studio psicologia e counseling milano ansia generalizzata

ANSIA GENERALIZZATA, CHE FARE?

Ansia generalizzata, che fare? Si tratta di un malessere costante e pervasivo. Apparentemente immotivato, finisce per compromettere ogni attività quotidiana. Quali le cause e i rimedi? Scopriamolo insieme.

Ansia generalizzata. Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psicologico Milano con la counselor professionista Dr. Francesca Minore, qui ci interessa esplorare le cause e le cure dell’ansia strisciante e pervasiva.

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Diversi tipi d’ansia

L’ansia generalizzata è un disturbo strisciante, continuo, invalidante (compromette la capacità di concentrazione, la memoria, l’umore). L’ansia fobica è invece circoscritta al contesto in cui la fobia di concretizza. Per esempio tra la folla, nei luoghi chiusi, ecc. L’attacco di panico è altra cosa ancora. Descrive un’ansia acuta, subitanea, crescente fino ad un picco di non lunga durata, ma che lascia il soggetto stremato.

Esiste un legame tra le varie forme d’ansia? Sì, può esserci, alla lunga tutti i tipi d’ansia possono tradursi in attacco di panico. Nello specifico, l’ansia generalizzata è il substrato sopra cui, se trascurata, può insorgere il secondo. L’ansia generalizzata va però distinta dall’ansia anticipatoria che lo precede. Quest’ultima è espressione della preoccupazione che il panico si riproponga. La prima invece non risulta connessa ad una causa precisa, almeno all’apparenza…

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Ansia generalizzata. Le cause

Una serie di fattori possono determinarne l’insorgenza. Di seguito analizziamo le più comuni e gli interventi efficaci in ciascun caso.

1. Scarso contatto con la propria emotività

Il nostro organismo dispone di una naturale tendenza a regolarsi: costantemente sviluppa bisogni che necessitano di essere soddisfatti affinché si plachi la tensione. Ogni bisogno genera dunque uno squilibrio che viene corretto spontaneamente dalla sua espressione.

L’ansia insorge quando il meccanismo armonico appena descritto si inceppa. Il senso del dovere e di colpa, il timore per il giudizio altrui, l’insicurezza, sono tra gli inibitori più frequenti del comportamento spontaneo volto a soddisfare i bisogni. Seguendo le proprie resistenze, ad essi non viene più dato riconoscimento, in taluni casi vengono addirittura negati, fino alla rimozione totale. La persona perde quindi il contatto con la sua emotività profonda. Non è più in ascolto. Utilizza solo la testa, ragiona, razionalizza, giustifica. E facendo ciò, alcuni preziosi aspetti del Sé, quale l’introspezione, l’intuito, l’istinto, cadono in disuso e vengono smarriti. Sepolti lontano dalla consapevolezza. E’ a questo punto che insorge l’ansia. Come modalità mediante cui l’organismo manifesta l’esigenza a che ogni parte della personalità possa esprimersi. L’ansia ha quindi la funzione di metterci in allerta quando le nostre emozioni rimangono inascoltate.

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Che fare?

Fermarsi. E con coraggio guardarsi dentro. Risensibilizzarsi all’ascolto, al contatto con i propri bisogni. Per poi comprendere attraverso quali modalità la loro soddisfazione viene bloccata: come lo impedisco? quale voce interna mi convince a desistere? Qualora da soli non si riesca a superare la resistenza, un breve percorso di counseling offre gli strumenti ed il sostegno adeguati a sciogliere le paure e tornare a vivere pienamente la propria vita emozionale. L’ansia, di conseguenza, non avrà motivo di ripresentarsi.

2. Sovraccarico emotivo

Il vivere quotidiano può essere fonte d’ansia. Impegni improrogabili, stimoli continui, nessuna pausa per rigenerarsi, riflettere, riposare. Vale per tutti, ma per alcuni è una vera e propria dipendenza. Nel senso che hanno bisogno loro del tempo pieno e quando anche si presenta l’occasione per delegare, fermarsi, calmare la mente, tendono a riempire il vuoto. Musica, social media, hobbies, ogni modo è buono per non staccare, per non rimanere soli con se stessi. Per quale ragione? In alcuni casi è il senso del dovere a motivarli. Hanno imparato che tempo libero e perdita di tempo sono sinonimi. Che la vita meriti di essere vissuta solo se frenetica.

In altri casi è la paura di ritrovarsi faccia a faccia con se stessi. Vale a dire con i propri limiti, con i colori scuri dell’anima, con quanto non vogliono affrontare.

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In entrambi i casi l’ansia generalizzata esprime il disagio dell’organismo sottoposto a ritmi innaturali. Diremmo quasi che l’organismo, attraverso l’ansia, manifesta la sua esistenza, laddove la persona ne ha perso il contatto.

Che fare?

