studio psicologia e counseling milano bisogno di controllo

BISOGNO DI CONTROLLO – DA COSA DIPENDE?

Bisogno di controllo accompagnato ad ansia. Perché accade? E’ possibile imparare “a lasciar andare” e vivere sereni?

Bisogno di controllo, ansia, bisogno di gestire ogni situazione. Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psicologico Milano con la counselor professionista Dr. Francesca Minore, qui ci interessa esplorare le ragioni che determinano il disagio e le soluzioni per risolverlo.

studio psicologia e counseling milano bisogno di controlloBisogno di controllo, di che si tratta?

E’ accompagnato in genere da ansia e frustrazione. Il bisogno di tenere tutto sotto controllo si scontra infatti con l’impossibilità realistica a farlo. Razionalmente chi ne è vittima se ne rende conto, non riesce però a tranquillizzarsi e vive uno stato emotivo di allerta costante.

A soffrirne è di norma il perfezionista, vale a dire una persona precisa, scrupolosa sin all’eccesso perché mai soddisfatta dei risultati, perché mai convinta di aver fatto abbastanza. Come si può intuire, tale schema di pensiero veicola spesso senso di colpa e di inadeguatezza. Generati da una poderosa e frequente autocritica che nel tempo mina significativamente l’autostima.

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Bisogno di controllo, le cause

Da dove origina il bisogno di controllo?

Le cause sono molteplici, tutte riconducibili alla storia di vita personale. Nel dettaglio le più comuni:

1. Non sono abbastanza capace

Quando il bisogno di controllo è associato al senso di inadeguatezza, si può presumere che la persona abbia ricevuto un’educazione rigida, punitiva, svalutante. Gli insegnamenti non sono stati accompagnati da comprensione ed affetto ed hanno comportato la formazione di un Sé fragile ed insicuro. Con la crescita, le ferree ingiunzioni, come anche l’obbligo a non trasgredirle, sono state introiettate da chi le ha subite fino a farne il proprio modo di vivere, pensare e sentire. La persona ha dunque fatto propria la critica persecutoria ed intransigente e tramite essa si fustiga e denigra senza possibilità d’appello.

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Che fare?

Un buon intervento di counseling come quello offerto dallo Studio Psicologia e Counseling, sostiene la persona nell’indagare gli schemi di pensiero ed emotivi che alimentano la critica persecutoria, al fine di elaborarne di più funzionali. In un clima accogliente e supportivo, viene offerto l’aiuto necessario ad incrementare l’autostima e sperimentare un nuovo modo di gestire gli eventi senza doverli controllare in maniera ansiogena.

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2. Non sono amabile

Il bisogno di controllo sembra immotivato. Le persone raccontano la propria infanzia come un periodo sereno, in cui si sono sentiti amati dalle figure di riferimento. Anche la scuola è stata un’esperienza soddisfacente grazie all’impegno che vi profondevano. E dunque? Ciascuno di noi forgia l’immagine di sé sulla base delle esperienze vissute. La nascita di un fratellino che all’improvviso sottrae l’attenzione dei genitori, la degenza in ospedale lontano da casa, l’assenza frequente dei genitori, pur non rappresentando niente di irreparabile, possono lasciare il segno… Questo perché è la modalità con cui viene codificato l’evento a fare la differenza. Un bambino può registrare l’esperienza come risultato di sue carenze (“è colpa mia se…”) ed imparare a viversi poco amabile o immeritevole. Di conseguenza adotterà istintivamente dei comportamenti tesi a conquistare l’attenzione. Per esempio farà in modo di essere giudizioso, studioso, scrupoloso. E ad ogni rinforzo positivo, aumenterà lo sforzo per riceverne di più. La strada per il bisogno di controllo esasperato è aperta…

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Che fare?

