studio psicologia e counseling milano bullismo

BULLISMO – COME DIFENDERSI?

Bullismo e cyberbullismo: identikit del bullo, atti di prevaricazione, come riconoscere il problema e possibili soluzioni.

Tra i vari argomenti trattati allo Studio Psicologico Milano con la counselor professionista Dr. Francesca Minore, qui ci interessa esplorare il fenomeno del bullismo, le sue caratteristiche e le modalità di intervento.

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Bullismo. Una definizione

Bambini ed adolescenti sono sempre più spesso vittime di bullismo e non solo a scuola. Poiché difficilmente rivelano in famiglia cosa stia accadendo per vergogna o paura, analizziamo di seguito le caratteristiche del fenomeno e le modalità mediante cui affrontarlo.

1. Il bullismo identifica una serie di comportamenti di oppressione ed aggressione, perpetrati ripetutamente da una persona o da un gruppo in età infantile o adolescenziale. La frequenza delle angheria scatena nella vittima senso di impotenza, insicurezza, paura di ritorsioni.

2. Il bullismo è un reato. Di conseguenza è fondamentale denunciare civilmente e penalmente i bulli.

3. Va distinto dallo scherzo tra ragazzi, che implica una relazione tra pari, non prevede la prepotenza e non viene reiterato con regolarità. Si differenzia anche dal normale conflitto. In cui i litigi non son volti a denigrare, calunniare, ma a risolvere diatribe in corso.

4. Con il termine cyberbullismo si fa riferimento al fenomeno perpetrato in rete via mail, chat, social network, forum, blog.

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Bullismo. Gli atti di prevaricazione

Possono essere distinti in più categorie.

Aggressione verbale – (minacce, insulti, presa in giro del perseguitato o di sue caratteristiche fisiche).

Aggressione fisica – (spintoni, tirate di capelli, furti, ricatti, violenza grave con o senza armi).

Aggressione indiretta – (pettegolezzo, calunnia volti a screditare ed isolare la vittima dal gruppo dei pari).

Bullismo. La relazione vittima/persecutore

La relazione è di tipo asimmetrico: il bullo esercita una forma di potere sulla sua vittima, fragile e spaventata.

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1. Il bullo

Di norma il bullo è leader autoritario, forte sul piano fisico, apparentemente sicuro di sé. Ma la spavalderia che manifesta è del tutto fittizia, conquistata con la prepotenza e tesa a compensare un sé debole ed insicuro. Può circondarsi di pari (branco), esserne il capo, agire in autonomia.

Il bullo mostra una personalità disturbata ed un’intelligenza emotiva poco sviluppata. Proiettato al fare, non sa ascoltare/decodificare le proprie emozioni ed è incapace di empatia. Se l’intervento non è tempestivo, può sviluppare un comportamento di carattere antisociale.

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Per questo la famiglia gioca un ruolo importante. Trascorrere del tempo con i propri figli, dialogare, condividere emozioni, significa insegnare loro modalità adattative di stare nel mondo. Viceversa, quando le figure di riferimento sono assenti o lontane psicologicamente, la solitudine, la sensazione circa la propria inutilità (“non sono importante per nessuno” “non valgo”) scatenano reazioni emotive disadattive volte a:

  • agire la rabbia e la frustrazione per la propria condizione  (spesso si tratta di un modello appreso dai propri modelli familiari),
  • attirare l’attenzione (carente) dei familiari,
  • non sentire il dolore. Farsi pietra, in questi ragazzi, diviene l’unico modo di reagire ad un ambiente non accogliente.

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La responsabilità dei genitori del ragazzo violento

La responsabilità della famiglia è rilevante nella formazione della personalità aggressiva. I genitori di questi bambini e giovani non hanno saputo comunicare con loro. Non gli hanno trasmesso alcuna educazione morale (il giusto e lo sbagliato; il rispetto dell’altro). Non hanno imposto alcuna regola oppure non hanno condiviso tempo con loro. Quel tempo ludico in cui fin da piccoli avviare l’educazione affettiva dei figli. I quali non hanno imparato a decodificare le proprie emozioni (“non sento nulla” “non so dire cosa provo”, “mi sento vuoto”), né a contenerle se negative. Del resto loro stessi non sono stati contenuti dagli adulti di riferimento.

