bambini utilità fiabe studio psicologico Milano dr. Francsca Minore

FIABE – L’UTILITA’ DEL RACCONTO PER I BIMBI

FIABE. L’utilità delle fiabe per lo sviluppo intellettivo ed emotivo dei più piccoli nei loro primi anni di vita ed il ruolo dei genitori nel processo.

Fiabe. La loro utilità per i bambini. Il tema trova ulteriore spazio nella sezione Fiabe&Psiche. Ad essa si rimanda per un approfondimento.

Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psicologico Milano con la counselor professionista Dr. Francesca Minore, qui ci interessa esplorare l’utilità delle fiabe per lo sviluppo emotivo ed intellettivo dei piccoli, con qualche utile consiglio.

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FIABE. Quale utilità?

In un suo editoriale dal titolo “Paura delle Fiabe”*, la giornalista statunitense J. Weiss sottolinea l’esigenza di tutelare i piccoli dagli aspetti più cruenti della vita, di tenerli al riparo dai suoi risvolti dolorosi. E’ un bisogno condivisibile per certi versi, in quanto testimonia l’attenzione doverosa che oggi la società riserva ai bambini e alla loro formazione, basti pensare, come termine di confronto, che all’inizio del secolo scorso il lavoro minorile era ancora legalizzato.

D’altro canto però, ci si domanda quanto questo atteggiamento sia realmente formativo e quanto risponda alle necessità peculiari del bambino.

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1. FIABE. Le regole del mondo

Una premessa.

Lo sviluppo della personalità sana dipende dal superamento di tappe evolutive implicanti momenti critici e di frustrazione rispetto a bisogni e desideri. Il bambino cresce affrontando tali compiti, conquistando la propria autonomia, la capacità di affermare se stesso, di sopportare le attese ed il dolore, di superare gli ostacoli.

Così, il bimbo che esce dalla fase simbiotica deve adeguarsi al distacco fisiologico dalla madre; con lo sviluppo dell’attività motoria e del linguaggio, riesce ad affermare la propria individualità imparando a gestire il conflitto con i genitori nel cosiddetto periodo dei “no”.

studio psicologia e counseling milano fiabeOgni conquista umana implica una giusta dose di frustrazione.

Se ciò accade in modo sano ed equilibrato, lo sforzo attuato struttura la personalità. Il danno subentra solo quando equilibrio, rispetto e gradualità vengono a mancare.

Oggi tale consapevolezza, maturata da innumerevoli studi di psicologia evolutiva ormai classici, pare esser venuta meno. Lo stile educativo giustamente troppo rigido in voga fino almeno alla metà del novecento è stato soppiantato da un altro diametralmente opposto.

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Un mondo senza regole

Nella società odierna sembra infatti prevalere l’idea che la crescita del bambino debba avvenire in un ambiente asettico, ovattato, iperprotetto, in cui egli possa esprimersi in assoluta libertà, senza regole o condizionamenti di sorta.

Di conseguenza, è possibile osservare per le vie cittadine, genitori impotenti ed imbarazzati dinanzi a piccoli despoti per nulla pronti a cedere alle loro preghiere.

Un simile atteggiamento – va da sé – è deleterio e non produce una struttura di personalità salda e forte come auspicato.

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Un bimbo che non ha mai dovuto affrontare la frustrazione dell’attesa, che non ha mai vissuto la pena di un no risoluto e giustificato del genitore, che non si è mai confrontato con le sue paure, dovrà cimentarsi con una realtà a cui non è assolutamente preparato e le sue reazioni saranno presumibilmente inadeguate, non avendo elaborato, al momento opportuno, una serie di schemi cognitivi e affettivi atti a farvi fronte in modo funzionale. Come dire, crescendo, mancherà totalmente di esperienza circa lo stare nel mondo.

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2. FIABE. Utilità delle favole

Il valore insito nelle fiabe consiste nell’opportunità di comunicare al bimbo, seppur per via metaforica, le difficoltà, le insidie, le regole, della realtà in cui si trova a vivere. Infatti, nel racconto, la complessità dell’ambiente a lui circostante viene rielaborata mediante una trama che parla la sua lingua.

La favola è dunque una delle modalità attraverso cui il piccolo può dar significato alla realtà complessa in cui vive. Di più. La fiaba è uno strumento mediante il quale il fanciullo impara a riconoscere le regole del gioco, le trappole, i pericoli, i rischi… vale a dire un bagaglio di informazioni che gli sono d’aiuto per compiere i primi passi nel mondo. Il tutto raccontato in modo avvincente e con un linguaggio a lui accessibile.

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 3. FIABE. Paura e morte nella narrazione e nei media

Inoltre, il confronto con la paura o col dolore è molto meno traumatico se l’approccio avviene attraverso la fiaba che non tramite l’esposizione indiscriminata ai media.

Il bambino, sia che ascolti il racconto, che ne guardi il DVD o che lo legga in un libro, ha tempo e modo di elaborarne il contenuto usando i suoi schemi mentali, i quali lo tutelano permettendogli di dar senso alle cose in base al suo livello di comprensione. Ciò non lo protegge dal provare timore o dolore, ma di certo gli evita il trauma.