F. Perls definiva vuoto fertile lo stato d’animo caratterizzato dall’assenza di azione e di bisogni impellenti. Una condizione privilegiata in cui l’organismo, mente e corpo, si rigenera per affrontare nuove sfide. Perché fertile? Proprio perché diverso dal tempo improduttivo. Colmo invece di attenzione, cura ed ascolto del Sé profondo. Concedersi questo tempo è il modo migliore per curare l’ansia. Riempire il proprio spazio psicologico con momenti e situazioni altre, di riposo e svago, è dunque la via. Per dare respiro al Sé. Perché l’ansia non abbia motivo di ripresentarsi.

Quando responsabile è il timore ad affrontare il non pieno, è utile vincere le resistenze ed affrontare la paura. Cosa la determina? A volte la paura è solo un incantesimo, dar contorno ai fantasmi, conoscerli, è la maniera più semplice per ritrovare la serenità. Per concedersi quell’otium di oraziana memoria che risana la psiche e sconfigge l’ansia.

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3. Aspettative catastrofiche

Qualsiasi cosa accada, viene letta nella maniera peggiore: foriera di cattivi presagi o catastrofi imminenti. La persona vive in costante allerta. Sicuramente, almeno ai suoi occhi, le cose andranno male, vedrai che ho ragione io… Questo pensa e rimugina costantemente. Ha imparato a farlo, magari dalle sue figure di riferimento. Magari ritenendo che, preparandosi al peggio, possa riuscire ad affrontarlo. O forse perché i suoi abituali riferimenti sono i momento no che ha in memoria e non le esperienze positive. Di fatto, lo stato d’ansia perenne in cui trascorre il tempo è causato da un inconscia richiesta di protezione ed attenzione. I pensieri neri sostituiscono l’invocazione di aiuto e cura. Certo è che le causano un malessere pervasivo e l’incapacità ad attivarsi per risolvere o trasformare a proprio beneficio le sfide della vita.

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Marcel Marceau

Che fare?

Non è semplice modificare gli schemi cognitivi che guidano tale comportamento. Di norma sono stati consolidati negli anni e divenuti modalità ricorrenti di guardare agli eventi. Qualora tali meccanismi sottendano bisogno di cura ed attenzione, la soluzione consisterà nell’individuare nuovi modi di chiedere e soddisfare il bisogno. Se invece il pessimismo cronico (e l’ansia conseguente!) originano da schemi appresi di reazione alla vita, è di utilità sostenere la persona nel distinguere le modalità di pensiero adattive da quelle disfunzionali. Sono infatti disadattivi quegli errori logici che inficiano il corretto modo di ragionare. Un breve percorso di counseling consente tale consapevolezza, non trascurando di far emergere e ricontattare le risorse emotive che, in questi casi, vengono spesso trascurate. Il cambiamento produrrà la remissione dell’ansia generalizzata ed un approccio all’esistenza più realistico ed appagante.

 

4. Qualcosa disturba da”sotto il tappeto”

Abbiamo già accennato a questo aspetto, che merita però un approfondimento. In termini generali, l’ansia funge sempre da campanello di allarme. E’ l’organismo ad utilizzarla per evidenziare che qualcosa non sta funzionando. Come la spia luminosa sul cruscotto dell’auto, l’ansia generalizzata ha dunque lo scopo di avvertire che c’è qualcosa da controllare, da sistemare. Succede poi che alcune persone ignorino i segnali del soma. La loro filosofia suona più o meno così “se non vedo, non esiste”… da cui consegue che il problema non sussiste.

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Purtroppo la psiche non funziona così. Ciò che neghiamo o reprimiamo, rimane inconsciamente attivo e potenzialmente pronto a disturbare il benessere. Capita quindi che, a distanza di anni, un contenuto rimosso emerga alla coscienza. Magari perché in qualche misura associabile ad una circostanza presente. E’ a questo punto che l’individuo, avvertendo forte e chiaro il disagio, tenta di nascondere di nuovo e meglio ciò che sente. Poiché però la serenità psico-fisica è direttamente proporzionale all’espressione dei bisogni, l’ansia insorge per allertare: stiamo implodendo, fai qualcosa

 

Che fare?

Affrontare le paure, ciò che temiamo possa crearci danno. Spesso il contenuto rinnegato è stato celato alla coscienza tanto a lungo da ingigantirne inutilmente la pericolosità percepita. Inoltre, negli anni, possiamo aver maturato consapevolezze maggiori circa noi stessi e il mondo, per cui ad oggi possediamo strategie di soluzione più efficaci che in passato. Qualora ciò non basti a vincere le resistenze, è bene sapere che l’ansia generata dalla preoccupazione non passa da sola e che un buon intervento di counseling fornisce gli strumenti adeguati per far fronte al problema nel rispetto dei nostri tempi e con tutto il supporto di cui abbiamo bisogno. Liberarsi dai fantasmi diviene così rimedio all’ansia e via risolutiva per un nuovo benessere.

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