amore società moderna come affrontarlo studio psicologico Milano Dr. Francesca Minore

AMARE OGGI. RIFLESSIONI, ASPETTATIVE, SPERANZE

L’articolo della counselor professionista Dr. Francesca Minore, dello Studio Psicologico Milano, trae ispirazione dal saggio “Amore Liquido” di Zygmunt Bauman. Ho avuto finalmente modo di appassionarmici nelle vacanze natalizie appena trascorse. Libera dall’inevitabile ridda di impegni ed incombenze del quotidiano, sono sprofondata piacevolmente nella lettura e ne ho guadagnato una serie di riflessioni, conferme, approfondimenti sull’amore che ho piacere a condividere.

IL CONTESTO

Qual’è il contesto in cui ci troviamo ad amare oggi? Una società liquida secondo l’autore, dove l’aggettivo sta a connotare una realtà umana e relazionale caratterizzata da incertezza, precarietà, instabilità. Vi è ben poco su cui contare, nessuna base sicura su cui far affidamento, se non se stessi – qualora la propria struttura di personalità sia

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Peter Demezt

particolarmente sana e robusta. I rapporti sentimentali durano poco nell’epoca attuale. L’amore si accende in una fiamma calda e multicolore per poi spegnersi spesso in breve tempo e drasticamente. Le reti familiari non offrono appigli più sicuri. I nuclei nascono, si modificano, si trasformano e ciascun membro deve abituarsi a legami nuovi, ruoli differenti, persino stili di vita diversi. Frequenti gli arrivi e frequenti le partenze sui cui investire e peggio, disinvestire la propria carica affettiva.

Forse ci salva l’amicizia, ossia il legame più tipicamente frutto di una decisione soggettiva e ponderata (l’amore è irrazionale, la famiglia non si sceglie). Su di essa si può contare, ad essa ci si può affidare? Insomma… L’era contemporanea ha decretato il successo di Smartphone, Internet, Social Network e con essi bisogna fare i conti. Se il mezzo tecnologico consente una modalità efficace di entrare in relazione e mantenere il contatto, è utile interrogarsi sulla qualità di tale connessione. A ben guardare si basa sulla prerogativa che l’ingresso, la condivisione e l’uscita, non implichino alcun impegno. Allo stesso modo non promette alcun coinvolgimento che non sia di superficie. Sue preminenti caratteristiche sono infatti la velocità e la concisione. Il che è in contrasto netto con l’esigenza di approfondimento e sintonia profonda che l’amicizia richiede.

Cos’è, in realtà, l’amore?

Probabilmente il nucleo della questione sta proprio in questo:

i legami umani necessitano – sempre e tutti – tempi lunghi di costruzione conoscitiva ed emozionale unitamente all’impegno e alla dedizione

e ciò significa, tra l’altro, mettere se stessi temporaneamente in secondo piano.

Tutto questo risulta oggi quanto meno fuori moda. Per quale motivo? Siamo diventati una popolazione abietta ed egoista? Le vecchie generazioni possedevano virtù di cui noi non disponiamo? L’essere umano è tanto colpevolmente cambiato?

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Giovanni Tommaselli

Non credo. Ritengo piuttosto sia mutato l’ambiente in cui gli individui crescono, si formano e vengono educati. In un certo senso le conquiste dell’era tecnologica, oltre a produrre una serie di vantaggi, hanno anche costretto l’uomo ad un adattamento, assolutamente imprevisto, alla loro natura cibernetica. Con A. Baricco “il mutante (noi!) ha imparato un tempo minimo e massimo in cui dimorare nelle cose. E questo lo tiene inevitabilmente lontano dalla profondità, che è per lui un’ingiustificata perdita di tempo..” A causa del progresso tecnologico, sta accadendo oggi quanto successo all’epoca della rivoluzione industriale con l’avvento dei macchinari: l’evoluzione ha finito per condizionare in modo definitivo l’essere umano. La psiche umana può dunque essere plasmata dalle sue conquiste? Evidentemente sì.

LE CAUSE

Bauman rileva il passaggio avvenuto da una società basata sulla produzione, ad una, la nostra, imperniata sul consumo. Se il produrre implicava processi e passaggi rigidi da rispettare, fatica e monotona ripetitività, la cultura odierna osanna l’acquisto. Reiterato e parossistico (serve a vendere) compulsivo e di facile smaltimento (serve a tornare a comprare). Ne consegue che anche la soddisfazione debba essere immediata e fugace. Per le stesse ragioni. E se queste sono le priorità sociali, va da sé che anche il singolo le rispetti. Qualcosa del tipo: consumare è buono. Sei, se consumi. Sarai un vincente quanto più consumerai.

