza filtro alcuno di discernimento, rischia di amplificare il disagio, il quale sovente trova via di sfogo nel gruppo. Si giustificano così il proliferare del bullismo e della violenza in branco.

Perché tali fenomeni dilagano esponenzialmente? Già nel 1895 G. Le Bon ne dava esaustiva risposta. In Psicologia delle folle asseriva infatti che gli individui, quando raccolti in massa, si sentono deresponsabilizzati e pertanto, privi di autocontrollo, possono essere indotti a commettere atti fin bestiali e contrari alla loro ed altrui tutela.

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E che dire dei foreigner fighters? Giovani immigrati di seconda generazione nati e cresciuti nei paesi europei? Laddove mancano figure di riferimento familiari e sociali, laddove la scuola latita, nessuna buona integrazione è possibile. Ed il viversi diverso, sradicato, emarginato, alimenta facilmente rabbia, collera ed odio. Sentimenti che, ancora una volta, grazie all’uso solitario ed incontrollato della rete, vengono plasmati ed incanalati da chi ha interesse ad usare drammaticamente quella rabbia.

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5. Il circolo vizioso di rabbia e paura

I comportamenti folli e distruttivi, gli atti terroristici, fomentano incertezza e paura. In tutti. Di questi tempi ci si sente impotenti e fragili. In ogni momento ed in ogni luogo non si può stare sicuri e poco c’è da fare, bisogna imparare a conviverci. A farne le spese è però la tranquillità psicologica. Il costante allarme genera infatti, nei soggetti più fragili, paura e panico. Quanto successo recentemente a Torino durante la finale di Champions ne è drammatica testimonianza.

Quando l’allerta è costante, gli individui sperimentano un forte senso di smarrimento e frustrazione, perché privati della legittima possibilità di agire e muoversi liberamente. Inoltre, se a rischio è il benessere loro e dei loro cari, non è improbabile che la frustrazione si tramuti in rabbia. Verso il diverso, verso la società, verso l’altro, verso tutti.

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6. Mancanza di opportunità

Qualora ciò non bastasse, a livello individuale si va ad aggiungere la pressione esercitata dalle aspettative sociali. Le persone vorrebbero realizzare i propri progetti ed ambizioni, sia quelli soggettivi (studio e professione), che quelli familiari (matrimonio e figli), ma si scontrano con una condizione fortemente castrante: c’è la crisi, non c’è lavoro, ci sono poche opportunità e pochi soldi per dar vita a nuovi obiettivi. Bisogna solo alzarsi ogni mattina e sforzarsi di portare a casa il minimo sindacale in ogni ambito. Naturale che questo malessere generi insoddisfazione, delusione, senso di impotenza. Dai quali fa presto capolino la rabbia. Per non riuscire a trovar soluzioni. Per dover accettare senza condizioni la rinuncia alla propria realizzazione.

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B. REPRESSIONE DELLA RABBIA

In questo quadro, provare rabbia e frustrazione è del tutto normale. Discriminante è la modalità di espressione. Se la rabbia viene manifestata in maniera costruttiva, nel rispetto dell’altro, con l’intenzione di difendere la propria legittima posizione e l’intento di risolvere il problema, l’emozione è sana ed il comportamento adeguato.

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1. Quando la rabbia è disadattiva?

Disfunzionale è invece reprimerla, trattenerla, negarla. Quando accade, l’individuo non si sfoga, rimugina incessantemente o nega di provarla. Il che va a discapito sia della salute che delle sue relazioni. Della salute in quanto le emozioni, quando non trovano un’idonea via di sfogo, vengono somatizzate sull’organismo provocando malesseri e disturbi di varia forma. Si pensi alle cefalee, alle gastriti, alle coliti, all’ansia, al panico e alla depressione.

gestione dello stress studio di psicologia

In particolare, l’attacco di panico (DAP) è provocato dall’impossibilità a trattenere oltre i sentimenti negativi. Quando rabbia, paura, preoccupazione, raggiungono il limite di saturazione, l’organismo dà loro espressione in maniera disordinata ed improvvisa. Il panico appunto. La depressione invece può essere descritta come una sorta di coltre diffusa di apatia, volta a coprire le emozioni negate, ossia quelle a cui la persona non vuol dare riconoscimento.

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2. Effetti della rabbia repressa

La repressione della rabbia inquina poi la vita relazionale. Sotto il suo effetto, gli individui diventano nervosi, intrattabili, irascibili, il che li porta a guastare rapporti familiari e professionali. In altri casi, in preda alla rabbia e alla delusione, sono loro stessi ad isolarsi, ottenendo purtroppo lo stesso risultato.

3. Origini del problema

Le persone “imparano” a reprimere i sentimenti. Succede quando, nel loro contesto d’origine, la rabbia, considerata un’emozione disdicevole, veniva negata, vietata o severamente punita.