Per risolvere il  disagio è utile ricontattare l’evento che ha prodotto le emozioni ed i pensieri disadattivi (“non sono amabile ed è colpa mia”). Con il supporto accogliente della counselor, la persona sarà in grado di riconoscere l’origine della sua ansia di controllo e potrà attribuire all’antico vissuto un nuovo significato, più adulto e funzionale all’autostima.  Ciò produrrà maggior benessere e la remissione dei pensieri intrusivi sul suo presunto disvalore. Lo Studio Psicologia e Counseling della Dr. Francesca Minore offre la possibilità di effettuare tale percorso.

3. L’amore ha un prezzo

Il bisogno di controllo origina dall’ansia di perfezionismo. La persona svolge ogni attività sforzandosi di non sbagliare, di non fallire mai, di dare il massimo consentito. Di conseguenza, raramente trae gioia da ciò in cui si applica. Nemmeno riceve gratificazione dai risultati del suo lavoro, reputandoli sempre insufficienti. La ragione profonda sta nell’esigenza di soddisfare le aspettative delle persone care. Per qualche ragione, a muoverla è il convincimento che il loro amore e la loro attenzione non siano incondizionati ma vadano meritati con impegno e sacrificio.

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Che fare?

L’intervento di counseling si propone di indagare le ragioni alla base delle convinzioni sopra descritte. Conoscerne l’origine significa infatti poter individuare nuovi modi più adattivi di pensare e sentire l’attaccamento alle figure di riferimento. La persona viene guidata alla ricerca di nuovi significati che le consentano di impegnarsi ed ottenere risultati senza sforzarsi fino al sacrificio ed annullando il piacere. A tutto vantaggio dell’autostima e della sua qualità di vita.

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4. Non lasciarmi!

In questo caso sono i legami affettivi a far scaturire l’angoscia. La persona non riesce a gestire la gelosia, l’ansia, l’impulso ad indagare o i pensieri abbandonici che l’assalgono. E tale attitudine compulsiva rischia di compromettere le sue relazioni. Quale la causa? La qualità degli attaccamenti infantili. Che presumibilmente sono stati carenti, incostanti, inquinati da lutti, traumi o abbandoni. In seguito a ciò, la persona ha imparato a non fidarsi e a non credere nella costanza dell’amore. Per questo adotta strategie volte a controllare che il legame permanga. A motivare la sua azione, l’esigenza di non rivivere l’antico acuto dolore.

Che fare?

Il percorso di counseling proposto dallo Studio Psicologia e Counseling mira ad elaborare il dolore e trasformare il modo in cui la persona approccia i legami affettivi. Efficace a tale scopo, il ricorso a tecniche relazionali e di gestione dell’ansia. Ampio rilievo è dato pure al rapporto con la counselor. Il fine è quello di offrire un’esperienza riparativa in cui sperimentare come i legami possano essere nutrienti e duraturi senza dover esercitare alcun controllo.

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5. Sono come te

A volte il bisogno di controllo è stato semplicemente acquisito dai modelli di riferimento. La persona è vissuta in un contesto permeato da ansia e dall’abitudine a controllare le relazioni, quasi fosse l’unico modo di mantenerle. Non avendo dunque sviluppato fiducia verso gli altri ed il mondo, ella non fa che riprodurre  lo stile educativo ereditato.

Il bisogno di controllo può essere talmente pervasivo da riguardare ogni ambito di vita. Fino a sfociare in un vero e proprio disturbo ossessivo-compulsivo. L’OCD è classificato tra i disturbi d’ansia, sebbene la sua parziale resistenza ai farmaci ansiolitici fa propendere per un inquadramento autonomo. Consiste in un disordine nevrotico caratterizzato da anancasmo (idee ossessive ed azioni compulsive). Tra i sintomi più comuni, i rituali di detersione e pulizia del corpo e degli oggetti.

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Che fare?

L’intervento efficace è teso a disconfermare il modello educativo appreso. La persona viene guidata verso schemi emotivi e di pensiero che l’aiutino a contenere l’ansia e a gestire le idee disfunzionali di carattere ossessivo. Quando la persona lamenta comunque l’impossibilità a contenere i pensieri intrusivi, un intervento farmacologico di supporto rappresenta l’approccio curativo più efficace.