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Si pensi alla morte così come descritta ne “Il Re Leone” produzione Disney del 1994. La fine di Mufasa, padre del giovane leoncino Simba, è sicuramente un momento toccante (ho assistito personalmente alla scena tenerissima di un piccolo che durante la visione è sgusciato a rannicchiarsi tra le braccia del papà). Eppure la descrizione di Simba, che pieno di dolore guarda le stelle mentre il padre lo consola promettendogli che ci sarà sempre quando lui avrà bisogno, consente al piccolo spettatore di decodificare la morte in modo accettabile e confortante.

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“Così, ogni volta che ti sentirai solo, ricorda che i grandi re saranno sempre lì a guidarti. Ed io con loro.”

Diverso è assistere a pubblicità o programmi televisivi in maniera indiscriminata.

La morte, la violenza e il dolore non sono raccontati attraverso un linguaggio adeguato ai più giovani telespettatori e, a differenza delle immagini disegnate per i piccoli, sono mostrati nella loro più cruda verità, senza alcun filtro.

Per questo la forza e l’immediatezza è senza dubbio molto più impattante e deleteria. La sua drammatica complessità può shockare i bambini, incapaci di elaborare le immagini televisive in maniera appropriata, in quanto ancora sprovvisti degli strumenti per poterlo fare. Da qui l’importanza di non lasciare i bimbi soli alle prese con i media (internet in primis) e di selezionare in TV programmi adatti.

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4. FIABE. Il racconto di mamma e papà

Si può comprendere J. Weiss quando confessa riluttanza nel narrare alla sua bimba storie paurose, se non edulcorate dalla rilettura che lei stessa ne fa. In effetti, se è vero che le fiabe di norma sono scritte per bambini di ogni età, è altrettanto importante che il racconto dei genitori venga adeguato alla competenza evolutiva del piccolo: come sottolinea lo studioso D. Bickham, bimbi di età diverse interpretano differentemente ciò che viene loro narrato. Certo non significa che un genitore debba divenire esperto di psicologia evolutiva. E’ necessario solo che conosca profondamente il suo bambino.

E per conoscerlo, è fondamentale che il piccolo siano ascoltato e capito, che gli si dedichi tempo.

Percorsi di counseling, come quello offerto dal nostro servizio counselor Milano, possono aiutare a comprendere meglio il proprio ruolo nel contesto familiare.

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5. FIABE. Ascoltare i nostri bimbi

Questo è il compito dell’adulto, un compito peraltro estremamente affascinante, da cui si può solo trarre arricchimento.

Di recente una mamma angosciata mi stava raccontando il disagio manifestato dalla sua bambina di sette anni, a causa del divorzio dal marito. Mi chiedeva di suggerirle cosa fare, quale specialista consultare, se farle prendere delle ripetizioni (in seconda elementare!). L’amore per la figlia era lampante, come anche la preoccupazione di colmare eventuali lacune. Mi sono immedesimata nella bimba, nei suoi sette anni confusi da problemi troppo grandi. Mi sono chiesta cosa passasse in quella testolina, come si spiegasse quanto le stava accadendo, come elaborasse il suo dolore e la sua rabbia… e mi sono resa conto che nessuno lo poteva sapere meglio di lei e che la madre, anziché impazzire alla ricerca del sostegno più adatto, avrebbe dovuto smettere di colmare, riempire, rattoppare e – prima di ogni altra eventuale soluzione – mettersi in ascolto. Semplicemente.

Sentire la sua bambina, conoscerne pensieri ed emozioni per scoprire a quali urgenze affettive prima e poi di comprensione fosse necessario fornire una risposta idonea.

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6. FIABE. Tutti giù per terra!

Si infervorava L. Buscaglia nelle sue conferenze, quando affermava che per comunicare con un bambino bisogna inginocchiarsi, abbassarsi fino a vedere il mondo dalla sua prospettiva e prendersi tutto il tempo utile a farlo.

Credo sia un suggerimento profondamente vero.

Ancora oggi, nonostante la psicologia infantile abbia influenzato in modo preponderante la cultura, ritengo sia necessario ascoltare maggiormente i bambini. Il che non significa parlare loro, spiegare loro, insegnare loro…

significa letteralmente rimanere in ascolto.

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Solo così è possibile stabilire un ponte e conoscere il loro modo di osservare ciò che li circonda, che li angoscia, che li lascia perplessi, che non capiscono, che hanno voglia di scoprire.

Conoscere profondamente il proprio bambino permetterà di saper scegliere un libro di fiabe dallo scaffale del megastore. Ossia di sceglierlo consapevoli delle sue peculiari esigenze, della sua età e di ciò che può arricchirlo in quel momento specifico della sua vita.

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7. FIABE. Non proteggere i bambini dalla vita.