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Fin da bambini, per essere amati dai propri cari, questi individui hanno appreso a trattenere, a non esprimere spontaneamente i sentimenti. Un atteggiamento inadeguato, in quanto ogni emozione ha una sua utilità e darle voce in modo appropriato significa poter soddisfare i propri bisogni e procurare benessere all’organismo.

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4. Imparare ad esprimere la rabbia

Un buon percorso di counseling, come quello offerto dallo Studio Psicologico di Milano con la counselor professionista Francesca Minore, può sostenere efficacemente la persona nell’indagare le cause che la inducono a non esprimere la rabbia in modo sano e costruttivo. Nel clima accogliente e supportivo del setting di counseling, può apprendere ad usare la voce, ad essere assertiva, a non cader vittima del senso di colpa, acquisendo maggior sicurezza e capacità di incidere produttivamente nell’ambiente di riferimento e nella vita. Ciò a beneficio delle proprie relazioni e realizzazione personale.

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C. L’INCAPACITA’ A CONTROLLARE LA RABBIA

Facciamo qui riferimento a quei comportamenti che esulano dallo spettro psichiatrico e riguardano solo l’incapacità a controllare la rabbia e ad esprimerla in modo sano, ossia senza ricorrere a scatti d’ira, bensì utilizzando le modalità funzionali a cui abbiamo in precedenza fatto riferimento.

1. L’origine del comportamento disfunzionale

In questi casi, a determinare il comportamento inadeguato sono spesso il senso di impotenza, la mancanza di autostima e la richiesta di attenzione. In alternativa può trattarsi di atteggiamenti appresi nel contesto di provenienza.

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La persona non sente di possedere le caratteristiche necessarie a farsi valere, a farsi ascoltare dagli altri. Per questa ragione esaspera il proprio comportamento nel tentativo di ottenere attenzione e rispetto. Sovente, questo comportamento deriva da un’educazione anaffettiva e svalutante. L’umiliazione, la vergogna, la rabbia conseguenti, danno origine ai patterns aggressivi, i quali, una volta appresi, divengono parte integrante del carattere personale.

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2. Apprendere modalità adeguate di espressione della rabbia

E’ possibile imparare a gestire la rabbia in età adulta? Certamente. Ad ogni età. Lo studio psicologico di Milano e la counselor professionista Francesca Minore offrono il sostegno necessario a risolvere il problema e a migliorare la propria salute e le capacità relazionali. Gli strumenti utilizzati consentono di comprendere il proprio vissuto personale, di acquisire l’abilità a rilassarsi, di ridurre i pensieri ossessivi e vendicativi e di esprimere la rabbia in maniera adattiva.

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3. Consigli pratici

Per poter effettuare un reale cambiamento ed acquisire un modello di comportamento sano e funzionale, i consigli che qui riportiamo non sono sufficienti. Effettuare un percorso volto a comprendere e modificare la propria attitudine all’ira è di gran lunga la strada più efficace.

Ciò detto, può essere di utilità, adottare delle piccole strategie tese ad evitare lo scoppio della rabbia. Quali:

1. imparare a riconoscere i pensieri che lo provocano nell’imminenza;

2. allontanarsi dalla fonte scatenante;

3. sfogare l’emozione mediante la scrittura. Un metodo che permette di liberarsi, di rasserenarsi, ma anche, rileggendo gli scritti, di risalire allo schema comportamentale che si innesca all’insorgere della rabbia.

 

Lo Studio di Psicologia a Milano della Dott.ssa Francesca Minore, attraverso un mirato, breve percorso di counseling, è in grado di consigliarvi ed orientarvi verso la risoluzione del problema.

Contatti

E’ possibile fissare un colloquio esplorativo, gratuito e non vincolante con la Dr. Francesca Minore presso lo studio di counseling a Milano, in via Stresa, 6, nei pressi del centro della città, zona Gioia/Centrale. Lo studio è facilmente raggiungibile in auto, ma anche con le varie linee del trasporto pubblico:

  • Metro MM2/MM3 Centrale, MM2 Gioia, MM3 Sondrio;
  • Bus n° 81, 43, 42;
  • Tram n° 5.

Per accedere al servizio di counseling della Dottoressa Francesca Minore, è necessaria la prenotazione. Potete effettuarla nelle seguenti modalità:

Primo incontro esplorativo gratuito

Parteciperete senza impegno ad un colloquio preliminare, in cui potrete conoscere la counselor Dottoressa Francesca Minore e capire come lavora. Potrete decidere di conseguenza come procedere e se intraprendere un ciclo di incontri di counseling atti a risolvere i vostri problemi e a migliorare la vostra situazione personale.

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