Iniziative di sostegno

Fortunatamente, da qualche tempo, a Milano come in altre città italiane, sono sorte iniziative rivolte alle vittime di bullismo ed ai loro coetanei violenti. Lo scopo è quello di insegnare l’autodifesa, ma anche di recuperare l’autostima e migliorare la condizione di sé dei giovani bulli.

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2. La vittima

A differenza dal persecutore, la vittima è incapace di imporsi. Si tratta di ragazzini incapaci di assertività, ossia della capacità di difendere i propri diritti e confini. Non riescono a tutelarsi. Sono bambini o adolescenti dotati di una personalità mite. Concilianti, tendono a retroflettere ogni impulso di rabbia, anche quando legittimato dall’aver subito un’aggressione. Questo perché l’educazione ricevuta non glielo concede. O perché si preoccupano di essere accolti dal branco, ritenuto in qualche modo vincente.

Possono esser figli di genitori civili, rispettosi ed empatici. Ma anche prepotenti ed autoritari, che li hanno resi inibiti ed insicuri. Oppure di adulti remissivi, in soggezione loro per primi dinanzi agli altri.

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A causa delle vessazione subite dai bulli, questi ragazzi possano sviluppare sintomi ansiosi e depressione. Non è facile riconscerne i sintomi perché spesso non confidano a nessuno il disagio che li affligge. Se si notano comportamenti insoliti, è bene cercare il dialogo con loro. Magari spiegandogli l’utilità di un breve percorso di counseling, come quello fornito dal nostro servizio counselor Milano. L’intervento può infatti aiutarli a ritrovare la voce, il proprio potere personale e soprattutto il permesso a difendersi. E quando accade, si assiste anche alla remissione graduale dei sintomi.

Come riconoscere il problema?

Quando il bambino o l’adolescente si isola, non ha appetito, si mostra suscettibile, è di utilità aprire un dialogo con lui per sapere cosa gli provochi disagio. E’ importante che l’approccio sia rispettoso, non invasivo, assolutamente accogliente la sua verità. Nostro figlio avrà infatti difficoltà a raccontare episodi che gli procurano vergogna e senso di inadeguatezza. Per questo è necessario ascoltare con serietà, e comprensione. Lo scopo è di trovare insieme la soluzione più adeguata. Che può includere un percorso di counseling volto ad offrirgli supporto nell’apprendimento di strategie assertive.

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Come intervenire?

E’ poi opportuno che la scuola sia informata. Magari coinvolta nell’organizzazione di incontri dedicati alla conoscenza del problema. Così che personale competente possa fornire a studenti e famiglie dei riferimenti per risolvere il problema.

Confrontarsi con i genitori dei ragazzi responsabili degli atti di bullismo è faccenda controversa. Esiste, da parte di alcuni parenti e amici, un senso di omertà deplorevole volto a minimizzare quanto accaduto. Se si decide di percorrere questa strada, meglio farlo sotto la tutela del personale docente, onde evitare una dannosa escalation di violenza.

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Qualora i bulli non desistano dalla persecuzione grave o la scuola non contribuisca a risolvere il problema, rivolgersi ad un avvocato può essere la soluzione efficace. Il consulente potrà infatti valutare l’adozione di provvedimenti legali contro i bulli e le loro famiglie per diffamazione o molestie o altre cause. A volte, solo la minaccia di un’azione legale è sufficiente a dissuaderli.

Quando si dispone di prove evidenti di atti criminosi perpetrati contro la vittima (razzismo, minacce fisiche, armi, pubblicazioni foto on line) è necessario rivolgersi alla polizia e non sottovalutare l’impatto che la persecuzione può avere sulla psiche dei propri figli.

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Quando il bullo è mio figlio

In ultimo, se il bullo è nostro figlio, l’intervento efficace prevede un cammino teso a:

1. assumersi la responsabilità genitoriale senza sensi di colpa ma con intenzione proattiva,

2. comprendere le ragioni dell’aggressività,

3. risensibilizzare il ragazzino alle emozioni, meglio se tramite un percorso di counseling o psicoterapia familiare.

Per saperne di più, vieni a trovarci nel nostro Studio Psicologico a Milano.

BIBLIOGRAFIA

Menesini E. – BULLISMO CHE FARE? – Giunti, Firenze, 2001

Olwens D. – BULLISMO A SCUOLA- Giunti, Firenze, 1993