Ritengo non sia cambiata la natura umana. Come accade in ogni epoca storica, a forgiarla è la cultura del tempo. L’attuale, tutta tesa al consumo, aborre la profondità, il sacrificio, l’impegno, la dimensione emozionale. Sono d’intralcio alla soddisfazione fugace. E’ così che vitali porzioni della personalità si atrofizzano per il disuso. Le persone, oggi come un tempo, sono straordinariamente capaci di empatia, sono abili a sintonizzarsi, a costruire ponti con i loro simili. Dispongono di tutte le risorse per farlo. Drammaticamente il contesto in cui vivono le porta a privilegiare altre caratteristiche e a mandar perdute le proprie potenzialità.

L’AMORE OGGI

Nel mondo della superficie frenetica, le relazioni devono procurare soddisfazione e godimento. La cultura del consumo è fondata sul “io valgo” e si contraddistingue di conseguenza per l’acceso individualismo. E’ bene

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ciò che mi procura piacere. Possibilmente implicando poco impegno. Quando in un rapporto sentimentale, com’è inevitabile che sia, fanno capolino la routine o le difficoltà, è dunque tempo di cambiare. Del resto perché non farlo? Nella cultura del megastore, c’è sempre uno scaffale che espone merce nuova. Un’esagerazione? Si pensi al proliferare dei siti d’incontro. Si entra in contatto, in tempi brevi ci si mette insieme (senza ulteriore definizione, per sicurezza) e se, com’è naturale, non si è perfettamente compatibili, si torna a cercare. Necessario quindi, per stare nel gioco, mostrare un’immagine di sé mai appannata. Brillante piuttosto, giovane, attraente, non banale (annoia); pena l’abbandono immediato. Nel mondo reale cambia poco. Aspettative e richieste sono più o meno le stesse.

Altrettanto velocemente nascono le famiglie. Ci si incontra, ci si mette insieme questa volta con un obiettivo condiviso: creare un nucleo familiare. All’interno del quale tornano a prevalere le esigenze personali, non si scappa. Io in quanto donna, io in quanto uomo… E se il partner non accetta, l’ombra della crisi si proietta rapidamente sulla coppia e disgraziatamente sui figli, le cui sorti dipendono per lo più dai bisogni di mamma e papà, di rado dai loro. A loro sarà utile imparare presto ad adattarsi e non sentire. Una nuova generazione di surfisti della superficie…

CHE FARE?

Vista così la situazione è allarmante. Si tratta di una generalizzazione, certo. Ma non lontana dalla realtà.

Parte della responsabilità è anche di chi svolge la mia professione, meglio ancora delle teorie psicologiche sorte nella metà dello scorso secolo. Quei modelli privilegiano le scelte consapevoli, l’attenzione al proprio benessere, la capacità assertiva, in sostanza difendono la centralità della persona.

Ed hanno certo grande merito.

Mai come oggi la libera espressione individuale è stata rispettata. Forse però, dati i tempi, si rende utile modificare la rotta. Perché sono trascorsi cinquant’anni ed il mondo nel frattempo è mutato.

Se la centratura in se stessi e la ricerca del proprio bene restano valori, è utile che a tali conquiste vengano forniti saggi contrappesi da scovare e rinverdire in un polveroso passato prossimo: l’attenzione anche all’altro,

l’ascolto autentico, la dedizione intesa come impegno comune, in ultimo la fatica come valore aggiunto al raggiungimento della soddisfazione non transitoria ma duratura. Perché se è pur vero che il mio benessere è centrale, non sarà mai tale a discapito di quello altrui. E la bontà non c’entra niente.

L’odierna cultura individualistica ha prodotto il mondo incerto, vacuo e precario sopra descritto. L’uomo moderno sperimenta e combatte quotidianamente (alla meglio evita di pensarci) l’inquietudine di non disporre di puntelli stabili ma superficiali e temporanei. Sul piano affettivo e non solo.

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L’esaltazione della propria unica soddisfazione lo ha condotto paradossalmente al consolidamento di un’interminabile solitudine. Per uscirne è necessario acquisti consapevolezza che gli è stata venduta una menzogna e che se non esce dal suo piccolo mondo soggettivo, se non si apre agli altri con dedizione autentica, la sua angoscia rimarrà tale. Un percorso di counseling, come quello offerto dal nostro servizio counselor Milano, può aiutare a capire i propri problemi e a superarli.

Donarsi gratuitamente è il nostro bene.

L’ego ipertrofico non premia, ormai lo abbiamo sperimentato. E forse, persino questa crisi di sistema ha il suo lato positivo se ci riconduce a ciò che conta davvero. Azzardiamo una previsione per il futuro: non disponendo più della possibilità di acquistare in modo compulsivo, gli individui dovranno rivolgersi altrove per trovar soddisfazione ai loro bisogni e, non essendoci più beni, troveranno solo (finalmente!) i loro simili.

Quel che resta dell’amore – La Stampa

Per saperne di più, vieni a trovarci nel nostro Studio Psicologico a Milano.

BIBLIOGRAFIA

Baricco A., I BARBARI. SAGGIO SULLA MUTAZIONE, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2006

Bauman Z., AMORE LIQUIDO, Economica Laterza, 2003

Camus, A., L’UOMO IN RIVOLTA, Bompiani, 1994

Dipinto Copertina: Aurelio Bulzatti