Non penso vi sia un’età adatta a parlare ai piccoli del dolore, della morte, del lato oscuro della vita. Dipende solo dalla nostra capacità di sintonizzarci con le loro esigenze emotive ed intellettive. Lo scrittore D. Pettarini,** nella fiaba “Papà Franco alla ricerca delle parole perdute” affronta il tema della morte della mamma in modo assolutamente non traumatico, mostrando come sia corretto non proteggere i bambini dalla vita. Non è di questo che hanno bisogno. Non gli rendiamo un buon servizio illudendoli che l’esistenza sia diversa da com’è. Finiranno per esserne travolti, questa volta sì in maniera traumatica, perché privi di elementi per decifrarla.

Meglio guidarli mano nella mano alla sua scoperta.

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Ancora con le parole di L. Buscaglia “Siamo stati protetti contro la vita. Siamo stati allevati dentro muri artificiali, in giardini pieni di fiori e meraviglie. Solo quando arriviamo all’adolescenza ci arrampichiamo su quel muro e scopriamo di non aver gli strumenti per sopravvivere alla realtà”.

Sintonizzarsi coi propri bimbi per permettergli di esprimersi e per diventare loro finestra privilegiata sul mondo dunque.

8. FIABE. Quanto siamo capaci di farlo noi?

Già… e quindi il punto è: quanto siamo in grado di farlo noi? E non mi riferisco alla competenza intellettuale. Mi riferisco piuttosto a quanto ciascuno di noi dedichi tempo a sviluppare la propria competenza emozionale.

L’importanza della competenza emozionale

Quanto sappiamo ascoltarci? Qual è il significato che noi per primi attribuiamo al dolore, alla morte, al lato oscuro della vita?

Qualche giorno fa, al cinema, ho assistito alla proiezione di un film introspettivo. Il nucleo da cui si snodava la storia, consisteva in un segreto familiare a lungo celato. Probabilmente non un grande film, ma impreziosito da alcuni spunti di riflessione interessanti. Attorno a me, sia durante la proiezione che nell’intervallo, continuavo a sentire commenti legati da un unico comune denominatore “che barba… dovevamo scegliere qualcosa di più divertente”. Sarà stato un caso, ma l’accaduto mi ha dato da pensare.

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9. FIABE. Non guardarti dentro!

La società attuale non invoglia certo a guardarsi dentro.

E’ più di un luogo comune. Una delle mete maggiormente frequentate nel tempo libero pare siano i Centri Benessere. Ho ascoltato personalmente il titolare di un rinomata struttura che intervistato asseriva: “Nel prossimo futuro la vera ricchezza consisterà sempre più nel disporre di tempo da dedicare al proprio benessere fisico e mentale presso i nostri centri…” … mentale presso i nostri centri…??!

Sono confusa…

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Un mondo dentro

Viviamo proiettati all’esterno. E all’esterno cerchiamo soluzioni atte ad illuminare le ombre, a riempire i silenzi, a tamponare le ansie. Coccoliamo ed accudiamo il nostro corpo trascurando la nostra interiorità. Non per niente attacco di panico e depressione sono mali tanto diffusi. Non ci conosciamo e soprattutto, non siamo interessati a farlo. A contattare le nostre emozioni, ad elaborarle, a dar loro un senso. La tendenza prevalente è volta a coprire o a riempire attingendo dall’esterno e ci illudiamo che un massaggio fisico lenisca le ferite dell’anima e procuri magicamente il ristabilimento.

Osserva J. Weiss, non c’è più nulla di cui raccontare, su cui riflettere… nella nostra cultura non c’è tempo da sprecare in attività non concretamente produttive o ludiche ma dedicate all’arricchimento personale.

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Fare, riempire, coprire… ed il sentire, il sentirsi non trovano spazio.

Eppure solo riconquistando questa abilità potremo ricondurci autenticamente a noi stessi. E solo contattando noi stessi potremo far emergere le nostre risorse più profonde per affrontare la vita. Infine, solo facendo questo, saremo in grado di insegnare ai nostri piccoli a guardare al futuro senza angoscia; ottimismo e coraggio vengono dalla saggezza. L’ottimismo ed il coraggio sviluppano dalla consapevolezza di possedere in sé stessi gli strumenti per navigare in ogni tempesta.

Allora leggere una fiaba insieme tornerà ad essere momento prezioso di crescita.

Per saperne di più, vieni a trovarci nel nostro Studio Psicologico a Milano.

*FEAR OF FAIRY TALES – di Joanna Weiss, Boston Globe, Sept, 21, 2008

 **Pettarini D. et. Al. – FAVOLANDO – Ed. Quattro, in coll. CRAL Comune di Milano, 2008

BIBLIOGRAFIA

Benson B. – IL CAMMINO DELLA FELICITA’ – Ed. Abele, 1985

Bergman A., Mahler M., Pine F. – LA NASCITA PSICOLOGICA DEL BAMBINO – Boringhieri, 1978

Berne E. – ANALISI TRANSAZIONALE E PSICOTERAPIA. UN SISTEMA DI PSICHIATRIA SOCIALE INDIVIDUALE – Astrolabio, Roma, 1971

Buscaglia L. – VIVERE AMARE CAPIRSI – Mondadori

Piaget J. – LA REPRESENTATION DU MONDE CHEZ L’ENFANT – Ed. it. Bollati Boringhieri, 1966